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Il terzo occhio | primeVie edizioni

di SIMONE REBORA

Con il libro Il terzo occhio, Ivan D’Alberto ci propone un “album di esercizi” agile e sfaccettato, capace di spaziare dalla pittura realista di primo Ottocento fino alle performance di Orlan in poco più di cento pagine, scegliendo come tramiti privilegiati l’horror e il reality televisivo. Sullo stesso piano, al fianco di artisti come Gustave Courbet, Nan Goldin e Angelo Colangelo, troviamo così Dario Argento, Bruno Vespa e Sabrina Misseri: un livellamento giustificato dalle premesse teoriche, che scelgono le metodologie dei visual studies per approcciarsi all’oggetto d’indagine.

Daniele Ratti, trapassare?, fotografia, Torino 2010, coll. priv., courtesy l'artista

Daniele Ratti, trapassare?, fotografia, Torino 2010, coll. priv., courtesy l’artista

Il nucleo del discorso può essere suddiviso in due sezioni principali. La prima, più breve, scende fino al XIX secolo per presentare, nell’ambito del loro contesto sociale, i movimenti artistici del realismo e del naturalismo; la seconda si slancia invece nella contemporaneità più stretta per impostare un percorso complesso, dove le forme di rappresentazione della realtà nei mass media s’intrecciano con il discorso dell’arte. Il tutto è unito da un filo sottile, che emerge con forza al termine del percorso: dai plastici di Bruno Vespa alle dissezioni anatomiche di C.S.I., dalle veneri squartate di Angelo Colangelo al corpo invaso di Mona Hatoum, la diffusa oscenità e delittuosità è ricondotta a un gesto primordiale, laddove la ferita (seguendo Julia Kristeva) è il luogo che mette in contatto due mondi: «uno interno, sconosciuto e invisibile (che potremmo definire materno), ed uno esterno, noto e visibile (che potremmo definire paterno)» (p. 72). Reality show e prodotti artistici, pur guidati da interessi in larga parte incompatibili, fanno quindi leva su un’esigenza sentita tanto dall’uomo dell’Ottocento quanto ancor di più da quello contemporaneo: strappare il velo anestetizzante delle norme sociali per far assaporare il sublime abominio di «ciò che c’è dentro» (p. 76).

La giornalista RAI Federica Sciarelli durante la diretta TV del programma Chi l'ha visto?, 7 ottobre 2010, foto tratta dal web

La giornalista RAI Federica Sciarelli durante la diretta TV del programma Chi l’ha visto?, 7 ottobre 2010, foto tratta dal web

Ma il bisturi è anche quello della critica, la quale, seguendo proprio l’invito di questo libro, non può trattenersi dal dissezionarlo, dal mostrarne anche gli aspetti più controversi. In primo luogo, l’agilità del contributo di D’Alberto risulta appesantita da alcune discutibili scelte formali: le premesse teoriche sono sviluppate in una forma rigida, quasi scolastica, che stona con il più spigliato proseguire del discorso. Il doppio apparato (premessa di Michela Becchis e postfazione di Franco Speroni) pare piuttosto eccessivo, specie laddove il secondo ripete in larga parte i ragionamenti appena sviluppati. In quarta di copertina, inoltre, la biografia dell’autore ignora ogni principio di sintesi, assumendo quasi i tratti di un curriculum breve: una scelta che potrebbe essere letta come segno d’insicurezza, specie da parte dei lettori più voraci. In conclusione, e duole riscontrarlo, l’autore non sembra governare la lingua italiana con la dovuta perizia, trascurando soprattutto le giuste concordanze tra tempo, modo e numero dei verbi (cfr. pp. 16, 31, 80 et al.). Detto questo, e nel fare ammenda del fastidioso criticare, va riconosciuto il valore di un testo che, nell’auto-definirsi umilmente un “album di esercizi”, riesce a stimolare una riflessione quanto mai estesa: le critiche di sopra, infatti, toccano unicamente la forma, ma mai la sostanza del discorso.

Simone Ialongo, Blasted, fotografia, Roma 2011, coll. priv., courtesy l'artista

Simone Ialongo, Blasted, fotografia, Roma 2011, coll. priv., courtesy l’artista

Le opinioni di D’Alberto possono insomma risultare più o meno condivisibili (specie per chi preferisce rivolgersi ad ambiti meno “viscerali” dell’arte contemporanea), ma colgono aspetti che non possono essere trascurati, per chi voglia formarsi una visione estesa del campo. Ulteriore occasione al proposito sarà la VI edizione di CORPO – Festival delle Arti Performative (a Pescara dal 5 al 7 maggio 2016), che D’Alberto dirige assieme a Sibilla Panerai. L’edizione di quest’anno avrà come tema Mercato ed economia di un’arte effimera, e prevederà tra l’altro un’estesa giornata di studi sull’argomento, una performance del collettivo Monticelli & Pagone e un incontro aperto al pubblico con Cesare Pietroiusti.

Corrado Anelli, Amor Sacro Amor Profano, tecnica mista (assemblaggio), Teramo 2005, coll. priv., courtesy l'artista

Corrado Anelli, Amor Sacro Amor Profano, tecnica mista (assemblaggio), Teramo 2005, coll. priv., courtesy l’artista


Ivan D’Alberto
. Il terzo occhio
Dall’omicidio di Avetrana a Profondo Rosso, dai plastici di Bruno Vespa alle installazioni di Angelo Colangelo
Corfinio AQ, primeVie edizioni, 2015
104 pp., € 12.00

Info: www.primevie.it

 

 

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