MILANO | Galleria Giovanni Bonelli | Fino al 30 novembre 2025
di ELEONORA BIANCHI
Due mostre, due visioni del mondo di oggi: Due Babele e Scirocco, in corso presso la Galleria Giovanni Bonelli di Milano, raccontano, con linguaggi diversi, il bisogno di orientarsi nel caos contemporaneo tra eccesso e leggerezza, rovina e rinascita.
Nell’immaginario collettivo, la torre di Babele incarna quell’archetipo biblico di frammentazione della civiltà, della confusione tra le lingue, punizione riservata alla tracotanza dell’uomo. Oggi, tuttavia, Fulvio Di Piazza (1969) ci mette davanti a due nuove Babele, erte a segno di una modernità tanto liquida da nebulizzarsi, più disgregata e disfatta, in un presente ormai spoglio di riferimenti.

L’artista dipinge paesaggi in rovina, figli di un’apocalisse che non ha distrutto tutto, ma che ci ha reso schiavi inconsci di un presente dove non sappiamo distinguere il vero dal falso, l’artificio da una natura che diventa ora specchio distorto di una civiltà in demolizione. Quella di Di Piazza, però, non è una denuncia cinica, una problematizzazione che non offre rimedio. Al contrario, riesce a far coesistere ironia, sarcasmo e dramma nell’inesauribile tensione della pittura, intesa come un campo di forze in eterno contrasto. I colori utilizzati, vivissimi, sgargianti, forse eccessivi, sono in disaccordo con il disfacimento dei soggetti raffigurati, creature di mitologie postmoderne, paesaggi decadenti, sindoni di una verità acida, archivi di una società senza futuro. La pittura diventa un atlante dell’instabilità, un linguaggio che registra e traduce l’eccesso e la metamorfosi continua del mondo. Allo stesso modo, l’horror vacui interno alle tele trova il suo indispensabile contrario in un allestimento che tende a rifuggire, di contro, l’horror pleni, nella sobrietà di un white cube in cui i lavori sono attentamente calibrati e centellinati.

La Babele di Di Piazza apre alla dimensione del possibile: un mondo anti-antropocentrico in cui l’uomo perde il privilegio di misura universale e torna a essere parte di un sistema più ampio, in continua trasformazione. L’ordine si dissolve, non nel caos, piuttosto in una nuova ecologia del pensiero, dove umano, animale e vegetale si contaminano, si scambiano ruoli e forme. In un inedito scenario dove la pittura non racconta la supremazia dell’uomo, ma la sua fragile necessità all’interno di un equilibrio che lo trascende.
Se Due Babele racconta il collasso, Scirocco risponde con il calore di un vento che muove, distorce e trasporta. Un’indagine sulla nuova scena pittorica siciliana, dove il Mediterraneo diventa orgoglioso codice genetico e linguaggio affettivo per i quattro artisti coinvolti. La pittura di Alice Chisari, Sergio La Barbera, Patrizia Leonino e Vincenzo Suscetta si lascia attraversare da quella stessa energia del Sud che sfuma i contorni, altera le forme, accende i colori.

È un’esposizione che parte dalla Sicilia ma non si chiude in essa: la assume come orizzonte sensoriale e metafisico, come luogo dove il calore diventa linguaggio e la luce si fa sostanza pittorica. il racconto della terra mediterranea si intreccia con la riflessione sull’identità, sulla memoria e sulle forme del sentire. Figure distorte, memorie infantili incrinate, paesaggi fluidi e simbolismi antichi vengono tradotti in immagini che oscillano tra l’ironia e la vertigine, tra la sensualità e il perturbante. Il folklore diventa materia, tensione pittorica, si deforma e si aggiorna, restituendo un’immagine della Sicilia che è insieme reale e onirica, seducente e inquieta. Ogni artista parte da un frammento del paesaggio emotivo dell’isola – una luce, un volto, una leggenda, un colore – per costruire un vocabolario personale che dialoga con quello degli altri.

Ne emerge una pittura calda e trepida, che respira come la terra da cui nasce. I chiarori, le ombre, le eccentricità e le ferite del Sud diventano pretesti per raccontare la complessità dell’esistenza: la sua mutevolezza, la sua capacità di metamorfosi. In fondo, come il vento che le dà titolo, Scirocco non si lascia afferrare: ci attraversa, ci turba e poi svanisce, lasciando dietro di sé l’eco di una visione.
L’inevitabile confronto fra le due mostre non ha nulla a che vedere con il loro assetto formale, anzi, esse si incrociano in maniera quasi codipendente sul piano concettuale: da un lato, Di Piazza costruisce un mondo che sta rasentando la sua fine; dall’altro, gli artisti di Scirocco abitano un presente che, pur consapevole della crisi, trova nella materia pittorica una inedita possibilità di sopravvivenza poetica. Due modi di pensare la pittura oggi – come esercizio di catastrofe o come gesto di resistenza – che, insieme, restituiscono lucidamente la complessità del nostro tempo.
Fulvio Di Piazza. Due Babele
e
Scirocco. Alice Chisari, Sergio La Barbera, Patrizia Leonino, Vincenzo Suscetta
a cura di Fulvio Di Piazza
testo di Marino Bronzino
23 ottobre – 30 novembre 2025
Galleria Giovanni Bonelli
via L.P. Lambertenghi 6, Milano
Orari: da martedì a sabato 11.00-19.00
Ingresso libero
Info: +39 02 87246945
info@galleriagiovannibonelli.it
www.galleriagiovannibonelli.com



