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A metà fra diversi continenti, una strana miscela di profondità recondite e delizioso dipinto, gusto rinascimentale, rispetto intrinseco per tutto ciò che ci circonda e cultura manga legata al corpo e alle sue esperienze: Camilla d’Errico si presenta al pubblico italiano per la Mondo Bizzarro Gallery di Roma e ci spiega un po’ di sé, delle sue eroine e del suo universo pop surrealista, allargando i nostri orizzonti grazie ad una capacità grafico-narrativa davvero rara…

Viviana Siviero: Camilla d’Errico, italo-canadese di nascita e filo giapponese per vocazione. Sono sempre molto affascinata dalle mescolanze geografiche capaci di generare un talento sensibile… Puoi definirti come artista (e presentarti ovviamente ai nostri lettori) dicendoci quanto e in che modo contino le influenze territoriali in senso culturale, nella tua produzione?

Camilla d’Errico: Sono molto contenta che le influenze culturali nel mio lavoro vengano riconosciute e apprezzate. Il complimento che preferisco lo fanno le persone che, dopo aver visto la mia arte, mi conoscono e si sorprendono del fatto che io non sia giapponese! C’è, ovviamente, un’influenza manga nel mio lavoro dovuto soprattutto alle mie origini come illustratrice di fumetti e alla mia passione per la cultura del manga. Per sviluppare il mio stile, ho studiato i migliori artisti manga giapponesi e mi sono ispirata a loro, ma ho lavorato tanto per creare uno stile mio, unico e riconoscibile. Quello che mi affascina del manga (e dell’arte orientale) è che è uno stile semplice ma nel contempo dettagliato. Mi piace che l’enfasi sia sui personaggi e sullo sviluppo delle loro emozioni.
Il manga è una cultura in se stessa e definisce quella giapponese attraverso il contesto delle storie. C’è anche un’altra influenza, perché la mia famiglia è italiana e sento un fortissimo legame con l’Italia. La cultura italiana per quanto riguarda l’arte, è molto sensuale: valorizza e apprezza la forma del corpo, soprattutto quello femminile. Per quanto riguarda me, la mia ispirazione trae spunto soprattutto dal periodo rinascimentale e non al surrealismo, come si potrebbe pensare, dato che sono stata definita come appartenente al movimento Pop Surrealista. L’ultima influenza culturale forte è quella canadese poiché sono nata in Canada. In Canada c’è un grande rispetto per la natura, l’ambiente e gli spazi. Sono cresciuta in mezzo alla natura e nutro un profondo amore per gli animali.

Cosa ne pensi della corrente di “genere” a cui sei stata annoverata, cioè la terza ondata di pop surrealismo? Ci aiuti a definirla e ci parli delle eventuali influenze che ti hanno ispirato o in qualche modo formato?

Riesco a rendere la mia esperienza e tecnica di manga e illustrazione anche con i dipinti ed ecco perché vengo collocata nel movimento Pop Surrealism. Il Pop Surrealism è un filone dell’arte Lowbrow, che da quando è nato, negli anni ’70, con Robert Williams, si è ormai espanso molto e oggi include molti filoni d’arte e sub-culture, fra cui graffiti, lo skate, i fumetti, il manga, e tutto ciò che fa parte della cultura giovanile attuale, l’urban insomma. Infatti, la “terza ondata” può essere chiamata il nuovo contemporaneo, il nuovo figurativo, oppure spesso, genericamente, arte urbana contemporanea.

La Mondo Bizzarro Gallery, una delle gallerie più interessanti e coraggiose d’Italia, ti propone in personale a cura di Luisa Montalto, con un titolo che si riallaccia ad una tua pubblicazione – il Codice d’Errico – “ironicamente” ispirato a Leonardo da Vinci, in cui presenti le tue “Helmetgirls”: dodici dipinti ad olio e acrilico, tracciati con la tecnica denominata line-work. Vorremmo sapere in sintesi tutto, a partire dal significato del nome delle eroine, alla tecnica, passando per un resoconto dell’esposizione che ci permetta di penetrare il tuo percorso…

Il Codice d’Errico è un matrimonio fra due mie passioni: la passione per l’Italia e la cultura italiana e le mie Helmetgirls, creazioni personali a cui tengo molto e che dipingo fin dai primi anni della mia carriera. Ogni ragazza porta in testa un gigantesco copricapo, che può avere significati diversi, nascosti nell’oggetto stesso. Negli anni ho sviluppato la mia tecnica di pittura in line-work che è simile a disegnare, ma invece di usare la penna, uso il pennello, tracciando le linee in modo che non ci sia mai uno stacco – tutto il dipinto sembra una linea unica; non si capisce dov’è l’inizio e dove la fine. Sono molto legata al lavoro in linework bianco e nero, perché mi piace mettere in evidenza, in modo anche acerbo, le ragazze, senza mascherarle o agghindarle con il colore.
In particolare per questa mostra ho voluto trarre ispirazione da Leonardo da Vinci. Ho studiato soprattutto le sue macchine, imparando come creare una cosa funzionale. Fino ad ora i copricapo erano un’espressione soprattutto estetica, spingevo molto sul design, mentre con Il Codice d’Errico, ogni copricapo e oggetto ha un significato specifico e particolare; ho puntato sul “funzionale”, a differenza dei precedenti dipinti. Ho perfezionato la tecnica, lavorando in dettaglio spaventoso, spesso avevo il mal di testa da tanto che mi concentravo.
Questa mostra è per me particolarmente speciale per il fatto che si tiene in Italia e perché in ogni quadro c’è molto di me stessa e di un mio percorso emotivo personale. Nel dipingere questi lavori ho svelato i miei segreti e vorrei che chi osserva riuscisse a svelare i propri, usando le opere come specchi per guardare dentro la propria anima.

A proposito: di cosa consta la tua variegata produzione, che mi pare di aver capito spazi dalla pittura al disegno, dal fumetto alla produzione di artist toys… Che significato hanno per te e cosa ti permettono i media che scegli?
È vero, io nasco come illustratrice di fumetti e mi piace creare personaggi. Nel creare i fumetti posso dar vita ai personaggi, generando una storia, tracciando una serie di eventi e seguendo le loro avventure come in prima persona. Non c’è mistero nel creare un fumetto, ma c’è molta avventura.
Mentre, quando dipingo, sto comunque creando un personaggio ma quella ragazza è un mistero poiché chi la osserva usa la propria esperienza, e la propria espressione interna mentre osserva il dipinto, che diviene così l’opposto di un fumetto.
Mi piace molto potermi esprimere, creando in modi diversi. Per quanto riguarda i toys, sono semplicemente divertenti! Mi sento di nuovo bambina ed è una sensazione bellissima. Il personaggio in peluche che sta prendendo vita si chiama Kuro ed è uno dei personaggi di un mio fumetto, chiamato Tanpopo. Questo fumetto si ispira alla letteratura e la poesia classica, e la trama generale è quella del Faust. Kuro sarebbe Mephistopheles, solo che io l’ho reso carino! Vedere i miei personaggi prendere forma tridimensionale, e sotto forma di giocattolo, mi piace molto perché è simile a ciò che accade nella cultura giapponese, dove i personaggi vengono creati in migliaia di toys, accessori e altri oggetti.

Progetti per il futuro? Cosa ci attende dopo la mostra alla Mondo Bizzarro Gallery? Stai lavorando a qualcosa di nuovo?

I progetti per il futuro sono tanti. Dopo la mostra di Mondo Bizzarro, i miei lavori saranno visibili in Characters & Patterns all’interno di Urban Superstar Show al MADRE a Napoli. Per il resto sto dipingendo alcuni quadri per la galleria che mi rappresenta, la Opera Gallery di New York. Durante il resto dell’anno, finirò di illustrare il terzo e quarto libro della serie, Tanpopo e spero anche di incominciare il primo capitolo di Helmetgirls. Mi dedico ugualmente ai dipinti e al fumetto; così riesco a vivere le storie e l’avventura attraverso di essi e contemporaneamente creare nuovi misteri da svelare attraverso la pittura.

La mostra in breve:
Camilla d’Errico. Il Codice d’Errico
a cura di Luisa Montalto
Mondo Bizzarro Gallery
Via Reggio Emilia 32 c/d, Roma
Info: +39 06 44247451
www.mondobizzarro.net
5 – 30 giugno 2010
Inaugurazione sabato 5 giugno 2010 ore 18.30/21.30

In alto da sinistra:
Aida, 2008, olio su legno, 30×20″
Sun Dutchess, olio su legno, 20×30″
The Tank, 2010, olio e acrilico su tela, 17×19″

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