Tedo Rekhviashvili Sea that Remembers, 2026. Padiglione della Repubblica di Nauru

Biennale Arte 2026. Nuovi Paesi, “Nuove Voci”

VENEZIA | sedi varie | 9 maggio – 22 novembre 2026

Mentre La Biennale ha da poche ore diffuso i nomi che compongono la Giuria della 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia Solange Oliveira Farkas (presidente), fondatrice e direttrice dell’associazione culturale Videobrasil; Zoe Butt, curatrice, scrittrice ed educatrice, fondatrice di “in-tangible institute” e direttrice artistica di “deCentral”, Thailandia; Elvira Dyangani Ose, curatrice e direttrice artistica della Public Art Abu Dhabi Biennial; Marta Kuzma, curatrice, teorica dell’arte contemporanea e professoressa alla Yale School of Art; Giovanna Zapperi, storica dell’arte, critica e professoressa all’Università di Ginevra – alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte, In Minor Keys, curata da Koyo Kouoh per La Biennale di Venezia, che apre ufficialmente al pubblico dal prossimo 9 maggio, l’ingresso di nuovi Paesi non è solo un dato numerico ma un segnale da interrogare. Le prime partecipazioni di Guinea, Guinea Equatoriale, Nauru, Qatar, Sierra Leone, Somalia e Vietnam – insieme al debutto con padiglione di El Salvador – aprono infatti uno spazio ambivalente: da un lato l’estensione di una mappa globale ancora incompleta, dall’altro il rischio che questa inclusione avvenga entro coordinate già stabilite.
Cosa significa “entrare” oggi nel dispositivo Biennale? Se storicamente le Partecipazioni Nazionali rispondono a una logica di rappresentanza statale, i nuovi padiglioni sembrano muoversi su un crinale più instabile, dove identità culturale, diplomazia e narrazione curatoriale si intrecciano. Le anticipazioni dei progetti suggeriscono pratiche che sfuggono a una semplice funzione di vetrina, privilegiando piuttosto posizioni critiche, dissonanti, spesso radicate in storie di marginalità o trasformazione.
In questo senso, più che sancire un allargamento lineare, queste presenze mettono in tensione il formato stesso della Biennale: ne espongono i limiti, ne sollecitano le strutture, ne ridefiniscono – almeno potenzialmente – le possibilità. Resta da vedere se queste “nuove voci” riusciranno a incidere realmente sul discorso complessivo o se verranno riassorbite in un sistema che, pur dichiarandosi aperto, continua a funzionare secondo gerarchie consolidate.

Ecco i 7 Paesi al loro debutto in Biennale:

QATAR
Untitled (a gathering of remarkable people) Rirkrit Tiravanija, Sophia Al-Maria, Tarek Atoui, Alia Farid, Fadi Kattan
Commissario: Her Excellency Sheikha Al Mayassa bint Hamad bin Khalifa Al Thani
Curatori: Tom Eccles and Ruba Katrib;
Espositore: Padiglione Nazionale del Qatar
Prodotto da: Qatar Museums
Presentato da: Rubaiya Qatar
Sede: Giardini

untitled 2026 (a gathering of remarkable people); Rirkrit Tiravanija, Sophia Al-Maria, Tarek Atoui, Alia Farid, Fadi Kattan si fonda sulla pratica pluridecennale dell’artista Rirkrit Tiravanija di invitare collaboratori ad attivare i suoi scenari architettonici e spaziali. Per la 61. Esposizione Internazionale d’Arte, Rirkrit Tiravanija ha progettato una struttura simile a una tenda, concepita come luogo di scambio culturale, con un film dell’artista qataro-americana Sophia Al-Maria, live-performance organizzate dall’artista libanese Tarek Atoui, una scultura di grandi dimensioni dell’artista kuwaitiana-portoricana Alia Farid, e un programma culinario di cucina mediorientale ideato dallo chef palestinese Fadi Kattan.
Durante i giorni di pre-apertura (6–8 maggio) e il weekend inaugurale (9–10 maggio), il programma di a gathering of remarkable people includerà performance musicali curate da Tarek Atoui e ispirate alle strutture del takht (orchestra classica araba) e della wasla (suite o sequenza musicale). Caratterizzate dall’improvvisazione e dalla lunga durata, le performance mostreranno come si svolgevano storicamente i concerti nel mondo arabo. Sotto la direzione di Fadi Kattan, chef provenienti dal Qatar e dall’area del Golfo reinterpreteranno harees / jareesh.

Da sinistra: Fadi Kattan (© Elias Halabi), Sophia Al-Maria, Tom Eccles, Rirkrit Tiravanija, Tarek Atoui, Ruba Katrib (© Brigitte Lacombe), Alia Farid (© Myriam Boulos)

SOMALIA
Saddexleey
Commissario: Abdirahman Yusuf Mohamud;
Curatori: Mohamed Mire and Fabio Scrivanti;
Artisti: Ayan Farah; Asmaa Jama; Warsan Shire
Sede: Palazzo Caboto, Via Giuseppe Garibaldi, 1645, Castello
https://www.somaliapavilion.so

Radicata nella tradizione somala della poesia come forma culturale vivente, la mostra si dispiega attraverso profumi, suoni e immagini, creando un’esperienza sensoriale articolata in tre fasi. Il padiglione segue una struttura triadica: tre artisti, tre registri sensoriali e tre fili della memoria distribuiti su tre piani. Sulla soglia, il profumo dell’incenso somalo accoglie il visitatore in uno stato di presenza. Il suono prosegue con le parole di Warsan Shire, la cui poesia infonde vitalità alla resilienza e al senso di appartenenza. La visione prende forma nelle opere tessili di Ayan Farah, dove pigmenti e luce incidono la memoria della terra. Asmaa Jama tesse il filo finale attraverso un film poetico e un’installazione, dove mito e immagine convergono. La mostra è concepita come una trasposizione architettonica dell’archivio orale. Traducendo la precisione metrica della poesia somala in spazio fisico, il Padiglione sfida la staticità del museo, offrendo invece un luogo di continuità vivente dove il passato non viene conservato, ma praticato.

VIETNAM
Vietnam: Arte nel flusso globale
Commissario: Ma The Anh;
Curatore: Do Tuong Linh;
Artisti:  Nguyen Thanh Chuong, Doan Thi Thu Huong, Bui Huu Hung, Le Hoang Nguyen, Trinh Tuan, Dinh Van Quan, Nguyen Truong Linh, Trieu Khac Tien, Le Nguyen Chinh, Le Huu Hieu
Sede: Ca’ Faccanon, Calle delle Acque San Marco 5016

Con il padiglione Vietnam: Arte nel flusso globale per la prima volta anche la Repubblica Socialista del Vietnam partecipa ufficialmente alla Biennale d’Arte Venezia. Promosso dal Ministero della Cultura, dello Sport e del Turismo del Vietnam, il padiglione alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, segna un momento significativo nel percorso di apertura e dialogo dell’arte vietnamita con la scena artistica internazionale. Piuttosto che affidarsi a una narrazione spettacolare o a dichiarazioni esplicite, il Vietnam sceglie un approccio sobrio e meditativo: una presenza discreta ed essenziale, che si inserisce come un flusso silenzioso ma continuo nel panorama articolato dell’arte contemporanea globale. In un’epoca segnata dalla globalizzazione, in cui conflitti, fratture e crisi emergono con particolare intensità, “Vietnam: Arte nel flusso globale” propone una riflessione sull’equilibrio, sul valore dei contributi silenziosi e sulla possibilità di generare armonia e pace a partire da dimensioni culturali e spirituali apparentemente marginali. In dialogo con il tema della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, il padiglione vietnamita adotta la metafora del “modo minore in musica”, evocando tonalità profonde, ritmi lenti e sussurri poetici. Questo immaginario attraversa l’intero progetto espositivo: una voce sommessa, ma capace di lasciare un’eco duratura.
Il padiglione presenta una selezione di opere di dieci artisti che lavorano con la lacca tradizionale vietnamita, intesa non solo come tecnica, ma come vero e proprio linguaggio artistico, carico di memoria storica e valore simbolico. Ricavata dalla resina naturale dell’albero della lacca, questa pratica richiede tempi lunghi e un processo artigianale complesso, basato su stratificazioni successive e su una paziente levigatura manuale. I colori caratteristici — nero, rosso cinabro, bruni profondi, oro e argento — derivano da materiali naturali come pigmenti minerali, gusci d’uovo, foglia d’oro e foglia d’argento, dando vita a superfici di grande profondità visiva, in cui le immagini sembrano emergere lentamente dall’interno.
In Vietnam: Arte nel flusso globale, la lacca non è trattata come un semplice mezzo decorativo, ma come una pratica viva, legata ai cicli della natura e al gesto reiterato del lavoro manuale.

Le Huu Hieu, Corpus di opere “Baco da seta”

Repubblica di SIERRA LEONE
Mondi Presenti / Worlds of Today
Commissario: H. E. Fatima Maada Bio;
Curatori: Sandro Orlandi Stagl e Willy Montini;
Artisti: Hawa-Jane Bangura, Ayesha Feisal, Hickmatu Bintu Leigh, Abu Bakarr Mansaray, Eros Bonamini, Piergiorgio Colombara, Jacopo Di Cera, Fernando Garbellotto, Gianfranco Gentile, Margherita Levo Rosenberg, Alberto Salvetti, Seini Awa Camara, Abdoul Ganiou Dermani, Eloy Lokossou, Móyòsóré Martins, Armando Amaya Romero
Sede: Liceo Guggenheim Sestiere Dorsoduro, 2613

Il Padiglione Nazionale della Sierra Leone, alla sua prima partecipazione storica alla Biennale di Venezia, presenta Mondi Presenti.  Nella sede del Padiglione la mostra si articola come una conversazione intima e serrata. La scelta curatoriale rifugge l’accumulo per favorire la profondità, mettendo in scena un dialogo tra quattro artisti della Sierra Leone, quattro artisti scelti fra paesi dell’ECOWAS e alcuni artisti internazionali.

Hickmantu Bintu Leigh, Let our boys be boys again, 2025

Repubblica di NAURU 
AIM Inundated: Imagining Life After Land
Commissario: Isabella Dageago M.P Deputy Minister in the Government of Nauru;
Curatore: Khaled Ramadan;
Artisti: Kauw Tsitsi, CPS (Khaled Ramadan, Alfredo Cramerotti), Patricia Jacomella Bonola, Tedo Rekhviashvili, Sylvia Grace Borda, Ron Laboray, Dorian Batycka, Khaled Hafez, Iv Toshain, Stefano Cagol
Sede: Spazio Castello 3683
www.nauru-biennalevenezia.com

Con AIM Inundated, Imagining Life After Land, la Repubblica di Nauru, la più piccola nazione insulare del mondo, partecipa per la prima volta alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, presentando la precarietà ecologica non come un orizzonte lontano, ma come una condizione in atto. Il Padiglione riconosce Nauru, un microstato nell’Oceano Pacifico meridionale, come un luogo in cui le conseguenze a lungo termine delle decisioni economiche e politiche globali sono state materialmente vissute e le soglie sono già state superate, riposizionandolo da territorio remoto e marginale a monito universale e guida cruciale per un futuro condiviso. Decenni di intensa estrazione di fosfati hanno trasformato il paesaggio e l’economia dell’isola, lasciando dietro di sé un territorio segnato da impoverimento ecologico, erosione, sovranità compromessa ed emarginazione geopolitica.
Strutturato attraverso un pensiero arcipelagico, il Padiglione assembla una costellazione di visioni. I dieci artisti invitati appartengono ad altrettante nazioni e generazioni diverse, e le loro opere spaziano tra installazione, video, pittura, fotografia, suono, testo, documentario, ricerca e utilizzo dell’intelligenza artificiale. La mostra prende spunto dal testo, duro e sincero, di una canzone di Kauw Tsitsi (Nauru, 1995), che recita: “Intrappolato dal peso della ricchezza di qualcun altro… il suolo ricorda ogni taglio… eravamo più di una risorsa, più di un accordo… Quest’isola respirava prima delle trivelle, prima che il progresso ci insegnasse a uccidere”.

Stefano Cagol, We Are All Nauru, Greenland, 2024-2025, Installazione video 4K a 2 canali, 10 min : loop

Repubblica di GUINEA 
Le Son de l’Art: l’Écho de la Matière
Commissario: Bilia Bah;
Curatore: Carlo Stragapede;
Artisti: Francesco Tullio Altan, Paola Arrigoni, Bella Bah, Nino Barone, Stefania Basso, Emiliano Bazzanella, Giuliana Bellini, Milena Bellomo, Bluer (Lorenzo Viscidi), Alda Bòscaro, Alessandro Cadamuro, Carmine Calvanese, Carmela Candido, Giancarlo Caneva, Tommaso Cascella, Giancarlo Cazzaniga, Bruno Ceccobelli, Giorgio Celiberti, Giorgio Celiberti Jr., Maurizio Cervellati, Marco Ciani, Massimo Clemente, Bachir DiaIlo, Bruno Donzelli, Mauro Filigheddu, Mirko Filipuzzi, Pasquale Fraccalvieri, Ferruccio Franz, Carla Galli Morandi, Omar Galliani, Andrea Marco Ghia, King Emmanuel, Gianni Maglio, Paolo Marazzi, Rossella Marchesin, Marvin, Enzo Migneco (Togo), Zdravko Milić, Giampaolo Muliari, Lucia Paese, Bruno Paladin, Giorgio Pastres, Ottavio Pinarello, Giuseppina Pioli, Manuela Pittana, Adriano Piu, Stefano Pizzi, Claudia Raza, Rosaspina, Andrea Rossi Andrea, Marco Nereo Rotelli, Gernot Schmerlaib (BIX), Cesare e Noah Serafino, Alessio Serpetti, Leo Strozzieri, Sékou Oumar Thiam, Lucia Tomasi, Angelo Toppazzini, Maurizio Valdemarin, Andrea Vizzini, Luciana Zabarella, Marina Zambon, Tono Zancanaro, Leonardo Zanin;
Sede: Isola di San Servolo

Repubblica della GUINEA EQUATORIALE
THE FOREST
THE UNDERGROWTH
Commissario: Paulo Speller;
Curatore: Joan Abelló;
Artisti: Fernando Nguema Madja, Modest Gené Roig, Rani Bruchstein, Barbara Cammarata, Florin Codre, Jianqi Du, Martin Emschermann, Alessia Forconi, Fulvio Merolli, Alfred Mirashi Milot, Mfochive Oumarou, Hannou Palosuo, Valeria Pérez Fuchs, Andrea Roggi, Sonia Ros, Carlotta Flora Saavedra González, Sandro Sanna, Giuseppe Saporito, Ingrid Seall, Michele Stanzione, Vassilis Vassiliades, Liu Youju, William Marc Zanghi.
Sede: Palazzo Donà dalle Rose Cannaregio 5038 / 5101

EL SALVADOR
Cartographies of the Displaced
Commissario: Astrid María Bahamond;
Curatore: Alejandra Cabezas;
Artista: José Oscar Molina
Sede: Palazzo Mora, Cannaregio 3659
https://elsalvadorpavilion.art/

J. Oscar Molina, Children of the World, 2022, (detail) concrete, various dimensions, (c) 2022 Studio J. Oscar Molina

Cartografie degli sfollati
Lo sradicamento è spesso inteso come una rottura legata a un singolo momento: la partenza, la perdita, l’attraversamento. Children of the World propone un’interpretazione diversa. Nella pratica scultorea di J. Oscar Molina, lo sradicamento si dispiega come una condizione persistente, che rimodella il modo in cui i corpi si relazionano allo spazio, alla memoria e al tempo anche molto tempo dopo che il movimento si è verificato. Le opere qui raccolte non documentano viaggi; materializzano ciò che rimane.
Le sculture di Molina sono caratterizzate da peso e sobrietà. Le loro forme suggeriscono il trasporto piuttosto che l’arrivo, la resistenza piuttosto che la risoluzione. Gli oggetti appaiono appesantiti, compressi o sospesi, evocando vite plasmate da una continua negoziazione con l’instabilità. Lo sradicamento emerge non come un’eccezione, ma come qualcosa che si insinua nel corpo e nell’ambiente, diventando parte dell’esistenza quotidiana.
“L’opera di Oscar ridefinisce la mappa come qualcosa che si sente, non solo che si segue”
La mostra mette in primo piano lo sradicamento interno accanto alla migrazione globale, dissolvendo il confine tra movimento “locale” e “internazionale”. In El Salvador, storie di violenza, disuguaglianza e precarietà ambientale hanno generato forme di sfollamento vissute silenziosamente e persistentemente.
Inserite in dialogo con le più ampie dinamiche globali, queste opere rivelano lo sfollamento come condizione determinante, seppur distribuita in modo diseguale, della vita contemporanea.
Dal punto di vista materiale, le sculture agiscono come testimoni silenziose. Elementi in cemento e industriali testimoniano pressione, erosione e durata, trasformando le infrastrutture in portatrici di memoria. Qui, lo sfollamento non viene né spiegato né risolto. Viene percepito come un peso, come una pausa, come una condizione continua di divenire. (Alejandra Cabezas)

La Biennale di Venezia
61. Esposizione Internazionale d’Arte In Minor Keys di Koyo Kouoh

9 maggio – 22 novembre 2026
Pre-apertura 6, 7 e 8 maggio

Venezia (Giardini e Arsenale)

Info: www.labiennale.org

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