When/if i grow up, there will be no wars and we will be together, Leila Erdman Tabukashvili, exhibition view, 2026. Courtesy l’artista e A PICK GALLERY. Ph. Francesca Cirilli

Chi siamo quando il mondo che conosciamo scompare? Due artiste e una generazione sospesa

TORINO | A PICK GALLERY | Fino al 6 giugno 2026

Intervista a EMANUELA ROMANO e VALENTINA BONOMONTE di Alessandra Villa

A PICK GALLERY presenta a Torino due nuove mostre che portano in Italia le voci di due giovani artiste dell’Est Europa: Leila Erdman Tabukashvili e Mila Dobrevska. Due pratiche differenti – la fotografia da una parte, il mosaico e il tessile dall’altra – accomunate però dalla stessa urgenza: affermare la propria individualità e prendere posizione di fronte a un mondo che sembra schiacciare sempre di più le nuove generazioni. 

Valentina ed Emanuela, fondatrici della galleria, hanno sviluppato negli anni una direzione curatoriale capace di tradursi in progetti espositivi dove innovazione estetica e politica convivono con una forte sensibilità all’installazione e ai temi del presente. Le loro mostre affrontano questioni introspettive, senza mai perdere il legame con la contemporaneità. 

Escapismo: la memoria e l’identità, Mila Dobrevska, exhibition view, 2026. Courtesy l’artista e A PICK GALLERY. Ph. Francesca Cirilli

Chi è Leila Erdman Tabukashvili?
Valentina Bonomonte: Leila è un’artista, classe 1995, che utilizza la fotografia per celebrare la vita: quei piccoli momenti di quotidianità che i suoi coetanei continuano a vivere nonostante il contesto geopolitico attuale. Di origine siberiana, Leila viaggia molto tra Russia, Balcani e Medio Oriente. La sua è quasi una condizione nomade, che tuttavia non le impedisce di creare legami profondi con le persone che fotografa. Molti coetanei con cui stringe relazioni ritornano nei suoi scatti, come amici e conoscenti. Nel suo lavoro non c’è la volontà di documentare la guerra in sé, quanto piuttosto una naturale propensione a dare volto alle complessità e alle fragilità della società contemporanea. È anche per questo che il conflitto, oggi così presente nelle vite delle persone che incontra, entra inevitabilmente nelle sue immagini.

When/if i grow up, there will be no wars and we will be together, Leila Erdman Tabukashvili, exhibition view, 2026. Courtesy l’artista e A PICK GALLERY. Ph. Francesca Cirilli

La particolarità della pratica fotografica di Leila è quella di lavorare a stretto contatto tra parole e immagini. In che modo questo rapporto si è sviluppato nella mostra?
Emanuela Romano: Per l’artista, l’amore è un tema centrale. Questa presa di posizione in difesa dell’amore, quello giovanile, indomito che caratterizza i rapporti giovanili, è qualcosa che crea un cortocircuito con le immagini a cui viene abbinato. Il titolo della mostra WHEN/IF I GROW UP, THERE WILL BE NO WARS AND WE WILL BE TOGETHER ne è il simbolo più chiaro. Quando/se cresciamo, non ci saranno più guerre e noi staremo insieme. È l’essenza della vita. Il desiderio di sognare e vivere l’amore senza impedimenti e senza dolore.
Eppure tra testo e immagine esiste sempre uno scarto. Le fotografie sono evocative, quasi vicine all’estetica delle copertine patinate, ma dentro quella bellezza emergono la crudezza e il trauma. Insieme alle parole costruiscono una narrazione autonoma, sospesa tra vulnerabilità e resistenza.

V. B.: Leila ha pensato l’allestimento come una vera e propria esplosione di immagini e di parole. Ogni accostamento nasce da una precisa intenzione: vivere costantemente in bilico tra sentimenti opposti. Un chiaro esempio sono le foto incluse nel progetto “I tuffatori” di Exposed Torino Photo Festival, visibili nei manifesti pubblicitari in Via Botticelli fino a fine maggio. Il tuffo è insieme gioco, libertà e sfida al limite. La spensieratezza di buttarsi racchiude la consapevolezza di scegliere la vita, nonostante tutto. Il suo sguardo non è mai giudicante: Leila mostra ciò di cui normalmente si parla poco, raccontando una giovinezza che, al di là delle fazioni e dei confini, rimane profondamente universale. 

When/if i grow up, there will be no wars and we will be together, Leila Erdman Tabukashvili, exhibition view, 2026. Courtesy l’artista e A PICK GALLERY. Ph. Francesca Cirilli

La seconda mostra presente in galleria, ESCAPISMO: LA MEMORIA E L’IDENTITÀ di Mila Dobrevska, ha anche questa un forte radicamento con un territorio, quello macedone e la volontà di farne una narrazione non scontata. Cosa vi ha colpito di più del lavoro di Mila?
V.B.: Quello che mi affascina di più è il modo in cui è nato il suo rapporto con il mosaico. Durante gli studi all’Accademia di Belle Arti di Skopje ha avuto l’occasione di avvicinarsi a questa tecnica e se ne è innamorata al punto da trasferirsi in Italia, a Ravenna, per approfondirla. Questo ha fatto sì che, nella sua pratica artistica, si fondessero diverse culture: il cucito tradizionale, la pittura e il mosaico, utilizzato in chiave fortemente contemporanea.

Escapismo: la memoria e l’identità, Mila Dobrevska, exhibition view, 2026. Courtesy l’artista e A PICK GALLERY. Ph. Francesca Cirilli

In che modo Mila ha saputo sfruttare il mosaico in chiave nuova? Esiste un confine tra mosaico e installazione?
E.R.: Mila esce dai confini: il suo mosaico non è piatto, quasi mai solo a parete e strizza l’occhio alla scultura e all’installazione. L’artista crea composizioni e abbina elementi diversi, lavora sull’installazione e conferisce una vera e propria anima alle sue creazioni. Molte opere raffigurano volti e figure umane che, pur non essendo immediatamente riconoscibili, rimandano alle persone che hanno attraversato la sua vita: gli affetti che ha ricostruito lontano da casa.
“La Madre” ne è un esempio: la scultura sospesa richiama l’iconografia delle nonne macedoni, spesso avvolte in foulard e scialli. L’opera, indossabile, trasforma chiunque vi entri in una sorta di “nonna macedone”, ma dietro il riferimento alla tradizione si cela una riflessione più ampia: solo mettendosi nei panni degli altri è possibile empatizzare davvero e comprendere chi abbiamo davanti.
Le tecniche tradizionali vengono così reinterpretate secondo un doppio movimento: da una parte l’arte diventa uno strumento di evasione dalla realtà, dall’altra un mezzo per ricostruire la propria identità dopo lo sradicamento. Ricucire frammenti, per Mila, significa anche tentare di abitare uno spazio in cui non si sente completamente né italiana né macedone.

V.B.: Entrambe le artiste ci hanno affascinato subito per la loro capacità di scegliere la gioia nel dolore e per celebrare la vita per quello che è, cosa che a volte dimentichiamo. Crediamo che trasmettere questi messaggi attraverso l’arte sia l’essenza del nostro lavoro: promuovere la diversità, la sovrapposizione delle narrazioni e la sperimentazione.

Escapismo: la memoria e l’identità, Mila Dobrevska, exhibition view, 2026. Courtesy l’artista e A PICK GALLERY. Ph. Francesca Cirilli

 

Mila Dobrevska. ESCAPISMO: LA MEMORIA E L’IDENTITÀ 

Leila Erdman Tabukashvili. WHEN/IF I GROW UP, THERE WILL BE NO WARS AND WE WILL BE TOGETHER 

10 aprile – 6 giugno 2026

A PICK GALLERY
via Bernardino Galliari 15/C, Torino 

Orari: martedì – sabato dalle 15,30 alle 20.00 e su appuntamento

Info: +39 349 3509087 – +39 393 4317956
info@apickgallery.com 
www.apickgallery.com

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