ROMA | SOCIETÀ DELLE API | Fino al 23 SETTEMBRE 2026
di MATTEO DI CINTIO
Il palazzo di via Gregoriana, nuova sede dell’organizzazione no-profit di Silvia Fiorucci denominata – non a caso – Società delle Api, è un concatenamento immaginifico di soglie. Come un nastro di Mœbius, l’esterno e l’interno della residenza di cui parliamo si compattano in una continua prossimità topologica. Gioiello incastonato nell’opulenza della Roma barocca dei Barberini (è forse questo il riferimento delle Api?), il “palagio” introietta all’interno dei propri spazi la sovrapposizione di stili che contrassegna la bellezza architettonica dell’Urbe: varcando le stanze, in uno stato di completa stupefazione, si contemplano il rigore cardinalizio di stampo rinascimentale, l’estro decorativo del Barocco e del rococò, il gusto neoclassico dei ritmi architettonici, la sinuosa sensualità del Liberty. In questa congerie di stili, la fondazione dà avvio alla sua progettazione artistica inaugurando la collettiva Soglia / Common Acts, curata dal giovane artista ruandese Francis Offman, residente in Italia e già ben noto alla comunità romana per aver esposto nel 2022, per il progetto Quotidiana della Quadriennale, un’opera dai forti connotati politici ed evocativi. Così come allora, il caffè, elemento cardine del suo gesto artistico, ritorna ad impattare sulla percezione olfattiva del visitatore: il suo odore tostato, amaro e avvolgente si impasta con quello legnoso del tempo depositato nei luoghi dell’esposizione, invitandoci a procedere, o meglio a varcare la soglia senza ripensamento alcuno.

Si potrebbe sin da subito affermare che la volontà artistico-curatoriale di Offman non sia solo quella della scelta delle opere in mostra – e parliamo di artisti come Epaminonda, Bo Bardi, Aalto, Camoni, Alÿs, Accardi, Spalletti e tanti altri – ma di modellare attorno ad esse una sorta di trait d’union che connetta tutti i tasselli del percorso espositivo. Non basta, sembra suggerirci l’artista, sostare sulla titolazione della mostra per creare un orientamento nella visione: c’è bisogno che questo atto, che si traduce nell’azione liminare del passaggio fra uno spazio e un altro, uno stile e un altro, una poetica e un’altra, si incarni nella trama materiale della sua elaborazione artistica. Non è un caso, difatti, che l’esposizione sia costellata da opere che appartengono alla sua nuova produzione: si tratta di arazzi, tappeti in tessuto jacquard, oggetti che implicano la tessitura, l’annodamento adamantino di filamenti per comporre trame composite, precise, continue. Ipotizziamo, varcando le soglie che custodiscono gli ambienti del palazzo, che la scelta sia contigua all’accostamento sintagmatico suggerito dal titolo fra soglia e azione.
Ed è proprio su questo punto che la riflessione può aprirsi con maggiore precisione attraverso Agamben.

In un denso trattatello sull’azione, la colpa e il gesto, il filosofo Giorgio Agamben incappa nel termine sanscrito karman, propriamente “azione” nella tradizione indologica. Tale parola contempla, nella sua accezione più recondita, una connessione essenziale tra atto e conseguenza: l’azione, per la filosofia orientale, implica sempre un fare concatenato, una profonda dualità fra un antecedente, che si realizza nell’atto, e un conseguente, un crimen, che risignifica l’azione stessa come produttrice di conseguenze.

Smarcandoci dalle posizioni di carattere giuridico prodotte dall’innesto della colpabilità in questo processo, possiamo comunque soffermarci sul fatto che Agamben insiste sul carattere liminare dell’azione: quest’ultima, infatti, non è mai un fatto puntuale, perché ciò che si compie non coincide mai perfettamente con se stesso; ogni gesto inaugura una soglia in cui l’atto si espone alla sua ricaduta. È in questa eccedenza interna che l’azione diventa leggibile, non come presenza piena, ma come passaggio. In altre parole, ogni azione, anche la più quotidiana e condivisa civilmente, porta con sé il proprio dopo, la propria traccia, il proprio effetto. In questa chiave, la soglia della mostra non è solo l’ingresso allo spazio, ma la sagomatura di un gesto che si prolunga oltre se stesso, proprio come Offman immagina un ambiente da attraversare con lentezza, presenza e attenzione ai materiali. Fermarsi, sedersi e distendersi, come ci invitano a fare le poltrone e i divani di Martin Eisler, Carlo Huner e Agnes Studio, significa infatti sostare in quel punto in cui il gesto non si esaurisce ma continua a produrre esperienza. In questo procedere fra soglie, spazi in cui collimano dislocazioni (vedi Interior llanero di Sol Calero), strutturazioni e gesti artistici materici e fragili, ove è possibile posizionarsi per compartecipare al sottile e autentico rito degli accorgimenti del quotidiano, qualcosa dell’incedere del tempo viene meno e si inabissa nel Vuoto pastello azzurro di Spalletti che chiude il percorso.
A questo punto, il tempo di Soglia / Common Acts può essere pensato come la “quinta stagione” di cui parla lo psicoanalista francese Jean-Bertrand Pontalis, e di cui recentemente Chiara Matteini ha chiarito i poetici contorni:
questa stagione che non esiste se non dentro di noi […] luogo della collisione di tempi che convivono nella mente umana, tempo non lineare ma fatto di fratture, strapiombi, nuovi inizi […] increspa e anima il tempo che non passa.
Se, come abbiamo visto, l’azione su cui si riflette nella mostra è internamente scissa fra atto e conseguenza, allora il suo tempo, quello che esperiamo muovendoci nello spazio dell’esposizione, non è lineare ma si dispiega in una durata obliqua, sospesa, difficile da collocare. In questa collisione costante fra tempi, in cui l’azione non è ancora finita e la conseguenza è già cominciata, la quinta stagione non diventa forse il nome più esatto di un’esperienza in cui ogni gesto è già oltre se stesso e, insieme, ancora immerso nel suo accadere?

Soglia / Common Acts
Presentata da Francis Offman
22 aprile – 23 settembre 2026
Società delle Api
Via Gregoriana 40, Roma
Visitabile solo su appuntamento scrivendo a:
visit@societadelleapi.org
Orari: dal lunedì al venerdì, dalle 11:00 alle 18:00
Visite di gruppo sono disponibili il martedì e il giovedì, dalle 14:00 alle 18:00
Info: info@societadelleapi.org
https://societadelleapi.org/it/



