Ahmet Öğüt I neither artificial nor intelligent I A plus A Gallery, Venice, ph Clelia Cadamuro

Ahmet Öğüt: l’errore umano come nuova forma d’intelligenza

VENEZIA | A PLUS A Gallery | 6 novembre 2025 – 8 febbraio 2026

di FRANCESCO LIGGIERI

C’è qualcosa di profondamente umano nel rifiutarsi di apparire online. In un mondo in cui ogni artista vive nella luce tremolante dello schermo, Ahmet Öğüt decide invece di restare nell’ombra. La sua mostra neither artificial nor intelligent, alla galleria A plus A di Venezia, è un piccolo atto di resistenza: dieci ritratti a olio che non esistono su internet. Nessuna foto stampa, nessuna riproduzione su Instagram. Se vuoi vederli, devi essere lì — nel silenzio leggermente umido delle stanze veneziane, davanti alle tele 70×70, a faccia a faccia con volti che forse riconosci, o forse no.
Öğüt, che molti conoscono per i suoi progetti partecipativi e socialmente impegnati, compie qui una virata sorprendente: dalla dimensione collettiva al ritratto individuale. Ma non è un ritorno nostalgico alla pittura; è piuttosto una trappola concettuale, un esperimento sulla percezione. Gli artisti che dipinge — reali o immaginari — sono privati di nome, biografia, provenienza. Guardandoli, siamo costretti a confrontarci con il nostro stesso sguardo classificatore: quanti pregiudizi si attivano nel momento in cui cerchiamo di collocare un volto nel mondo?

Ahmet Öğüt I neither artificial nor intelligent I A plus A Gallery, Venice, ph Clelia Cadamuro

La mostra prende il titolo da Atlas of AI di Kate Crawford, libro che smonta la retorica immateriale dell’intelligenza artificiale per mostrarne la fisicità brutale — miniere di litio, server che divorano energia, corpi sfruttati. Öğüt fa la stessa cosa, ma in pittura: mette in scena la fragilità della visione umana, che non è mai neutra, mai obiettiva. La “visione artificiale” dell’algoritmo e quella dell’occhio umano finiscono per confondersi, entrambe figlie degli stessi bias, degli stessi pregiudizi sedimentati nei secoli.
Viene in mente la frenologia ottocentesca, quella pseudoscienza che pretendeva di leggere l’anima dal cranio. Gli algoritmi di riconoscimento facciale, oggi, non sono poi così diversi. Öğüt li ribalta: crea un atlante della non-identificazione, un archivio di soggettività che sfuggono alla tassonomia occidentale. Nei suoi quadri, la pittura torna a essere uno spazio di opacità, un luogo dove la conoscenza si ferma e inizia il dubbio.

Ahmet Öğüt I neither artificial nor intelligent I A plus A Gallery, Venice, ph Clelia Cadamuro

C’è un coraggio raro in questo gesto. In tempi in cui anche la critica d’arte rischia di trasformarsi in didascalia algoritmica, Öğüt ci obbliga a rallentare. A guardare davvero. A ricordare che un’immagine non deve per forza spiegarsi, non deve “funzionare”. Può anche solo esistere, scomoda e muta, davanti a noi.
E poi c’è Venezia. La città che più di ogni altra si riflette e si duplica, fatta di superfici e illusioni, diventa lo scenario ideale per questa riflessione sull’immagine e il suo doppio digitale. In un luogo dove tutto è copia, Öğüt sceglie l’originale: la presenza. Si esce dalla mostra con la sensazione che “né artificiale né intelligente” non sia una condanna, ma un augurio. Forse il futuro dell’arte — e dell’intelligenza — è proprio questo: un ritorno all’imperfezione, alla lentezza, all’errore. All’umano.

Ahmet Öğüt I neither artificial nor intelligent I A plus A Gallery, Venice, ph Clelia Cadamuro

Ahmet Öğüt. neither artificial nor intelligent

6 novembre 2025 – 8 febbraio 2026

A plus A Gallery
Calle Malipiero, San Marco 3073, Venezia

Info: +39 041 2770466
info@aplusa.it
www.aplusa.it

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