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Scusa, sono al cinema #7

 A cura di Mila Buarque

Difficile condensare in poche righe tutti i film visti in questo lungo week end veneziano. Tra quelli in concorso, uno dei più convincenti è l’italiano Hungry hearts di Saverio Costanzo. Ambientato a New York City, racconta la storia di una giovane coppia, americano lui, italiana lei (la brava Alba Rohrwacher). Si incontrano per caso, si innamorano, lei scopre di aspettare un bambino, si sposano. Ma in questa normalità qualcosa non funziona. La giovane madre comincia a rifiutare il mondo esterno. Non accetta per il figlio né il cibo né le medicine che i medici prescrivono. Il marito inizialmente cerca di capire, poi si arriva agli inevitabili contrasti fino all’amaro epilogo finale. Un tema forte, che non mancherà di suscitare polemiche, raccontato visivamente in maniera espressiva.

Hungry Hearts di Saverio Costanzo
Anche l’altro italiano, Anime Nere, nel mostrarci le vicende di una famiglia della mafia calabrese, non delude le aspettative. Pur rimanendo all’interno dei cliché del genere (tanti i precedenti illustri a cui era difficile sfuggire), Francesco Munzi costruisce una storia solida che riesce comunque ad essere credibile nel suo sviluppo. Cosa che non riesce al francese 3 Cœurs di Benoit Jacquot, prevedibile melò, con una sceneggiatura lacunosa e una regia che non valorizza adeguatamente lo splendido cast femminile (Catherine Deneuve, Charlotte Gainsbourg, Chiara Mastroianni).

Anime nere di Francesco Munzi, Aurora Quattrocchi, Peppino Mazzotta, ph. Francesca Casciarri
Grandi attori anche in Manglehorn del giovane regista americano David Gordon Greene, con un Al Pacino anziano e perso nel ricordo di un amore perduto, e nel francese Loin des Hommes. Viggo Mortensen è il protagonista di questo film di David Oelhoffen, nei panni di un maestro elementare costretto a scortare un prigioniero attraverso l’Algeria del secondo dopoguerra. Fra bande tribali in cerca di vendette, ribelli che lottano per l’indipendenza e reparti dell’esercito francese il risultato è una sorta di affascinante western crepuscolare.

She's Funny That Way di Peter Bogdanovich
Ma il film migliore di questi tre giorni veneziani è, a nostro avviso, She’s funny that way del maestro statunitense Peter Bogdanovich: una divertentissima commedia classica con ritmi perfetti e battute memorabili.

Info: www.labiennale.org

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