Intervista a Walter Guadagnini di Francesca Di Giorgio*

Racconti dalla camera oscura, a cura di Walter Guadagnini, Skira

Racconti dalla camera oscura, a cura di Walter Guadagnini, Skira

Quando gli chiedo se sia stato a sua volta un libro a spingerlo a curare Racconti dalla camera oscura, l’ultimo volume edito da Skira, dopo aver chiuso i quattro tomi de la Fotografia, Walter Guadagnini racconta: «Sono stati più libri e più film, ad ispirarmi, in realtà. Anche a questo proposito sono comunque partito da una considerazione di base: mi ha sempre incuriosito il fatto che del rapporto tra fotografia e letteratura si parli soprattutto della presenza di testi di poeti o romanzieri a commento o accompagnamento di libri fotografici. Io volevo mettere in luce invece il fatto che la fotografia sia stata una fonte di ispirazione nuova per i romanzieri».

Walter Guadagnini – che vive e lavora a Bologna, dove dal 1992 è titolare di una cattedra di Storia dell’Arte all’Accademia di Belle Arti, dal 2011 tiene la cattedra di Storia della Fotografia ed è coordinatore del Biennio Specialistico in Fotografia della stessa Accademia – questa mattina ha guidato la conversazione dal titolo: Sconfinamenti, nell’ambito del ciclo di appuntamenti dedicati all’arte contemporanea organizzato da ASLC progetti per l’arte. Un “lettura” delle fotografie del viaggio in Iran del 1970 scattate da un giovane Gabriele Basilico.
Il tema del viaggio sarà poi ripreso da Guadagnini nella presentazione della mostra da lui curata insieme a Diane Dufour e Elio Grazioli, intitolata Dalla via Emilia al mondo e organizzata all’interno del Festival della Fotografia che si terrà a Palazzo da Mosto (Reggio Emilia) a partire dal 9 maggio fino al 10 luglio.

In attesa, quindi, di vederlo sul campo abbiamo chiesto ad uno dei più autorevoli storici e critici della fotografia in Italia di parlarci della natura di questo volume che racchiude autentiche perle dell’editoria internazionale di autori come Hardy, Maupassant, Pirandello, Calvino, ecc… Che hanno contribuito a rimettere sempre in discussione la fotografia nel corso del tempo…

Racconti dalla camera oscura può far pensare ad un “noir” sulle tracce di una fotografia “colpevole” del suo successo. Non è propriamente un saggio ma nemmeno una semplice raccolta…
In effetti, la scelta dei racconti risponde a un paio di criteri di lettura della natura e dell’evoluzione della fotografia: da un lato la percezione che della fotografia si è avuta dalle origini fino ai primi anni del XX secolo, vale a dire quella di una pratica che teneva insieme scienza e magia, dall’altro il tema della fotografia come sostituto, come proiezione o come fantasma della presenza fisica della persona.

Ha definito La mia arte perduta di M.D. Conway (1862) come “un’autentica scoperta”…
Conway è un autore pressoché sconosciuto, e non era mai stato tradotto in Italia, da questo punto di vista è davvero una scoperta. Devo la sua conoscenza a un testo di Quentin Bajac, oggi direttore del Dipartimento di Fotografia del MoMA di New York, che era stato pubblicato nel primo volume della storia della fotografia che ho curato per Skira: da quella citazione è nata la curiosità di andare a leggere l’originale, e mi è parso che valesse la pena presentarlo al pubblico italiano.

La Fotografia. L’età contemporanea 1981-2013 (vol. 4), a cura di Walter Guadagnini, Skira

La Fotografia. L’età contemporanea 1981-2013 (vol. 4), a cura di Walter Guadagnini, Skira

Gli stralci d’opera letteraria che si susseguono in ordine cronologico delineano le alterne “fortune” di fotografia e fotografi… Quali sono stati per lei i testi fondamentali in questo senso?
Sicuramente Hawthorne, che imposta la figura del fotografo come negromante, che viene estremizzata ed elaborata in chiave visionaria – inserendo anche l’aspetto scientifico – proprio da Conway. Cortázar e Calvino sono invece fondamentali per comprendere la svolta concettuale impressa alla figura del fotografo a partire dagli anni Sessanta, un fotografo che riflette sulla natura del mezzo e sul rapporto tra l’immagine fotografica e la realtà in chiave artistica.

Crede che la diffusione della fotografia “narrata”, negli anni che prende in esame il  volume (da metà Ottocento fino agli anni ‘40/’70 del Novecento), possa trovare un riscontro, in forme differenti, anche oggi? La fotografia contemporanea è ancora materia letteraria?
La fotografia è materia letteraria ancora oggi, anche se si sviluppa in modi diversi, così come è mutata la pratica fotografica. Ci sono i narratori che usano la figura del fotografo di guerra, di attualità come motivo ispiratore (penso ad esempio al Pérez-Reverte di “Il pittore di battaglie”), e altri, come Sebald, che invece utilizzano la fotografia, non solo come fonte di ispirazione ma come strategia narrativa parallela ma ‘altra’ da quella scritta.

Per Skira ha curato anche un’opera enciclopedica sulla fotografia in quattro tomi (l’ultimo dedicato all’Età contemporanea dal 1981 al 2013). Ci può raccontare il modo di lavorare a questi progetti editoriali così diversi?
L’esempio della scoperta di Conway grazie alla citazione di Bajac credo sia la miglior risposta possibile: il vantaggio di lavorare a progetti diversi che però hanno un soggetto comune permette di avere uno sguardo più ampio, di sapere che ogni progetto è solo una parte degli infiniti studi che si possono fare su di un argomento. È il motivo per il quale ho sempre lavorato a tanti progetti contemporaneamente, ci sono tante di quelle cose da imparare…

Intervista tratta da Espoarte #91*

Racconti dalla camera oscura
a cura di Walter Guadagnini

Editore: Skira
Collana: StorieSkira
Anno: 2015
Pagine: 208
Prezzo: € 15.00

La Fotografia. L’età contemporanea 1981-2013 (vol. 4)
a cura di Walter Guadagnini

Testi: Charlotte Cotton, Okwui Enwezor, Walter Guadagnini, Thomas Weski, Francesco Zanot
Editore: Skira
Anno: 2014
Pagine: 304
Prezzo: € 60.00

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