Ti sarà inviata una password per E-mail
Intervista a Roberto Berné, stampatore fine art

di Livia Savorelli

Sicuramente vale per ogni lavoro, quando c’è la passione il risultato è sempre migliore ma quando questa è coltivata con costanza, amore, dedizione e sacrificio, i risultati spesso sono d’eccellenza. Quando, poi, l’umanità di una persona, il suo saper cogliere con naturalezza le esigenze dell’altrui lavoro ed interpretarne le emozioni, diventano la conditio sine qua non del risultato, tutto questo appare come uno straordinario valore aggiunto.
Iniziamo questo viaggio-racconto attraverso la stampa fine art con Roberto Berné, un professionista di questo ambito che ama definirsi “traduttore dell’essenza dell’immagine del fotografo”…

Roberto Berné al lavoro nel suo studio.

Concentriamoci innanzitutto sul tuo ambito di specializzazione: la stampa fine art. Ci spieghi esattamente cos’è e quando nasce?
Partiamo dal presupposto che con il termine Fine Art s’intende un concetto e non un tipo di carta o montaggio, come molti erroneamente credono. Tradotto significa “Stampa a regola d’Arte” quindi ne segue il relativo concetto e cioè “realizzata eseguendo tutti quei criteri che accompagnano tale processo”. Quindi: rendere con la stampa l’esatta aspettativa che l’opera deve dare, in termini di emozione, significato e pathos, usare materiali consoni alla sua conservazione, ovvero utilizzare carte, collanti ed inchiostri adeguati a un prodotto che deve essere a regola d’arte. Tutti i materiali devono cioè essere coerenti con quello che l’opera vuole raccontare.
Con il termine fine art s’intende, quindi, fare una cosa per come deve essere fatta e deve esistere. La stampa d’arte è sempre esistita, basti pensare alle vecchie litografie e l’Italia ha una grande storia in merito, per questo firmo le mie opere, come simbolo di garanzia e valore come si faceva nei secoli scorsi.

  Marco Maria Zanin, Luz, 2013, stampa giclée su carta 100% cotone montata su dibond e cornice legno, ed di 5 es + II p.d'a, cm 145x175

Mi ha molto colpito la definizione di te stesso formulata in una recente intervista: “traduttore dell’essenza dell’immagine del fotografo”. Parliamo, quindi, di uno degli aspetti più importanti del tuo lavoro, ossia il rapporto, intimo e fondamentale, tra lo stampatore e l’autore della fotografia… Che tipo di dinamiche si instaurano e come realmente viene sviluppato il lavoro?
Il mio compito primario è quello di interpretare le emozioni dell’artista, capire l’opera attraverso la conoscenza dell’autore e, quindi, darle vita. Il dialogo con il creatore dell’opera o autore è assolutamente fondamentale, si viene a creare un rapporto intimo e speciale, come una sorta di “matrimonio”, dove non arriva l’autore arrivo io e viceversa. Spesso il confronto tra di noi può avvenire in modo aspro, ma anche questo è un modo attraverso il quale trovare la sintesi necessaria per dare vita a un’opera.

Nella fotografia d’autore, è molto importante il concetto di archiviazione. Il tuo laboratorio come procede al riguardo?
Siamo gli unici all’avanguardia, oltre a conservare più backup dei file ne deteniamo uno anche in banca, poi abbiamo un file system che teniamo sempre aggiornato, nel senso che ogni volta che si realizza un’opera viene aggiornato l’archivio dell’artista. Ogni opera che esce dal nostro studio è, inoltre, dotata di un certificato di autenticità e qualità. Alla fine del lavoro, applico un adesivo con un codice a barre ed un ologramma anti contraffazione collegato ad un sito esterno che fa riferimento al Ministero dei Beni Culturali, con tutte le caratteristiche dell’opera (data di stampa, numero dell’esemplare e tiratura). Nel mercato dell’arte queste garanzie sono fondamentali per ogni attore: autore, stampatore e collezionista.

Giampiero Fanuli, Hollywood - Los Angeles, 2013, stampa giclée su carta baritata, montaggio sotto Plexiglas® Gallery con polimeri, cm 60x60, ed di 5 es

Tema molto importante connesso alla stampa fotografica è quello relativo alla conservazione. Cosa deve sapere un collezionista di fotografia per non incorrere in brutte sorprese?
A: chi è lo stampatore.
B: come è stata realizzata la stampa, tipi di carte e cartiere, con quali procedure, nel caso di montaggio con quali materiali e collanti, tipo di vetri, plexiglas, cornici, legni, verniciature.
Nel nostro caso, non realizziamo sistemi di stampa industriale anche se, per alcuni autori nell’arte contemporanea, quel tipo di sistema va bene in quanto deve esprimere un concetto.
Noi utilizziamo sistemi di stampa e montaggio che devono soddisfare i parametri di conservazione museale, quindi adottiamo sistemi di stampa Giclée Epson, garantiti minimo 80 anni, materiali conservativi – per quanto concerne passpartout, vetri, plexiglas, lastre di montaggio e biadesivi – pH neutro certificati e riconosciuti a livello archivistico ministeriale.

Hai realizzato mostre importanti e lavorato con fotografi internazionali come Steve McCurry. Che esperienza è stata? Come hai vissuto il rapporto con questo grande della fotografia?
Con tutti i fotografi di un certo spessore con cui mi trovo a confrontarmi, rimango colpito dalla loro grande umanità, cultura, poesia. Il detto “pane al pane, vino al vino” riflette molto bene quello che intendo: dietro a un grande lavoro c’è sempre un grande uomo. Ho anche imparato, col tempo, a furia di confrontarmi con loro, che sono esattamente come noi e che sbagliamo ad idolatrarli come dei, sono uomini semplici con i loro pregi, difetti e problemi. E un po’ come andare in spiaggia ed iniziare a parlare con il vicino di ombrellone… È la stessa cosa, con la differenza che queste persone ti lasciano sempre dentro qualcosa di indelebile.

Raccontaci un po’ del tuo lavoro… Chi è passato nello Studio Berné? Ci segnali qualche “Giovane Promessa”?
Ho avuto la fortuna di conoscere persone come Mario De Biasi, Nino Migliori e Giovanni Gastel, che hanno un qualcosa da lasciarti nell’anima. Lavoro con continuità con Mario Cresci, Luigi Erba, Giuseppe Mastromatteo, Chiara Dynys, Tono Mucchi, tra gli altri.
Tra le giovani promesse, vi segnalo: Marco Maria Zanin, Andrea Valsecchi e Giampiero Fanuli.

Giuseppe Mastromatteo, Homogenic #11 - #05, 2014, stampa giclée su carta baritata, cm 80x80 cad, montaggio dibond 3 mm plexiglas® Gallery appoggiato e cornice legno, ed di 8 es.

Quali progetti ti vedranno impegnato nei prossimi mesi? Progetti per il futuro?
Sto preparando i lavori per una nuova personale di Steve McCurry che inaugurerà il 16 maggio alla nuova galleria ADP Log di Torino, le opere per la mostra di Michele Alassio a Parigi e le opere di Andrea Valsecchi che presenterò al MIA.

Andrea Valsecchi, Stay Safe #2 dalla serie Stay Stupid, 2013 video su web, stampa giclée su carta 100% cotone, cm 60x40 montata su dibond 3 mm cornice in legno e vetro invisibile, ed di 3 es + I p.d'a.

Un tuo sogno: con quale fotografo non hai ancora lavorato e vorresti farlo al più presto?
Non ho un nome particolare da formulare. Ti risponderò così: il mio sogno più grande è poter guardare al futuro attendendo le sorprese, le occasioni e le persone che mi si presenteranno.

Studio Berné

Via Don G. B. Riva 13, San Vittore Olona (MI)
Info: 0331.514445
www.studioberne.com

Condividi su...
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Questo sito utilizza i cookies per migliorare la tua esperienza di navigazione. Se continui a navigare accetterai l'uso di tali cookies. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi