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Scusa, sono al cinema #9

A cura di Mila Buarque

La morte nelle sue diverse declinazioni cinematografiche è la protagonista dei film proiettati ieri alla 71. Mostra del Cinema di Venezia. In primis la morte che suggella una vita preziosa e geniale come quella di Pasolini nell’omonimo film passato in concorso. La personalità del grande intellettuale italiano è raccontata proprio attraverso la descrizione dei suoi ultimi giorni di vita fino al tragico epilogo. Alternando la ricostruzione biografica con la messa in scena di alcune parti delle opere – il romanzo Petrolio e il film Porno-Teo Kolossal – a cui lo scrittore e regista stava lavorando in quel momento, il regista Abel Ferrara passa dal registro realistico a momenti onirici.

Pasolini di Abel Ferrara, W. Dafoe
Alcune cose riuscite, su tutte la fisicità dell’intenso Willem Dafoe e la ricostruzione dell’atmosfera della Roma violenta e perduta della metà degli anni ‘70, e qualche caduta: a volte nel seguire le digressioni registiche si perde il filo del racconto. Comunque un film interessante che lascia nello spettatore la voglia di riscoprire le opere e lo spirito del poeta friulano.

Pasolini di Abel Ferrara, R. Scamarcio e N. Davoli
La morte raccontata come memoria
e come presagio è invece alla base del cinese Chuangru Zhe (Red Amnesia) del regista Wang Xiaoshuai. Una donna ormai anziana, vedova, vive sola. Le sue occupazioni sono prendersi cura della madre, ricoverata in una casa di riposo e che si rifiuta di mangiare, e dei figli ormai adulti, che mal sopportano le sue attenzioni. Unica consolazione sono gli sfoghi serali con il fantasma del marito. Fino a quando alcune telefonate anonime e l’apparizione di un giovane sconosciuto faranno riemergere dal suo passato un episodio oscuro.

Chuangru Zhe (Red Amnesia) di Wang Xiaoshuai
In bilico fra il thriller e la ricostruzione storica di accadimenti che hanno segnato un’intera generazione di cinesi, passati attraverso la rivoluzione culturale e lo scontro generazionale, il film rischia nella seconda parte di perdere incisività fino allo sbrigativo finale.

Burying the Ex di J. Dante, Photo by Suzanne Tenner
La morte infine come passaggio, e anzi, come non morte
, nel divertente ironico Burying the Ex del regista cult americano Joe Dante. Tra divertissement per cinefili e gag da screwball commedy il racconto delle vicende di un trentenne alle prese con l’ex fidanzata tornata dal regno dei morti porta il sorriso sulle labbra degli spettatori. Perché fortunatamente della morte si può (e anzi si deve) anche ridere.

Info: www.labiennale.org

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