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VERONA | Veronafiere, pad. 12 | 16 – 18 ottobre 2015

Giulio Paolini, Voyage Autour de ma Chambre, 2011, leggio, litografia e matita su carta, cm 147 x 120 x 80, Courtesy CanepaNeri, Genova - Milano - Courmayeur Sono stati selezionati i 50 artisti per Some Velvet Drawings, progetto di disegno su carta e partecipazione a cura di Eva Comuzzi, per la seconda edizione del format ARTES ideato da Andrea Bruciati.

Se l’anno scorso la mostra 2000Maniacs, dedicata alla pittura, si era distinta per l’aspetto dinamico e performativo, mettendo prevalentemente in luce il temperamento ossessivo-lesivo del pittore, quest’anno Some Velvet Drawings intende portare l’attenzione verso la dimensione silenziosa e intimista del disegno, quella che spesso, ancora oggi, è traccia di una prima intuizione, segno aperto dalle mille possibilità.
Dodici i maestri scelti tra i presenti in fiera: Vito Acconci (New York, 1940), Vincenzo Agnetti (Milano, 1926-1981), Stefano Arienti (Asola, MN, 1961), Alighiero Boetti (Torino, 1940 – Roma, 1994), Giuseppe Capogrossi (Roma, 1900-1972), Giuseppe Chiari (Firenze, 1926-2007), Francesco Clemente (Napoli, 1952), Giorgio Griffa (Torino, 1936), Giulio Paolini (Genova, 1940), Pino Pascali (Bari, 1935 – Roma, 1968), Mario Schifano (Homs, 1934 – Roma, 1998) e Mark Tobey (Centerville, USA, 1890 – Basilea, 1976) con i quali i 50 giovani artisti, individuati da Eva Comuzzi e Andrea Bruciati, sono stati chiamati a dialogare:

Pino Pascali, Eremita, 1964, tecnica mista e collage su cartoncino, cm 27,7x21, crediti fotografici Claudia Cataldi, Courtesy Frittelli Arte Contemporanea, FirenzeGiuseppe Abate, Bari, 1987; Lorenzo Aceto, Pescara, 1985; Paola Angelini, San Benedetto del Tronto (AP), 1983; Adriano Annino, Napoli, 1983; Manuel Baldassare, San Vito al Tagliamento (PN), 1979; Thomas Braida, Gorizia, 1982; Nicolò Bruno, Milano 1989; Anna Capolupo, Lamenzia Terme (CZ), 1983; Jacopo Casadei, Cesena (FC), 1982; Stefano Cumia, Palermo, 1980; Luca De Angelis, San Benedetto del Tronto (AP), 1980; Francesco De Grandi, Palermo, 1968; Fabio De Meo, Latina, 1986; Andrea Dojmi, Roma, 1973; Sabino Donda, Palmanova (UD), 1970; Ilaria Fasoli, Mirano (VE), 1992; Matteo Fato, Pescara, 1979; Marina Ferretti, Pordenone, 1982; Eckehard Fuchs, Alzenau/Wasserlos, (Germania), 1975; Pascal Gadaleta, Ruvo di Puglia (BA), 1988; Anna Gramaccia, Perugia, 1980; Andrea Grotto, Schio (VI), 1989; Luca Macauda, Modica (RG), 1979; Francesco Maluta, Lovere (BG), 1983; Dacia Manto, Milano, 1973; Dario Molinaro, Foggia, 1985; Elena Monzo, Orzinuovi (BS), 1981; Lorenzo Morri, Jesi (AN), 1989; Andrea Nacciarriti, Senigallia (AN), 1976; Valerio Nicolai, Gorizia, 1988; Alessio Onnis, San Gavino Monreale (CA), 1979; Dario Pecoraro, Milano, 1984; Alessandra Piga, Cagliari, 1989; Ettore Pinelli, Modica (RG), 1984; Greta Pllana, Durazzo, (Albania), 1992; Barbara Prenka, Gjakova, (Kosovo), 1990; Paolo Pretolani, Assisi, 1991; Agne Raceviciute, Klaipeda, (Lituania), 1988; Giovanni Sartori Braido, Mestre (VE), 1989; Giulia Martina Serafini, Milano, 1990; Mario Scudeletti, Treviglio (BG), 1980; Mattia Sinigaglia, Sirmione (BS), 1989; Chiara Sorgato, Padova, 1985; Kristian Sturi, Gorizia, 1983; Federico Tosi, Milano, 1988; Sulltane Tusha, Durazzo, (Albania), 1988; Marco Useli, Nuoro, 1983; Lucia Veronesi, Mantova, 1976; Adriano Valeri, Milano, 1987; Vinicio Venturi, Firenze, 1971.

Stefano Arienti, Babbo Natale, 2001, acrilico su mylar, cm 110x80, Courtesy Analix Forever, Ginevra«Il titolo, fa riferimento alla canzone Some Velvet Mornings, scritta da Lee Hazlewood e cantata con Nancy Sinatra, ascoltata, credo per la prima volta – dichiara Eva Comuzzi, curatrice del progetto a quattro mani con Andrea Bruciati – mentre affiancavo la Cartiera di Fabriano. Una canzone di cui non ricordo più nulla, se non la sensazione ipnotica e oscura che mi ha condotto, a sua volta, nei sotterranei lynchiani di Blue Velvet, fra le pieghe cangianti e tattili del velluto, diffusosi nel Trecento anche in Italia, soprattutto a Firenze e a Venezia. Città che, proprio nel corso del Rinascimento, diventano le portavoci rispettivamente del segno e del colore, la cui sintesi sarà magistralmente rappresentata da Tiziano. Sono anni questi in cui il disegno, inteso come pratica abituale presso botteghe e accademie, trionfa nel nostro Paese e con esso un collezionismo1 che sviluppa sempre maggiore interesse nei confronti di questa forma primaria che porta con sé tutta l’energia del primigenio. Alla fase documentale, a quello che era un semplice appunto, si affianca, mano a mano, la componente estetica. Le modalità si fanno più veloci e le carte preparate (a Venezia dominavano soprattutto quelle azzurre), illuminate con la biacca e pronte per essere disegnate con la punta d’argento – tipicamente fiorentina – vengono ben presto sostituite da matite rosse, nere e carboncini, usati direttamente su carte bianche o naturalmente colorate. Se poi i manieristi, per dare maggiore enfasi al loro segno nervoso, inizieranno a fare largo uso della penna, nel Seicento e Settecento ad essere particolarmente in uso saranno l’acquerello, la sanguigna e i pastelli, che nel corso dei secoli successivi sapranno dare al disegno una dimensione sempre più autonoma. Le carte di Carriera, Chardin, Degas e poi quelle di Francis o Frankenthaler, per citare solo alcuni fra i numerosi sperimentatori di questa tecnica, sono infatti oramai lontane dall’idea del non finito. Ai pastelli, si sostituiscono gli olii o gli acrilici e ai colori le carte stesse. Carta su carta che diventa collage, fotomontaggio, papier découpé, usati per protestare o semplicemente per decorare, aprendo così sempre più le porte a quella libertà e varietà che giunge fino ad oggi e che ritroviamo qui sintetizzata nei lavori dei 62 artisti presenti in mostra.

Alighiero Boetti, Shaman/Showman, 1968, stampa litografica, cm 70 x 50, Courtesy Collezione Composti della Ca' di Fra', MilanoAccanto a 12 maestri, 50 giovani artisti vanno a comporre un arazzo caratterizzato da differenti tonalità e tessiture. Quelle trasparenti e leggere di Marco Useli per esempio, o quelle chiaroscurali della grafite di Ettore Pinelli, Luca Macauda e Dacia Manto, la quale vi aggiunge anche l’ombrosità del carbone. Si passa poi ai delicati pastelli di Alessio Onnis, Stefano Cumia e Dario Pecoraro, che con Mario Scudeletti ci riporta nelle atmosfere simboliste. I convulsi e scarni tratti di Lorenzo Aceto, Manuel Baldassare, Luca De Angelis e l’autoritratto di Nicolò Bruno ci introducono ai segni pesanti delle chine di Matteo Fato ed Eckehard Fuchs, che a loro volta trovano la perfetta sintesi nell’opera al contempo grafica e pittorica di Adriano Annino. Della medesima matrice espressionista, le prove di Fabio De Meo, Sabino Donda e Alessandra Piga che presentano dei volti dalle forti connotazioni primitive. Primitive, ma anche visionarie come le pagine di Thomas Braida che fa uso intimista e liberatorio del quaderno. Sperimentale, e al contempo molto personale, appare l’opera di salsa su carta da forno di Pascal Gadaleta, che apre le porte ad una dimensione più bucolica popolata da cigni, uccelli, cani, gatti, cavalli, maiali e strani insetti, come nel caso di Adriano Valeri (che assieme a Lucia Veronesi presenta un collage), Greta Pllana, Giovanni Sartori Braido, Giulia Martina Serafini, Federico Tosi, Kristian Sturi, o ancora Francesco Maluta e Marina Ferretti che, come Jacopo Casadei, disegnano su carte colorate. Lavori in cui il segno appare quasi come un sottile filo, che è invece realmente cucito sulla carta di Anna Capolupo il cui soggetto principale è il femminino, investigato nell’aspetto malinconico-introspettivo da Andrea Dojmi o in quello erotico-seduttivo da Elena Monzo e Dario Molinaro. Ad essere interessato a questa tematica anche Giuseppe Abate presente con un pendant a matita che oscilla fra quel senso dell’ironico e del triviale che si ritrova pure nel personaggio dinoccolato di Vinicio Venturi. A trattare l’essere umano con un’immagine al contempo delicata e brutale anche Valerio Nicolai, mentre l’uomo-raggio di Lorenzo Morri è sintesi essenziale di segno e colore, astrazione e figurazione. Raffinate e dal sapore d’altri tempi le prove a china e tempera su carta di Francesco De Grandi, quelle a punta d’argento di Agne Raceviciute e a puntasecca di Paola Angelini che, così come Chiara Sorgato e Sulltane Tusha presenta un trittico. Trittico dominato dall’investigazione della dimensione paesaggistica o della natura morta, analizzata in una modalità ora più fluida e oscura da Andrea Nacciarriti e Andrea Grotto, colorata e infantile da Ilaria Fasoli, segnica e legata ad un simbolismo arcaico-religioso da Mattia Sinigaglia e Paolo Pretolani. Infine, a giocare con il supporto, che diviene quasi elemento scultoreo, sono invece Anna Gramaccia e Barbara Prenka, che attraverso tagli e incisioni sembrano voler andare a ricercare quelle fibrille e filigrane che hanno saputo dare alla carta la preziosità e versatilità che le sono proprie».

Mario Schifano, Paesaggio anemico (per Lucrezia), 1973-78, smalto e collage su cartoncino, cm 100 x 70, Courtesy Galleria Bagnai, Firenze ARTES, il format ideato da Andrea Bruciati e volto a indagare di anno in anno le diverse discipline artistiche, è affiancato per il secondo anno dalla media partnership di Espoarte, sulla cui piattaforma web è stata lanciata a maggio l’open call per artisti, che ha riscontrato una partecipazione raddoppiata rispetto al 2014, a testimonianza dell’accreditamento dell’iniziativa.

Il progetto prevede, durante i giorni di manifestazione, momenti di confronto e dialogo tra le parti (artisti, curatori, pubblico), per aprire una riflessione sulla dimensione e destinazione del disegno contemporaneo: considerato da sempre un medium privato, e pertanto libero proprio perché destinato prevalentemente a se stessi, ci si interrogherà sul concetto di pubblico-privato, oggi in fase di riconnotazione. Non solo, tradizionalmente inteso per lo più come traccia, primo pensiero, idea che ancora non ha una forma chiara, si affronterà il tema del non finito, del ‘frammento’, che oggi raggiunge una sua ‘parità di genere’ quando viene intenzionalmente scelto e perseguito come pratica e linguaggio con cui presentare un’opera.

Artes | Some Velvet Drawings
a cura di Eva Comuzzi
in collaborazione con Andrea Bruciati

ArtVerona 2015
Veronafiere, pad. 12
16 – 18 ottobre 2015

Media partner: Espoarte

Info:
artes.artverona@gmail.com
www.artverona.it


1. Sarà proprio il Vasari, nella seconda metà del Cinquecento, ad iniziare un’incredibile raccolta di disegni di grandi maestri (poi smembrata e spartita fra i vari musei di tutto il mondo), che oggi possiamo considerare la prima e più grande mai esistita. Alla fine del secolo si contavano già vari collezionisti, e il fenomeno si incrementò nei due secoli successivi, quando ebbe inizio un vero e proprio mercato dei disegni antichi.

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