Conferenza stampa 20° edizione di ArtVerona. Foto Giuseppe Marinelli

Aspettando ArtVerona, la parola alla neo direttrice artistica Laura Lamonea

VERONA | Veronafiere | 10-12 ottobre 2025

Intervista a LAURA LAMONEA di Matteo Galbiati

In attesa della sua apertura ufficiale, lo scorso mese di giugno abbiamo preso parte alla ricca presentazione in anteprima dell’edizione numero 20 di ArtVerona. Nella superba cornice dell’Archivio Ca’ Granda di Milano, inserito nel complesso di edifici rinascimentali in cui oggi ha sede l’Università Statale, è stato presentato il palinsesto di eventi e alcune delle numerose novità che caratterizzano il programma della tre giorni di kermesse fieristica veronese. Questa importante edizione, come primo elemento di rilievo, è concomitante con il primo dei tre anni che vedranno Laura Lamonea alla direzione artistica della fiera. Ci siamo intrattenuti nelle scorse settimane con la neo-direttrice per approfondire con lei i nuovi progetti, i contenuti, le sue visioni e ciò che attende i visitatori a Verona nei Padiglioni  11 e 12:

Laura Lamonea

Comincio con il complimentarmi per questa importante nomina e, per questo, vorrei chiederti cosa rappresenta per te questo incarico nel tuo percorso professionale?
É una bellissima domanda, perché sai che 15 anni fa ho fondato, con alcuni collaboratori – amici e colleghi –, un centro di produzione a Milano, il Video Sound Art Festival, che lavora con musei e biennali internazionali. Uno dei focus di questo progetto è stato fin dall’inizio la produzione di nuove opere e la valorizzazione di artisti emergenti dal momento che, allora, in Italia non esisteva un sistema diffuso e funzionale di residenze e di progetti di sostegno come adesso. Era difficile vedere nuove produzioni e, soprattutto, vederne poi la realizzazione; difficile anche vederle esposte in contesti che garantissero a queste creazioni una giusta visibilità. Rifacendomi a questo mio nuovo ruolo, alla natura della Fiera, tutto si connette: abbiamo sempre lavorato con grandi nomi e prestigiose istituzioni ma, abbracciando ora anche il mercato che spesso è alla ricerca di meritevoli nuove proposte da osservare e, magari, acquisire, possiamo dare l’occasione a giovani artisti di mettersi in gioco in una dimensione professionale stabile, aprendo un dialogo e confronto con le gallerie (qui l’elenco completo). Questo ruolo mi dà la possibilità di intercedere in questo senso e, pur con margini limitati che ha, ho voluto molto puntare su questa funzione, per essere elemento aggregante e collante tra le parti: artisti, gallerie, musei, collezionisti, pubblico, ricerca… ArtVerona, del resto, ha sempre avuto come tratto distintivo della propria identità anche una volontà di sperimentazione molto forte, oltre ad essere, naturalmente, luogo di dialogo tra tutte queste componenti.

Conferenza stampa 20° edizione di ArtVerona. Foto Giuseppe Marinelli

Il tuo mandato inizia con un’edizione speciale, quella che celebra i 20 anni di ArtVerona. Un’occasione importante sia per definire conferme nel segno della continuità che per aprire la fiera a importanti novità di discontinuità e innovazione-evoluzione. Come hai sviluppato le tue idee progettuali? Quali sono le qualità evidenti di questa Fiera e dove si può implementare ulteriormente?
Fin da quando ho presentato la mia proposta triennale, la mia idea è stata di approcciarmi ad ArtVerona per rafforzare le sue qualità intrinseche. Penso a quante gallerie, ad esempio, nei vent’anni di storia, qui hanno iniziato un percorso e ora sono realtà affermate e consolidate, non solo in Italia, ma anche in Europa e nel mondo. Pur essendo una fiera generalista, ha sempre permesso il lancio di giovani artisti ed è stata, come dicevo, spazio di innovazione e sperimentazione. La mia progettualità è indirizzata a rafforzare tali aspetti positivi pur apportando quelle piccole variazioni definite dalla mia visione e dalla mia esperienza. Un grande cambiamento – che sta costando tantissimo lavoro! – è aver tolto la divisione netta, nei due rispettivi padiglioni, tra moderno e contemporaneo. È un cambio forte, simbolico e fattuale, ed è per me necessario per generare un confronto più incisivo tra le proposte diversissime delle gallerie. Un confronto che vuole essere dialogo e, studiando ogni stand a fondo, cercando di stimolare quelle connessioni utili, si possono trovare spunti comuni, elementi di contatto.

ArtVerona (repertorio 2024). Foto Giuseppe Marinelli

Procedendo con ordine quali sono, nello specifico, i contenuti che rivoluzionano la 20ª edizione di ArtVerona? Ci sono elementi, che trovo davvero molto interessanti, con i quali si modifica nel profondo l’identità pregressa della Fiera: penso, ad esempio, all’annullamento della separazione netta tra i due padiglioni… Cosa hai introdotto di rilevante anche in relazione?
Oltre alla separazione dei padiglioni come abbiamo detto, sicuramente molto importante è stato lavorare in anticipo sui progetti delle gallerie per avere una panoramica ampia sui contenuti che andranno a definire ArtVerona 2025. Questo ha favorito la ridistribuzione delle presenze con una logica differente, aprendo lo sguardo su connessioni inedite e invitando lo spettatore a muoversi in un percorso libero  in cui può maturare autonomamente i propri punti di riferimento e di gusto. Se i collezionisti di moderno e quelli di contemporaneo paiono essere sempre divisi dalle rispettive necessità collezionistiche – divisione che potrebbe anche rimanere, noi non vogliamo sradicarla a ogni costo – qui li mettiamo comunque nelle condizioni di vivere una vicinanza. È un condizionamento mosso per lasciar fluire davvero le esperienze di tutti, anche dal punto di vista del mercato. Un lavoro complesso e intenso che, pensando anche all’impegno dei direttori precedenti, richiede, oltre alla forza delle idee, anche quella fisica della determinazione estrema! Ogni cambiamento – che io preferisco definire rafforzamento – destabilizza sempre l’andamento delle cose e la loro abitudine, poi per una fiera ciò vale ancor più in un momento di fortissima criticità del mercato.

Conferenza stampa 20° edizione di ArtVerona (Laura Lamonea). Foto Giuseppe Marinelli

Quali sezioni hai definito? Quale importante programma di eventi hai messo a punto con la città?
Il valore di Verona è, innanzitutto, geografico: è in una posizione strategica perché equidistante dai maggiori centri di cultura moderna e contemporanea ed è vicina all’Europa. È una città di una bellezza straordinaria per le sue stratificazioni storiche, incredibile per i suoi spazi che richiamano visitatori da ogni dove. Abbiamo rafforzato, quindi, la connessione tra la fiera e gli spazi cittadini, sia i più noti, sia quelli poco visibili o meno conosciuti, all’insegna di un programma – estremamente impegnativo! – coeso tra quello che avviene in fiera e quello che accade all’esterno, anche portando opere in luoghi non deputati all’arte, cito per esempio la Ex Dogana di Fiume Canottieri o la Rondella delle Boccare. Avremo anche la riapertura di Palazzo Forti che, dopo oltre 10 anni di chiusura, ritorna aperto temporaneamente alla città con The Then About As Until, una mostra di Video Sound Art che vede la presenza di grandi nomi internazionali. Lo riattiviamo con la dimensione viva dell’installazione, della performance e della videoarte, un buon presupposto rispetto l’intenzione di restituirlo al più presto e completamente alla città. Fiera e città sono e devono essere motori reciproci, è positiva questa volontà propositiva di scambi.

Conferenza stampa 20° edizione di ArtVerona (Leonardo Regano). Foto Giuseppe Marinelli

In fiera abbiamo quattro sezioni che si suddividono in due per ogni padiglione: nel Padiglione 11 abbiamo quella dedicata alla pittura e al disegno che, intitolata Pittura ora, è curata da Leonardo Regano e mette in evidenza le trasformazioni e le evoluzioni che questo linguaggio ha subito nel tempo. Poi c’è Effetto sauna, che, da me curata, ha registrato un certo entusiasmo da parte delle gallerie che sono state invitate a mettere in dialogo i loro artisti con chi, invece, non è ancora presente sul mercato. Il titolo fa riferimento all’esperienza di Knud W. Jensen, fondatore del Louisiana Museum of Modern Art in Danimarca, che negli Anni ’50, per avvicinare il pubblico all’arte contemporanea, volle alternare due “temperature visive”: nella sezione “calda” mise opere di artisti già noti e in quella “fredda” gli emergenti ancora da scoprire. Lo scopo è generare apertura, curiosità e scoperta.
Nel Padiglione 12 abbiamo Steps dedicata ai giovani artisti e curata da Giulia Civardi e Video? Avete detto video? che curo con Élisa Ganivet, una presenza da me introdotta per condividere un lavoro con gallerie e istituzioni internazionali. Sono entrambe sezioni ibride che, pur avendo uno stand, confluiranno anche nella programmazione con l’importante presenza della Sala Cinema collocata sul fondo del padiglione. Questo è qualcosa di molto diverso e unico per una fiera d’arte: avere un programma di alta qualità dedicato al cinema d’autore, con prestigiose collaborazioni istituzionali come il Centre National des Arts Plastiques di Parigi e ARGOS di Bruxelles e alcune collezioni private che confluiranno nel Cinema mi sembra qualcosa di inedito e innovativo. La programmazione sarà divisa nella giornata e vogliamo che sia un luogo di riposo dalla fiera. Un momento in cui tutti gli input recepiti dalla visita possono essere rielaborati in questo ambiente guardando un film o opere video.
La sezione video permette ai galleristi di esporre opere complesse che difficilmente possono essere proposte nelle fiere in cui, statistiche alla mano, queste vendite incidono solo per il 5%, nonostante il linguaggio video sia quello con meno filtri, quello più diretto e accessibile.

Salone Monumentale, Biblioteca Capitolare, Verona Foto Ivan Rossi

Punto sostanziale e non solo formale è anche la nuova identità grafica e di comunicazione. Cosa ci dici in merito?
Ho voluto che questo nuovo ciclo definisse un cambio di prospettiva e di visione, quindi abbiamo chiesto a Alessio D’Ellena, visual art director di Superness, di rinnovare, in questo senso, l’immagine e la brand identity della fiera. Con l’inversione del segno ha mutato radicalmente il logo. Con D’Ellena ci siamo confrontati molto sugli aspetti verbo-visuali, sui colori giallo, oro e blu propri della città di Verona, sul valore del messaggio che istantaneamente si voleva dare e, non lasciando nulla al caso, pur nella semplicità finale, abbiamo trovato qualcosa che ritengo molto efficace e appropriato.
Lo staff che ho trovato in fiera e le nuove persone coinvolte sono per me collaboratori preziosissimi che mi supportano nella gestione di grandi complessità che ogni singolo intervento o progetto comporta. Stiamo lavorando molto bene con un’ottima sinergia perché abbiamo una vera condivisione di contenuti.

Antica Dogana di Fiume, Verona

Mi ha colpito, in questo senso, la tua volontà di condivisione e scambio, coinvolgendo curatori ad occuparsi di specifiche tematiche. Credo questo sia importante per offrire visioni differenti che alimentano un dibattito culturale, non solo mercantile ed economico… Del resto una parola chiave che hai sottolineato come tema è proprio “Conversazione”, come influisce questo sull’intera programmazione?
Ritengo questa dimensione di coralità insita nella mia pratica di lavoro. La costruzione è condivisa nei suoi vari aspetti, la molteplicità dei punti di vista è tenuta in gran conto e favorisce la partecipazione di tutti con uno scambio e un confronto positivi e propositivi. Sono modalità che vogliamo favoriscano non solo la partecipazione di chi ci lavora, ma che questo sentirsi parte di qualcosa arrivi sino al fruitore finale. Non c’è nulla che metta al centro un singolo e la sua dimensione individuale, ma è quella collettiva a prendere il sopravvento. Sono pienamente convinta che il lavoro, attraverso tale processo operativo fluido, ne risulti fortificato, migliorato e rinvigorito e dà a tutti un’incredibile soddisfazione.
In merito alla Conversazione si parte da una ricerca sul linguaggio, poi ho messo a frutto dialoghi e contatti su cui stavo già lavorando e che avevo già in essere. Nella fiera questo non è più solamente un tema di relazione tra le parti come abbiamo sottolineato in più punti durante la conferenza stampa, ma è anche una questione di metodo insistere sui dialoghi. Mettersi in una posizione di relazione non è semplice, è qualcosa di faticoso per le nostre abitudini, per come siamo sovraccarichi di contatti che ci fanno pesare questo dialogo, siamo già in iper-connessione anche se non in modo dialogico. È un aspetto importante, ne sono sicura, per tutto il mondo dell’arte e l’intera filiera.

Chiostro, Biblioteca Capitolare, Verona Foto Carolina Zorzi

Quale dialogo hai avuto con le gallerie? Cosa ci metti in evidenza e, in generale, che riscontri – sia positivi che negativi – hai ricevuto? Cosa ha motivato la scelta di partecipare o riconfermare?
Preparando questa fiera credo di aver dormito a casa una notte a settimana! Ho viaggiato in lungo e in largo di città in città attraversando tutta l’Italia: da Verona a Milano, da Torino a Venezia, da Roma a Napoli… Un tour continuo per incontrare ogni gallerista e direttore personalmente. Poi sono stata anche all’estero, ho visitato le altre fiere per avere dei riscontri, per fare valutazioni, per capire esigenze e necessità. Ho apprezzato molto l’onestà dei dialoghi che ho avuto, la franchezza con cui si parlava di specifiche attese ed esigenze. C’è chi mi ha detto di voler vedere cosa accade in questa prima edizione, un cambio di rotta è qualcosa che depista ed è naturale voler stare a guardare; altri mi hanno prospettato l’intenzione, data la molteplicità di fiere Italiane, di investire sull’internazionale per cercare un altro mercato. Ho apprezzato l’onestà del dialogo mettendo in luce le difficoltà che hanno. Per contro, invece, è stato incredibilmente bello parlare di prospettive, di artisti, di come si immaginano la fiera, queste necessità sono state convogliate in progetti molto sperimentali. Nonostante le difficoltà, c’è ancora un grande coraggio di partecipare e aprirsi a idee nuove come quelle di Effetto sauna.

Un importante elemento di novità in termini di mercato è che gli operatori  commerciali lavorano adesso con l’IVA al 5%. Una battaglia per cui ANGAMC si è molto impegnata e che costituisce un risultato davvero rilevante che sana una posizione fiscale che era di svantaggio per il mercato italiano. Adesso, allineato con la media europea, può implementare le vendite? Cosa state registrando in queste settimane?
Questa è una grande conquista e diventa per noi una possibilità di rilancio davvero importante, soprattutto per un mercato che in Italia ancor più risente di quella crisi che già si percepisce a livello globale. Sento comunque un po’ di difficoltà perché tutto questo ha un doppio aspetto: tra tutte le categorie a cui l’IVA poteva essere abbassata, l’Arte resta ancora un elemento elitario e che, quindi, tale provvedimento potrebbe avvantaggiare solo certe categorie. Ci sono aspetti critici, ma è indubbiamente una cosa positiva per tutti noi che facciamo parte di questo settore. Sento che questo è davvero un rilancio effettivo, rispetto ad altri paesi europei, valorizzare il settore dell’arte, della cultura è un segno importante di  voler investire su questo contesto.

Invitandolo a visitare la Fiera, cosa vuoi dire al pubblico?
Al visitatore chiedo di unirsi e partecipare a questo nostro dialogo; di entrare negli stand e di parlare con i galleristi e gli artisti; di raccogliere più informazioni  possibili attraverso, i talk, gli incontri, gli approfondimenti, le proiezioni; di godersi i film. E poi a tutti di uscire dalla fiera e di perdersi nella città e nella sua ricca proposta d’arte.

ArtVerona 2025 – 20ª edizione

10-12 ottobre 2025

Padiglioni 11 e 12
Veronafiere
Ingresso Re Teodorico
Viale dell’Industria, Verona

Info: +39 045 8298218 – 8056 – 8051
staff@artverona.it
www.artverona.it

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