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OA” è un’opera teatrale che Giancarlo Cauteruccio ha pensato in cinque atti che si svolgono in una successione temporale dilatata, a intervalli di un mese l’uno dall’altro. È un progetto sulle lingue del teatro e su alcune forme fondamentali dell’azione scenica: parola, danza, musica, luce e canto. Viaggiando paralleli e combinandosi in azioni diverse questi cinque elementi trovano la propria definizione nella misura del corpo fisico (dell’attore, del cantante, del danzatore), ed emergeranno, atto per atto, come linguaggi privilegiati di cui verranno indagate le possibili estensioni. Per compiere questo viaggio “OA” sperimenta una inedita forma di messa in scena, non più fondata su una drammaturgia letteraria ma scaturita dal confronto con l’opera d’arte che diviene volano dell’azione teatrale. Cinque artisti contemporanei Alfredo Pirri, Enrico Castellani, Jannis Kounellis, Loris Cecchini e Cristina Volpi vengono chiamati a misurarsi in un confronto che supera l’esperienza già largamente sperimentata della scenografia d’artista, e si incentra sul senso profondo del teatro. Viene così dato spazio a quella sensibilità per il teatro, che non a caso è stato definito “opera d’arte totale”, che risiede nella visione di ogni artista. “OA”, acronimo che contiene l’Opera e l’Azione, elementi portanti di questa indagine, cerca luoghi di contatto e di conflitto con cinque opere d’arte per raccontare la storia del corpo in tutte le sue possibilità. Gli attori che attraversano i cinque atti dello spettacolo prestano i propri corpi in tutte le declinazioni della loro fisicità, dalla muta e quasi immota presenza al gesto danzato, declinando una nuova forma di sentimento, nei confronti del luogo e dell’energia teatrale.

OA – cinque atti teatrali sull’opera d’arte
con Alfredo Pirri, Enrico Castellani, Jannis Kounellis, Loris Cecchini e Cristina Volpi

regia
Giancarlo Cauteruccio

Teatro Studio
Via G. Donizetti 58, Scandicci (FI)

Info: +39 055 75 91 591 – biglietteria@teatrostudiokrypton.it
www.teatrostudiokrypton.it

TUTTI GLI APPUNTAMENTI:

Il primo atto (29, 30, 31 gennaio 2011) si intitola OA – La parola con l’opera di Alfredo Pirri ed è costruito intorno all’installazione Gas dell’artista romano, composta da sette elementi bianco glaciati di legno e gesso che invadono totalmente la scena teatrale. Le platee centrali del Teatro vengono abitate da sette performer, affiancati da Giancarlo Cauteruccio che dà voce alla poesia di Paul Celan, mentre le platee laterali diventano i luoghi del dialogotra Adorno e Celan, voci off di Fulvio Cauteruccio e Annibale Pavone.


Nel secondo atto (23, 24, 25 febbraio 2011)
, intitolato OA – La danza, sette danzatori disegnano lo spazio scenico al cospetto de Il muro del tempo, l’opera che Enrico Castellani presentò nel 1968 presso la galleria romana La Tartaruga, nell’ambito del progetto “Il teatro delle mostre”, ciclo di esposizioni giornaliere che coinvolse alcuni fra i più importanti artisti del tempo. L’opera è costituita da sette metronomi, impostati a velocità diverse e attivati contemporaneamente, per evidenziare con il loro battito ossessivo l’impossibilità di comprendere il senso del tempo e la vanità del desiderio di fermarlo. 

Il terzo atto (24, 25, 26 marzo) si apre sull’opera che Jannis Kounellis ha pensato e realizzato espressamente per il progetto. Tre grandi sacchi (fatti con il pvc telato dei camion) incombono sulla scena come corpi impiccati lasciando indovinare al loro interno le forme convulse di mobili e oggetti dismessi. La materia espressa nelle forme più arcaiche, ma con i materiali di scarto della cultura consumista, si fa metafora della condizione umana, intrisa di memoria come di dolore. Sette cantanti liriche, sette presenze umane in movimento tra le opere, interpretano attraverso la parola cantata il conflitto tra il caos della materia e l’ordine cui aspira l’uomo. Il tormento e la centralità del corpo dominano l’azione scenica nella sintesi visiva di un altro oggetto sospeso: un crocifisso capovolto, dove al posto del braccio corto è stata innestata una campana che rintocca alle oscillazioni prodotte casualmente da un animale legato alla struttura.

Nel quarto atto (14, 15, 16 aprile), le opere di Loris Cecchini aprono la possibilità per un lavoro sulla luce come principio scultore delle materia. L’installazione, fatta di materiali sintetici, trasparenti e capaci di creare una distorsione ottica, viene abitata da corpi reali, diversi e quasi estremi, come per rappresentare alcune delle categorie con cui di definisce la fisicità. I canoni di bellezza, magrezza, prestanza trovano la propria specificità nella compresenza con i loro opposti. I performer mettono inscena con lentezza una serie di azioni minimali, e il corpo, elemento scalare, concentra un senso di attesa quasi beckettiana che non trova compimento in nessuno scioglimento della tensione.

Nel quinto atto (18 maggio), dopo una serie di esplorazioni sul corpo si raggiunge la superficie, la pelle, l’abito. L’opera di Cristina Volpi mette in evidenza la percezione del corpo come sovrastruttura, come pelle altra: un abito da sposa in tessuto militare che descrive uno stato di conflitto permanente, una criticità dell’identità. La musica classica, nell’esecuzione dal vivo di tre musicisti tenta una ricostruzione di questa armonia interrotta e l’opera, che richiama anche la centralità del costume nel teatro, diviene il testo di un’azione fortemente poetica

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