RIVOLI (TO) | Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea | Fino al 20 settembre 2026
di ELEONORA BIANCHI
Cosa significa costruire un monumento all’assenza?
È questa la domanda che impregna El glaciar ido di Cecilia Vicuña. Nella sua prima personale in un museo italiano, al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, l’artista evoca un ghiacciaio che, tuttavia, non compare mai, non è rappresentato, illustrato o ricostruito. La lana attraversa l’architettura, percorre la Manica Lunga insieme a noi, con la naturalezza di una corrente d’aria o di un corso d’acqua, è un lavoro fragile, quasi provvisorio, come potesse disfarsi da un momento all’altro. Eppure è proprio in questa precarietà che si manifesta la sua forza. È una presenza che si manifesta attraverso quanto rimane dopo la sua scomparsa: fili sospesi, vuoti, tracce appena accennate di memorie frammentarie.

Il ghiacciaio di cui parla il titolo è già scomparso, non si vede, non si lascia osservare, non concede alcuna immagine della propria esistenza, solo un’assenza fortemente materiale, un’opera che si compone in quella soglia tra presenza e dissoluzione.
Da sempre Vicuña affida ai materiali minimi una capacità evocativa che eccede la loro consistenza fisica. La sua è una pratica che nasce dal poco e dal meno, da quello che viene raccolto, trovato, custodito. Frammenti che portano con sé la memoria dei luoghi da cui provengono. Nulla è neutro né puramente decorativo. Ogni singolo elemento conserva la traccia di un incontro, di un passaggio, di una storia.
Al centro della mostra si trova il quipu, antica tecnologia della memoria sviluppata dalle civiltà andine. Sistema di corde e nodi che registra informazioni, racconti, genealogie, il quipu rappresenta una forma primordiale di conoscenza che affida al gesto dell’intrecciare il compito di conservare le memorie del mondo. Nel lavoro di Vicuña, però, qualcosa si è spezzato. I nodi sono sciolti come il ghiacciaio a cui si fa riferimento. Il quipu non si presenta più come archivio, ma come ferita. Insomma, non custodisce memorie, soltanto la consapevolezza della loro perdita.
Le fibre ricordano, tutt’al più, quel che resta dopo una cancellazione. Come corsi d’acqua prosciugati, come radici esposte, come vene che continuano a pulsare sotto una pelle ormai consunta. L’opera non racconta in maniera semplice o didascalica la scomparsa dei ghiacciai, interroga il significato stesso dello scomparire. Scompaiono i ghiacciai. Scompaiono le lingue. Scompaiono le culture. Scompaiono le persone. La riflessione ecologica e quella politica si intrecciano fino a diventare un tutt’uno. I ghiacci che si ritirano e i desaparecidos della dittatura cilena appartengono a quella stessa geografia della perdita. Entrambi testimoniano una frattura nella continuità del mondo, una sottrazione che lascia dietro di sé un vuoto impossibile da colmare.

Nonostante questo, El glaciar ido non è una mostra sul lutto inteso come malinconica contemplazione di ciò che è stato. Al contrario, sembra proporre una pratica di lutto attivo. Un modo di abitare l’assenza per non farla diventare oblio. La canoa che si vede nel percorso assume allora il valore di un’immagine guida. È un mezzo fragile, esposto alle correnti, incapace di dominare le acque che attraversa, che pure continua a muoversi. Trasporta memorie, racconti, relazioni. Diventa emblema di una sopravvivenza possibile, della capacità di portare con sé quanto rischia di essere perduto.
Anche il rapporto con il territorio risponde alla stessa logica. Vicuña non impone una forma al luogo che la ospita. Ascolta. Raccoglie. Assorbe. Si lascia plasmare da esso. La memoria degli antichi ghiacciai della Valle di Susa si sedimenta nelle fibre e nei gesti che hanno generato le opere. Alla fine del percorso resta la sensazione di aver attraversato qualcosa di così pesantemente leggero e, proprio per questo, difficile da dimenticare. Un ricordo che non si impone per la nitidezza delle immagini ma attraverso la persistenza di una sensazione.
El glaciar ido non si lascia chiudere come una mostra, ma come un monito all’attenzione che fallisce e insiste. Non c’è quasi niente da ricordare in senso stabile: solo il momento esatto in cui qualcosa smette di essere trattenuto. Il resto è il modo in cui continuiamo a guardarlo sparire.
Cecilia Vicuña: El glaciar ido (The vanished glacier / Il ghiacciaio scomparso)
a cura di Marcella Beccaria
29 aprile – 20 settembre 2026
Manica Lunga, Terzo piano
Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea
piazza Mafalda di Savoia, Rivoli (TO)
Orari: da mercoledì a venerdì 10.00-17.00; sabato, domenica e festivi 11.00-18.00
Info: +39 011 9565222
info@castellodirivoli.org
www.castellodirivoli.org



