Atelier dell’Errore, 2024, AdE_BIG ©

Atelier dell’Errore: non cancellare niente, rivoluzionare tutto

BERGAMO | GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea | Fino al 18 gennaio 2026

Intervista a LUCA SANTIAGO MORA di ATELIER DELL’ERRORE di Vanessa Villa 

Collettivo dedito alle arti visive e performative, Atelier dell’Errore (AdE) riunisce artiste e artisti neurodivergenti in un’officina generatrice di “errori” che s-travolgono il mondo: creature metamorfiche dalle cromie sgargianti, nate per errore e dall’errore. Animali nati da azioni immaginative ed esecutive corali in cui si stratificano vissuti e mitologie, realtà zoologiche e oltre-zoologiche. Facendo del presunto “Errore” un tratto identitario, AdE mostra che ciò che spesso si crede insufficiente o inadeguato, può aprire a un caleidoscopio d’invenzioni che rivoluzionano sguardi e categorie normative.
In occasione di TEN, mostra che ne ripercorre l’ultimo decennio di attività (2015-2025) presentata alla GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo e a cura di Lorenzo Giusti, abbiamo intervistato Luca Santiago Mora, direttore artistico del collettivo.

Articolata tra lo Spazio Zero e le sale museali della collezione permanente della GAMeC, la mostra TEN è un’antologica non cronologica che racconta gli ultimi dieci anni di lavoro del progetto AdE, che sono anche i primi dieci del collettivo. Come inizia la vostra storia?
La nostra storia inizia nel 2002, quando un’amica artista mi fece una proposta in apparenza innocua: sostituirla in un laboratorio di attività espressive dedicato ai bambini in cura presso la neuropsichiatria infantile dell’AUSL di Reggio Emilia. Il primo lavoro è stato sullo spazio, per offrire loro un ambiente né clinico, né scolastico. L’idea era creare una “Non-Scuola” dove nessuno avrebbe fallito perché il loro è un destino di “soccombenti” in una società di “normaloidi”. Siamo partiti dal disegno e dalla narrazione trasformando il concetto di Errore in una possibilità e dedicandoci a un solo soggetto: gli Animali. Perciò si può dire che AdE, da più di vent’anni, disegna animali senza cancellare mai. La nostra radicalità è aver tenuto fede a questi due semplici principi.

Atelier dell’Errore, Medusa Fungo Manaro, 2015-2025, AdE_BIG ©

Protagonisti delle opere sono Animali chimerici che, con la loro fisicità, ci si fanno incontro magnifici, terrifici. Da lavori come Medusa Fungo Manaro (2015-2025) alle divinità sessuali della serie Unknown Pleasures (2025): com’è mutata la produzione zoomorfa?
A scuola per i ragazzi il bullismo è stato un problema inaggirabile. Gli “angeli custodi” della tradizione, troppo impegnati o distratti per aiutarli, sono stati rimpiazzati da un esercito di “animali custodi”, proiezioni di figure totemiche che agiscono “per legittima difesa”. C’è stato un cambio epocale con l’età adulta, quando si sono trovati immersi nella “società del desiderio”. Si è aperta l’Età Rosa dell’AdE, quella degli animali nudi, rosa e senza peli della serie Unknown Pleasures, incarnanti la complessità del desiderio e della sessualità nella neurodivergenza.

Praticate a oltranza l’Errore, sovvertendolo nelle sue premesse: istigarlo a crescere permette la genesi di esseri polimorfi, restii a farsi intrappolare nei parametri di un’ordinaria zoologia. Perché coltivare l’Errore?
L’eliminazione del concetto di errore è nata dal fatto di creare una “Non-Scuola”. Nel disegno, sbagliare vuol dire cancellare: così abbiamo eliminato la gomma. La correzione non è negata tout court: si corregge aggiungendo. Se si sbaglia, si continua: la zebra si fa condor, serpe, formica, fino alla soglia dell’informe dove, citando Pavel Florenskij, s’aprono le “Porte Regali” dell’inconosciuto. Qui si esercita la facoltà poetica dell’artista che trasfigura una realtà ordinaria in stupore e meraviglia.

Atelier dell’Errore, TEN, GAMeC Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Bergamo, 2025, AdE_BIG ©

Mutante come i suoi Animali, negli anni AdE ha cambiato pelle e la forza trasformativa della sua pratica si riflette nelle opere e agisce sulle vite che coinvolge. Da laboratorio nei dipartimenti di neuropsichiatria infantile, nel 2015 diventa collettivo autonomo ospitato presso la Collezione Maramotti a Reggio Emilia e, nel 2018, studio d’arte cooperativo, dove gli artisti sono soci professionisti. Perché il cambio di statuto? Che significato ha avuto per voi?
Il collettivo prima e lo studio d’arte cooperativo poi, sono nati da una necessità contingente: mantenere una promessa e affrontare il problema emerso quando, divenuti maggiorenni, i ragazzi sarebbero stati esclusi dai laboratori passando dalla neuropsichiatria infantile alla psichiatria adulti. I membri di AdE non sono stati scelti: si sono auto-selezionati scoprendo in sé una possibilità di riscatto, supportati da famiglie che hanno dato fiducia all’azzardo di un progetto come questo. Oggi siamo professionisti dell’arte che vivono del proprio lavoro: questo è il miracolo realizzato dall’AdE. L’arte non è stregoneria, non guarisce ma può trasformare le persone e le loro vite: questo è ciò che può e deve fare.

Gli artisti di AdE non provengono da percorsi formativi canonici e l’Atelier non è assimilabile all’arte terapia e all’outsider art. Come dialoga, invece, con la medicina e la ricerca scientifica?
La scienza ha il compito di elaborare una diagnosi, ma può accadere che la diagnosi diventi la persona stessa. La medicina può apprezzare l’arte come un complemento che arriva là dove non può, riscattando la persona. La psichiatria resta un profondo stigma nel nostro sistema sociale. Il nostro percorso è atipico, anti-accademico, a modo suo rivoluzionario perché la nostra è una storia di sconfitte a cui queste vite vogliono ribellarsi. La nostra attitudine è vicina al punk, legata al bisogno insopprimibile di esprimersi. Un’energia radioattiva, così dirompente da riuscire a centrare obiettivi impensabili.

Atelier dell’Errore, Urechis Ero-Thanatos e Porno Amorino Anubico, 2025, AdE_BIG ©

Le opere sono esito di elaborazioni processuali e corali che, nell’avvicendarsi di mani e segni, promuovono forme di relazione e contatto con l’altro. Qual è il vostro approccio al progetto?
AdE è come un organismo dalle molte membra che s’influenzano fra loro, un mondo complesso costruito sulla relazione e sui rapporti di fiducia. Per questo l’assemblea quotidiana permanente, che apre ogni giorno lavorativo, è un momento essenziale di socialità e condivisione. Lavoriamo insieme: ciò non significa che tutti fanno tutto ma che, come in un laboratorio rinascimentale, tutti sono coinvolti nel processo, ognuno con una specializzazione, ognuno inimitabile, insostituibile. Il processo artistico è di per sé metamorfico perché, se non si cancella, le forme sono obbligatoriamente in mutazione continua. La trasformazione non è pianificata, ma nasce da una sorta di “meccanica quantistico-celeste”: relazioni probabilistiche dove ogni gesto, azione, accadimento condiziona tutto il processo. Solo nella rilettura a posteriori del lavoro si consolida una consapevolezza del risultato.
È importante dire che il nostro è un collettivo esteso, non limitato agli artisti che lavorano insieme in Atelier. I nostri progetti si realizzano grazie alla stretta collaborazione con professionisti d’alto livello, organici al collettivo: restauratori, fabbri, tecnici, falegnami.

Atelier dell’Errore, Idolone Lanternorato, 2022, AdE_BIG ©

Nella mostra TEN ricorre il tessuto isotermico, materiale impiegato per realizzare coperte e tende di soccorso, che accompagna le opere nello spazio espositivo. Salvifico in situazioni di crisi, evoca uno stato d’emergenza che ritorna in ogni sala, dialogando con l’ambivalenza di animali seducenti e mostruosi. Da un lato, attraverso la storia del collettivo, dicono la speranza di un domani condiviso nella relazione; dall’altro scuotono chi guarda. Cosa suggeriscono rispetto al presente e al futuro?
Per le sue caratteristiche intrinseche AdE è in una condizione emergenziale permanente: tende e coperte di soccorso ne simboleggiano la fragilità costitutiva, la necessità d’attenzione e protezione.
Del resto il mondo, a partire dalla nostra società, è in perenne emergenza. Fragilità che chiedono anch’esse attenzione, protezione, salvaguardia, tutela, in tutte le forme. Distraendoci da questo dovere, accelereremo l’estinzione umana. È la profezia del fregio Die Goldkammer di Palazzo Torlonia a Roma, di cui alcuni studi preparatori sono esposti in TEN: enormi insetti-mammiferi che, scomparso l’uomo, domineranno il pianeta.

Atelier dell’Errore, Hypnos + Thanatos, 2018, AdE_BIG ©

 

Atelier dell’Errore. TEN
a cura di Lorenzo Giusti

4 ottobre 2025 – 18 gennaio 2026

GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
Via San Tomaso, 53, Bergamo

Info: https://www.gamec.it/

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