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BOLOGNA | Galleria Spazio Testoni | 19 aprile – 1 giugno 2011

La descrizione di un attimo

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Intervista a LUCA GASTALDO di FRANCESCA DI GIORGIO

È questione di allenamento, di abituare i nostri sensi a lavorare per noi. Ciò che può cogliere la visione non è mai (o almeno non dovrebbe essere) un risultato univoco. Che sia accidentale o indotta lascia sempre un margine di dubbio sull’illusoria capacità dei nostri occhi di cogliere il reale. Luca Gastaldo contamina la tela di percezioni che, da private, diventano condivise e lasciate libere di modificarsi, distorcersi, mutare di segno. Di trattenerle, per un istante, sospese – ma con lo scopo, di disperderle, quando si presenta l’occasione – in onore di un’epoché che, per dirla alla Husserl, “mette tra parentesi” i preconcetti, il giudizio insindacabile sulle cose del mondo per osservarle come se fosse la prima volta…

Il tuo approccio alla pittura potrebbe dirsi sinestetico: dall’impulso della visione si sincronizzano tutti gli altri sensi alla ricerca di un canale percettivo che ne raccolga e ne amplifichi la comunicazione…
Il perno del mio lavoro è sicuramente la tela e sin dal principio è accompagnato da una serie di percezioni che lo alimentano.
Cerco di rendere, nelle installazioni che realizzo, questo complesso sensoriale, che nello sviluppo del quadro è per me evidente, soprattutto nelle ultime mostre, unendo alla visione, considerata un primo impulso, l’udito, l’olfatto e anche il tatto, in modo da creare una situazione emozionale completa.
È una completezza che per me è già racchiusa nel quadro, ma che un’installazione aiuta a suggerire.
L’opera va, a mio parere, guardata, studiata in modo approfondito, entrando nella situazione che viene rappresentata.
Il coinvolgimento o l’accenno a diversi sensi aiuta a vivere la situazione in modo “completo”.

Si respira una certa “tensione” nel tuo lavoro. Quell’”essere” e “non essere ancora”…
La tensione di cui parli è quello che desidero sia il centro del mio lavoro, quello che vorrei intuisse chi guarda una mia opera.
Tutto nasce dalla realtà che vivo, da luoghi reali, da situazioni vissute.
Sono esperienze poi modificate, influenzate, stravolte dal tempo che passa fra la realtà vissuta e la realizzazione dell’opera.
Realtà che si mischiano al ricordo, al desiderio così da non essere più solamente scorci reali e riconducibili ad un luogo preciso ma anche situazioni ideali.
Il creare scorci precisi e riscontrabili nella realtà sarebbe un limitare l’opera ad un personalismo e ad un determinato momento del tempo, quindi ad un ricordo.
Al contrario il mio intento è quello di arrivare a suscitare emozioni universali, non legate strettamente ad una situazione culturale, temporale e fisica.
Per questo molto spesso, a distanza di tempo, un lavoro mi comunica e mi suscita emozioni e suggestioni diverse e nuove rispetto al momento in cui lo avevo realizzato.

C’è un senso anche atmosferico e stagionale ma, tranne qualche indizio prelevato dal titolo, notte e giorno, estate e inverno non sono poi così distinti…
Delimitare in modo netto e chiaro una dimensione atmosferica o temporale per me significherebbe togliere la libertà di visione allo spettatore.
Cerco di dare, soprattutto con i titoli, un suggerimento di ciò che nel momento della realizzazione dell’opera tento di esprimere.
Lo ritengo solamente uno spunto che non vuole delimitare la possibilità di interpretazione personale del momento rappresentato.

Più che di reale “astinenza” – dai parametri classici di misurazione del tempo – sembra si parli di “sospensione”. Entrambe le condizioni possono avere uno sviluppo determinato e in-determinato…
Credo, infatti, che nel mio lavoro non ci sia un’astinenza dai normali parametri temporali ma una cristallizzazione dell’istante.
Cerco di catturare e ricreare quegli attimi che nella realtà sfuggono, in breve tempo, ma che hanno un peso ampio e smisurato nel valore che hanno per me.
Ampliare, fermare e, quindi, rendere eterno quell’istante dove l’emozione non è un semplice sentimento ma una vibrazione dell’animo.
Questi momenti sono vissuti nel presente ma anche nei ricordi e nei desideri; per questo la loro dimensione è ferma, senza tempo e comprende presente, passato e futuro.

Luca Gastaldo. Senza Tempo
a cura di Alberto Mattia Martini

SPAZIO TESTONI
Via D’Azeglio n. 50, Bologna

19 aprile – 1 giugno 2012

Orari: dal martedì al venerdì dalle 16.00 alle 20.00 | sabato dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00 | domenica e lunedì su appuntamento
Info:
+39 051 371272 +39 051 580988 +39 335 6570830

www.giannitestoni.it

in collaborazione con Galleria Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter

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