Installation view, Francesco Jodice, Galleria Frittelli Rizzo, 2025. Foto: Agostino Osio

“Amo tutte le cose che stanno ai margini”: Francesco Jodice e l’immaginario urbano italiano alla Galleria Frittelli Rizzo

MILANO | GALLERIA FRITTELLI RIZZO | 11 DICEMBRE 2025 – 7 FEBBRAIO 2026

di Gabriele Cordì

Fino al 7 febbraio 2026 la Galleria Frittelli Rizzo di Milano ospita Torre Branca e altri luoghi comuni, mostra personale di Francesco Jodice (Napoli, 1967). Un progetto che costruisce un racconto denso e stratificato sullo spazio urbano italiano. In mostra tre lavori recenti: Margini (2017), Falansterio (2020) e Torre Branca (2023), quest’ultimo sviluppato in occasione di Architetture Inabitabili alla Centrale Montemartini di Roma. Lontani da una logica di semplice giustapposizione, i lavori sono messi in dialogo per la loro comune capacità di interrogare l’architettura come dispositivo simbolico e politico. Accanto ai lavori di Jodice, l’esposizione presenta una selezione di documenti legati alle fasi di studio e progettazione della Torre Branca, provenienti dagli archivi della Fondazione Dalmine di Bergamo, insieme a un modello storico in scala oggi conservato in una collezione privata milanese. 

La Torre Branca – in origine Torre Littoria, poi Torre del Parco – viene realizzata nel 1933 in occasione della V Triennale di Milano su progetto di Gio Ponti. Sorge nel Parco Sempione e raggiunge un’altezza di 108,6 metri, misura fissata per volontà di Mussolini affinché non superasse simbolicamente la Madonnina del Duomo. All’epoca della sua inaugurazione il Corriere della Sera la descriveva come “agile, snella, ardita, svettante come un albero di prodigiosa dirittura e altezza”, cogliendo fin da subito il carattere insieme tecnico e visionario di una struttura pensata come metafora della modernità milanese. La struttura ha pianta esagonale e forma tronco-piramidale ed è costruita interamente in tubi di acciaio Dalmine flangiati e imbullonati: una rastremazione minima le conferisce un profilo sottile, teso, quasi prismatico. Nella configurazione originaria, un ascensore delle Officine Meccaniche Stigler consentiva di raggiungere la sommità in circa trenta secondi. In cima si trovavano un piccolo ristorante, un belvedere e una lanterna dotata di faro girevole, pensata come segnale luminoso per la città. Nel 1939 la lanterna viene sostituita da un impianto trasmittente per la nascente radiovisione. Dopo un lungo periodo di progressivo abbandono e la dichiarazione di inagibilità nel 1972, la torre viene acquisita dalla distilleria Branca, che ne promuove il restauro e il recupero funzionale. Riaperta al pubblico nel 2002, la struttura continua oggi a essere insieme punto di osservazione sulla città e condensatore di memorie storiche, politiche e simboliche. Se negli anni Trenta la Torre poteva essere letta come incarnazione architettonica del mito futurista della “città che sale” – quell’idea di progresso continuo, energia costruttiva e slancio verso l’alto che Umberto Boccioni aveva tradotto in immagine – oggi la sua verticalità non coincide più con una promessa di futuro. Ma come una forma di memoria. Una traccia fisica di quelle aspirazioni, filtrate dalla distanza storica.

Installation view, Francesco Jodice, Galleria Frittelli Rizzo, 2025. Foto: Agostino Osio.

Jodice ripercorre la storia che ha contribuito a costruirne l’immaginario collettivo – dalla propaganda del Ventennio alla comunicazione pubblicitaria, fino alle sue apparizioni nel cinema italiano – mostrando come la Torre, oggi in parte privata della centralità urbana che aveva in origine, continui tuttavia a funzionare come riferimento identitario per Milano. Accanto al lavoro di scavo archivistico, l’artista presenta una serie di variazioni speculative generate attraverso l’intelligenza artificiale, che reinterpretano la Torre come struttura modulare e ricomponibile, proiettandola in una possibile dimensione futura. Il progetto si completa con una fotografia notturna realizzata nel Parco Sempione, in cui la Torre riemerge con un’aura monumentale, recuperando una rinnovata centralità simbolica all’interno del paesaggio urbano. 

Installation view, Francesco Jodice, Galleria Frittelli Rizzo, 2025. Foto: Agostino Osio.

In mostra è presente anche Margini (2017), film realizzato da Jodice per Da io a noi. La città senza confini, prima esposizione di arte contemporanea al Quirinale. Il lavoro prende avvio da una frase di Carlo Cassola — Amo la periferia più della città. Amo tutte le cose che stanno ai margini — e si costruisce attraverso il montaggio di frammenti tratti da circa sessanta film ambientati nelle periferie italiane dagli anni Cinquanta a oggi. Lo split screen mette in relazione luoghi e personaggi di epoche diverse, generando un flusso di dialoghi immaginari che restituisce la nascita e la trasformazione dei margini urbani come spazio di sogni, promesse e contraddizioni. Completa il percorso Falansterio (2020), progetto concepito per Italia in-attesa a Palazzo Barberini. La serie di sei “cartoline fotografiche”, realizzate a partire da immagini satellitari e accompagnate da brevi testi, propone una ricognizione su alcune architetture emblematiche dell’edilizia pubblica italiana: dal Colosseo ai grandi complessi del Novecento come Corviale, Gallaratese, Vele di Scampia, ZEN di Palermo e Quadrilatero di Trieste. Jodice osserva questi luoghi come tracce materiali di un’idea di rinnovamento sociale oggi in parte disattesa, ma ancora leggibile nelle forme monumentali che abitano il paesaggio.


Francesco Jodice. Torre Branca e altri luoghi comuni

11 dicembre 2025 – 7 febbraio 2026

Galleria Frittelli Rizzo
Viale Stelvio 66, Milano 

Orari di apertura: dal martedì al sabato, 14:30-19:30

Info e prenotazioni: +39 02 36504095 | info@frittellirizzo.net 

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