VENEZIA | sedi varie | Fino al 14 novembre 2026
di FRANCESCO FABRIS
Il sodalizio tra Dale Chihuly (Tacoma, 1941) e Venezia, inaugurato con Chihuly over Venice (1996) si ravviva in grande stile nella città lagunare. Chihuly: Venice 2026 è un monumentale progetto che prevede tre installazioni giganti in vetro, collocate all’aperto e visibili dal ponte dell’Accademia, oltre ad un percorso storico e d’archivio ospitato a Palazzo Loredan presso la sede dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti a pochi passi dai siti. Un progetto, curato da Suzanne Geiss e realizzato da Pilchuck Glass School, centro internazionale dedicato al vetro, fondato dall’artista nel lontano 1971.
Dale Chihuly cresce negli USA in un periodo in cui l’arte contemporanea sperimenta linguaggi e materiali nuovi, stira le forme, esaspera i concetti, manipola la materia.La sua attenzione al vetro, in una tendenza avanguardistica, diventa arte sperimentale quando, nel 1968, si “sposa” con Venezia, praticando i laboratori artistici di Venini e così nutrendosi della simbiosi tra arte e vetro che è matrice imprescindibile della città lagunare.
Nei lunghi decenni di studio e sperimentazione, Chihuly arriva a consegnarci una poetica di dialogo tra artigianato e monumentalità, tra meraviglia e controllo tecnico.
La sua cifra stilistica vive di grandi volumi cromatici, di dimensioni scenografiche nelle quali le forme organiche (fiori, corolle, reti, sfere, filamenti) raccontano una “estetica della crescita” dentro la quale il vetro, da materiale fragile e minacciato, diviene materia dominante e metafora di vita, rinnovata dalla luce che ne esalta i volumi saturi di colore caldo.

Il vetro di Chihuly è un istintivo richiamo al Barocco, non per la narrativa religiosa o la drammaturgia storica ma per l’idea di effetto, di meraviglia, e di spazialità dinamica che l’artista ci consegna nel solco delle tradizioni artistiche che fanno della percezione un’esperienza.
Lo stile dell’artista si risolve in un sistema in cui la trasparenza ed il colore funzionano come pittura tridimensionale, la forma organica racconta un flusso, la scala (enorme) costruisce una relazione fisica e straniante con lo spettatore.
Nella città che è già un dispositivo ottico in cui l’acqua dissolve ogni forma, il vetro di Dale Chihuly smette di essere materiale e diventa una condizione dello sguardo, dove le forme “in crescita” non parlano la grammatica naturalistica ma quella del fenomeno visivo dove conta l’attraversamento, la variazione dell’angolo di vista, la luce come evento e la percezione come navigazione.
Venezia costringe a camminare, ad attraversare soglie, a ruotare lo sguardo. Il corpo dello spettatore diviene “strumento” per muoversi, cambiare scala, ricalibrare le distanze. L’artista lo sa, ci passeggia da decenni, ma sa anche che il vetro è materiale duro ma luminoso, solido ma instabile all’occhio. Il luogo fisico e la materia si incontrano perché entrambi rimbalzano la luce, la moltiplicano, la assorbono così che le distanze si appiattiscano e le scale ottiche si ingigantiscano.

La cultura artistica di Chihuly conosce la relazione tra medium e specificità, è consapevole che non basta scegliere un materiale in sé. Ciò che conta è il sistema di significati che esso attiva nel contesto fisico, culturale e formale in cui si inserisce.
Ecco che – nell’interazione tra forma, linguaggio e spazio – si inseriscono le tre enormi installazioni site specific che l’artista ha donato al suo luogo di formazione artistica.
Gold Tower (2025) collocata nel giardino di Palazzo Franchetti, si sviluppa come una presenza verticale di oltre nove metri che rinnova la ricerca tesa a trasformare la luce in materia visiva. La struttura in acciaio sostiene una successione di elementi in vetro soffiato che si avvolgono lungo un asse ascensionale, dando origine ad un organismo in continua espansione. L’opera è dominata da una gamma cromatica calda, in cui trasparenze dorate, riflessi color miele e tonalità ambrate mutano in relazione alla luce ed alle condizioni atmosferiche della città.
A Palazzo Balbi Valier, Blue Green Tower (2025) propone una variazione sul tema delle celebri torri di Chihuly privilegiando una costruzione più essenziale e concentrata, dove il numero degli elementi viene ridotto a beneficio della relazione tra componenti cromatiche. La composizione si sviluppa attraverso una progressione dal blu intenso al verde luminoso della sommità, con una gradazione atmosferica che ricorda il passaggio tra acqua e vegetazione, tra profondità e luce dove il colore non è mai statico ma strumento di anche minime variazioni percettive.

Sulla terrazza di Palazzo Querini alla Carità, affacciata sul Canal Grande, Chihuly presenta End of The Day Chandelier (2025) un monumentale chandelier alto quasi cinque metri che rilegge in chiave contemporanea una tipologia storicamente associata al vetro veneziano. Centinaia di elementi soffiati singolarmente – spirali, bulbi, viticci e forme allungate – sospesi attorno ad un asse centrale in un equilibrio che sembra spontaneamente “biologico” e sapientemente orchestrato al tempo stesso.
La distribuzione irregolare dei colori (che ricorda il riutilizzo degli scarti dei maestri vetrai) evita qualsiasi simmetria estetica, per raccontare soltanto di vita, lavoro, arte e percezione.

Accanto alle installazioni diffuse lungo il Canal Grande, la sezione documentaria allestita a Palazzo Loredan, dove il laboratorio creativo decennale di Dale Chiuly a Venezia è disvelato al pari delle sculture della serie Golden Celadon Baskets, ove cedimenti e deformazioni vengono contrapposte alla precisione artigianale del vetro di Murano. Fotografie, materiali d’archivio, schizzi, filmati ed appunti di lavoro parlano non solo della produzione artistica, ma di un uomo che ha trovato in città una dimensione umana ed artistica, e che ha voluto omaggiare (sin dal 1996) attraverso il dialogo con le fornaci, l’esaltazione della dimensione collettiva del fare e la continua sperimentazione tecnica che mantiene il vetro, materiale millenario, un’avanguardia del linguaggio artistico contemporaneo. E quindi bentornato Dale, ospite generoso e cultore della città, del suo lavoro e della sua materia, custode di segreti e ricordi artistici e non solo, artigiano antico e sapiente innovatore.
CHIHULY: Venice 2026
Presentato dalla Pilchuck Glass School e dal Frederik Meijer Gardens & Sculpture Park
Tre nuove opere monumentali sul Canal Grande a Venezia
Un centro espositivo, di ricerca e archivistico ospitato presso l’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti
5 maggio – 14 novembre 2026
Palazzo Loredan
Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti
Campo Santo Stefano 2945, Venezia
Orari: 11:00 – 19:00, da mercoledì a domenica
Ingresso gratuito
Info: www.istitutoveneto.it



