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di MATTIA ZAPPILE

Cinema e Natale. Rito celebrativo, per lo più habitus sociale, ovviamente target commerciale. Alla grande pesca natalizia, il cinema italiano ha imparato a gettare reti che assicurano copiose abbuffate al botteghino.
Sconfitta tutto l’anno, l’industria cinematografica nostrana si prende con puntuale regolarità la sua rivincita. Il cine-panettone, etichetta dispregiativa coniata da critici inorriditi, sorvola ogni commento ironico, schiva le condanne morali, infine porta l’italiano, quello stesso che schiamazza inorridito davanti alla pubblicità, seduto in sala a commentare, e poco importa se annuendo o disdegnando. Viziato da morbi incurabili, da mezzo secolo ormai il cinema italiano non trova altra cura alla malattia del low-budget al di fuori delle inflazionate panacee: realismo e comicità. Scelte poetiche impegnative, talvolta, modus operandi di comodo, quasi sempre, pressapochismo sintonizzato sulla presunta mediocrità dell’italiano medio, spettatore ammaestrato ed accondiscendente.
Creata ad arte dai fratelli Vanzina, lo stesso De Laurentis che fu il mecenate ne rimase inorridito e convinto di un imminente fiasco, la formula natalizia parte nel 1983 con Vacanze di Natale, e diventa scuola. Collage di suggestioni anni ’50, da Totò a Brancaleone, e richiami alla cultura televisiva contemporanea, immerso in un “allusionismo” fallico tra Pierino e Giovannona Coscialunga, il film di Natale all’italiana si serializza. Anche quando passa per mani più raffinate e pretenziose, non riesce mai a svincolarsi dai cliché di un genere che sparge un’ombra lunga quanto i suoi incassi. Quest’anno, piccola rivoluzione, Colpi di fulmine rinuncia alla riconoscibilità del titolo, ma rilancia la struttura ad episodi della commedia tradizionale, proponendo preti poco ortodossi e colpi di fulmine decorati con pennellate di suggestioni televisive. Lasciato a De Sica il monopolio delle sale, Boldi sperimenta per la prima volta la formula della prima assoluta televisiva con Natale a quattro zampe, pellicola che si getta nel filone della comicità dai risvolti teneri del filone animalista, ma incorniciandola nel tipico sfondo innevato che dall’atto di nascita rimane il paesaggio più inflazionato del cine-panettone. Con Il peggior natale della mia vita torna il disastroso Paolo di De Luigi, con un film che non soffre dell’inconsistenza e della ripetitività del cine-panettone e che riesce, con gag semplici e con il piglio comico degli attori, a far sorridere lo spettatore. Più ricercato, purtroppo non sempre brillante, il film di Genovese. Una famiglia perfetta gioca e ironizza proprio sui luoghi comuni dell’immaginario natalizio e cinematografico, riscoprendo una diversa idea di famiglia e cercando un senso più profondo al gioco recitativo dell’apparire. Perla nella conchiglia, ancora da schiudere e giudicare, il Pinocchio di D’Alò rimane la promessa autoriale di un inverno cinematografico italiano che, quando riesce ad evitare la trappola e la malafede del non-cinema degli ultimi Boldi-De Sica, non sempre con pieno successo, cerca di offrire allo spettatore il suo assodato rituale natalizio: due ore di onesta alienazione.

Una famiglia perfetta. Commedia. Regia di Paolo Genovese
Il peggior natale della mia vita. Commedia. Regia di Alessandro Genovesi
Natale a 4 zampe. Film TV. Commedia. Regia di Paolo Costella
Colpi di fulmine. Commedia. Regia di Neri Parenti. Al cinema dal 13/12/2012
Pinocchio. Animazione. Regia di Enzo d’Alò. Il Pinocchio animato di D’Alò, disegnato dal grande illustratore Lorenzo Mattotti, e musicato da Lucio Dalla, di cui contiene l’ultima canzone originale composta prima della scomparsa. Al cinema dal 21/02/2013

Guarda il trailer di Pinocchio di Enzo d’Alò:

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