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BELLUNO | Palazzo Crepadona | 16 giugno 2012, ore 18.00

Attraverso un’azione di sospensione e sollevamento, Mario Tomè propone la propria riflessione su temi legati alla montagna, all’arrampicata, alla condizione naturale/artificiale che investe l’uomo durante la progressione della salita. La sua montagna capovolta è costituita stavolta dalla piramide rovesciata che campeggia al centro dello spazio del Cubo (12 metri lungo largo alto), al cui vertice superiore (reverso inferiore) egli è collegato ed assicurato con tecnica di rocciatore. La montagna è girata.
Tomè compie la propria ascensione da sotto
, ma la cima non si erge, e già lo guarda dall’alto. La montagna, bianca, è dentro, costretta tra le nere pareti del Cubo, apicchi perpendicolari. Nell’arrampicata la salita non è sempre lirica, o libera. Ma quale free-climbing. Alcuni, assorti o superstiziosi, vogliono ritenere, o sostenere, che salire equivalga ad un atto di libertà. Ma la liberazione dalla costrizione è sempre parziale, la liberazione dalla gravità un’illusione letteraria (letteratura a basso costo). L’uomo che sale non è libero che a tratti, come l’uomo nel mondo. La progressione verticale è un processo, fisico e mentale, che prevede un’alternanza di situazioni, stati naturali e artificiali, movimenti e soste, slanci e procedure tecnico/meccaniche di assicurazione. I passaggi liberi e armonici si alternano alle lunghe fasi di immobilità e attesa e di costruzione della sicurezza, l’illusione della leggerezza al peso della fatica. La progressione, tranne in alcune fasi di trance, procede per stalli, anche all’interno della fluidità d’azione. L’atomo della successione è scisso, fermo: è collegato al successivo grazie ad un connettore.
Per procedere, bisogna fermarsi. Andare è dunque anche stare. Bisogna saper stare, per poter andare. È necessario saper realizzare un sistema di collegamento e connessione. L’“ottimo punto di ancoraggio” è anche un sicuro punto di osservazione sullo spazio attorno.
A partire dal 2009 (Skyhook, Semplicemente Contemporaneo, Padova; Suspensions, 2010, GumStudio, Carrara), Mario Tomè ha sviluppato una riflessione sui temi dell’arrampicata, del rapporto dell’uomo con l’ambiente della montagna, concentrandosi in particolare su alcune pratiche, alpinistiche ed estetiche.
La performance Questa sosta non è un orto insiste su un elemento nuovo, intervenuto nell’esperienza di lavoro e di vita dell’artista. Nell’ultimo anno, Tomè ha lavorato come rocciatore per una ditta che esegue lavori temporanei in quota con l’impiego di sistemi di accesso e posizionamento mediante funi. Questo tipo di attività viene generalmente svolta in montagna, e consiste nella messa in sicurezza e nel consolidamento di pendii e versanti rocciosi. In questo genere di attività, il lavoratore è “esposto costantemente a rischi particolarmente elevati” (rischio di caduta dall’alto), che vengono controllati attraverso l’impiego di sistemi di ancoraggio, attrezzature, dispositivi meccanici e corde, la cui perfetta conoscenza risulta indispensabile. Questa conoscenza tecnica particolare, è uguale o simile, per molti aspetti, a quella impiegata abitualmente nell’alpinismo. I sistemi di assicurazione, trasferimento, sospensione, sono più elaborati, dato il carattere complesso e delicato delle manovre da eseguire. L’apprendimento e la metabolizzazione di questa tecnica, e la necessità di un’attenzione costante, hanno modificato l’atteggiamento di Tomè, che ha inserito questa nuova pratica d’attenzione, a la conoscenza acquisita, nel proprio lavoro artistico legato alla montagna e al concetto di salire. Il suo sguardo diviene più circospetto, la sosta conta quanto la cima, senza la sosta non vi è alcuna cima. Una componente, necessaria, di artificialità, è intervenuta nel ragionamento. La progressione è una complessità, che si sviluppa per cesure, soste, procedimenti. L’arrampicata, nella realtà, non è quasi mai libera, ma condizionata da diversi fattori di vincolo. La sosta in sicurezza è uno degli elementi imprescindibili. La sosta è necessaria al movimento, sua parte integrante. Se non si sa attrezzare adeguatamente una sosta, non si è in grado di salire: meglio rimanere nell’orto condominiale.

sosta 1KN
la sosta non è un orto
criteri e dotazioni/criteri di esecuzione
requisiti di sicurezza
lavori temporanei
l’operatore è direttamente sostenuto dalla fune
dispositivi di protezione individuale anticaduta
piattaforma di lavoro/bivacco sospeso
accesso
caduta dall’alto
frazionamento
posizionamento
ancoraggio
tirante d’aria
fune in tensione
corda semistatica
imbrago
dispositivi di ancoraggio
connettore
cordino
assorbitore di energia
fettucce
discendore
dispositivo assicuratore
carrucola

Mario Tomè
Questa sosta non è un orto

performance a cura di Gianluca D’incà Levis

Cubo di Palazzo Crepadona, Belluno

16 giugno 2012, ore 18.00
allestimento in opera fino a sabato 1 luglio 2012

Sabato 16 giugno, dalle ore 15.00, dolomiti contemporanee presenta il programma generale d’eventi per il 2012, introducendo i nuovi siti in cui si avvieranno i progetti estivi ed autunnali. Tutti gli eventi in programma di svolgeranno nel Cubo di Palazzo Crepadona (Belluno).

Il programma di sabato 16 giugno 2012
  • ore 15.00: anticipazione alla Stampa del programma delle iniziative previste per l’estate/autunno 2012
  • ore 15.30: Presentazione delle Tesi di Laurea di quattro studentesse dell’Università Cà Foscari di Venezia e dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, che negli ultimi mesi hanno approfondito alcuni temi dei progetti Dolomiti Contemporanee e Gabls. Le studentesse sono Irene Brunello (UNTITLED, Cantiere aperto per progetti innovativi nell’arte contemporanea), Mariairene Didoni (Luoghi ritrovati e spazi inconsueti per l’arte contemporanea: alcuni casi di studio in Veneto), Francesca Gaio (Arte Contemporanea in provincia di Belluno: GaBls, Perarolo, Lorenzago Aperta, Dolomiti Contemporanee), Federica Perin (Non profit un nuovo metodo di fare arte).
  • ore 18.00: “Questa sosta non è un orto”, di Mario Tomè. L’artista realizzerà una performance installativa che riflette su alcuni temi propri dell’arrampicata e del rapporto tra l’uomo e la montagna, sospendendosi alla piramide sommitale del Cubo, all’interno di un volume/bivacco.
  • ore 19.00, Foyer Cubo: un pò di aperitivo, poche tartine
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