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MILANO | Salone & Fuorisalone | 8 – 13 aprile 2014

di Luisa Castellini

Zarina Baby, il pezzo icona di Adele-C, collezione design, fusto in legno con imbottitura in poliuretano, cm 64x56x58Da quando ha fatto il suo ingresso sul mercato, correva il 2011, è sempre stata con lei. Stiamo parlando di Adele-C e della sua Zarina, la poltroncina che suo padre, Cesare Cassina, realizzò per lei quando aveva 4 anni. Così la Zarina, che in questi anni si è fatta grande conoscendo la dimensione adulta e ogni stagione una diversa reinterpretazione nei suoi tessuti, al Salone Internazionale del Mobile presenta il suo doppio, un divano, con il suo giusto complemento: un pouff. È questa una delle novità presentate da Adele-C alla kermesse del design internazionale insieme ai tavoli Arthur di Ron Gilad. Frassino nero a terra e cristallo temperato verso il cielo per questi tavoli ispirati, come The Round Table che ha aperto loro la rotta, alla celebre leggenda di Re Artù. E ancora ecco allo stand il divano e lo scrittoio Casablanca di Baldessari e Baldessari e la sedia Lina firmata da Patrizia Bertolini. In città, invece, nella sempre più movimentata cornice del Fuorisalone, l’appuntamento è in via Ventura 5 con Adele-C@Casa della Luce.

Arc en Ciel per Adele-C, Charming, collezione Design, struttura in metallo con imbottitura in poliuretano espanso a densità differenziata, retro schienale in lino grezzo e cinghie elastiche, piedi in metallo brunito, cm 110x248x142

Per conoscere più da vicino Adele Cassina, leggi il profilo completo di Adele-C,  nel #84 di Espoarte in edicola. Vi proponiamo a seguire un “estratto”:

La Zarina si è fatta grande. Tanto da trasformare il suo «dubbio più grande in un’icona». E niente meno che in quella della sua rinascita. Il tempo e gli incontri l’hanno condotta a giocare con quella poltroncina che suo padre, Cesare Cassina, realizzò per lei un Natale di tanti anni fa. La mamma era da poco mancata e quella poltroncina l’avrebbe accompagnata per tutta la vita. Anche da adulta: sì perché come per magia la Zarina riusciva sempre ad accoglierla quando la voglia di ricominciare si faceva sentire. E questo era destino accadesse, ad Adele Cassina, una volta in particolare. Il pensiero era semplice. Galleggiava e non senza una punta di orgoglio misto però ad amarezza. Finché il primo non scalzò l’altra e con una sonora pedata: facciamola crescere questa Zarina! Adele C era lì lì per nascere. Così il simbolo di una vita si scrolla di dosso timidezza e nostalgia e si offre al mondo. Per poi farsi grande, a dimensione adulta, e oggi conoscere il suo doppio: un divano. «La razionalità mi diceva no ma alla vocazione non si comanda». La chiamata si chiama azienda. Certo, di design, ma «se disegno non faccio l’imprenditrice, faccio lo zio Umberto»: quello che manda il padre a Milano a fare il tappezziere. Così tra imbottito e crine nascerà il mito Cassina perché quelle carni sarebbero state plasmate dai più grandi. Chiamati però da Cesare, che guidava la sua rivoluzione all’ombra di Umberto. Quando era ragazza si diceva «arrivano gli architetti». Le Corbusier, Ponti, Pesce, Magistretti. Di ciascuno Adele conserva un ricordo. Da ognuno ha imparato qualcosa. È il 1972 e il papà le dice: «ven chi che dei portar un sciur da Scarpa». Il viaggio è lungo e i due – un oceano, una lingua e due generazioni di mezzo – se la raccontano. Tanto che quando lei si accorge di sedere al fianco di un grande maestro non può più domandarne il nome. Allora ascolta le confidenze di questo grande vecchio il cui altrettanto grande cruccio è una sedia. «Da tempo il design è ripetizione di orpelli, mentre le cose si devono fare solo se sono belle, vere e buone». La prima cosa imparata? «A responsabilizzarmi». Pensava, Adele, di essere una grande venditrice e che il suo nome fosse una garanzia e invece «è nuovo nel mercato». Così sarà alle orecchie dei compratori – ma non per i vecchi amici, da cui le riedizioni della collezione Design – però i valori sono quelli di un tempo. Come Cesare ha intessuto collaborazioni con i più grandi, Adele ha guardato agli artisti. «Però ci ho battuto il naso. Le Corbusier era un architetto, un artista ma quando disegnava un mobile faceva quello». Adele C ha esordito con la volontà di elevare il processo creativo a sistema. Ma per farlo c’è bisogno di «mettersi in gioco, di contaminazione». Perché quando «vengono fuori i prodotti e hanno la faccia del numero chiuso vanno a finire nell’arte. Quando hanno l’altra nel commerciale, ma non c’è più la purezza». E lei vuole tutto: purezza e commercio. Perché sa che si può, i grandi ce la fanno a fondere bellezza e funzionalità in un pezzo di design. È questo che cerca per la collezione Sign, che attende maestri dell’arte contemporanea. E lei sta bene nei suoi panni di imprenditrice, come avrebbe voluto, ma l’ha capito più tardi, suo padre. Così dopo gli studi, il matrimonio: lui, amore e alter ego, nell’azienda di famiglia e lei ad allevare i figli. Con gli anni del «casalingato duro» capisce che nonostante Cesare non le abbia mai parlato aveva cercato di coinvolgerla. Da “autista” sì, ma di Louis Kahn. Da commerciale, ma in via del Babbuino. Confondeva le acque, Cesare. Come quando lasciò ad altri dirle che l’avrebbe voluta all’università negli States. Lei, a New York, però non sarebbe rimasta molto. Giusto il tempo di prendere l’ascensore con una sventola con un barboncino. Che tipa quella Norma Jean. Sì era lei, Marilyn! Adele è così: racconta con leggerezza la più brillante delle storie. E delinea profili e sogni di artisti, architetti e designer senza lasciar intendere che lei di tutti vuol essere una vera madre. Perché come ama ricordare «le idee e i pezzi portano la firma di entrambi i genitori: padre è l’architetto e madre è l’azienda». [Estratto di Facciamola crescere questa Zarina! La vocazione si chiama azienda. E lei è Adele C di Luisa Castellini pubblicato su Espoarte #84]

Ritratto di Adele Cassina


Casa della luce: arte, tecnologia e design

Progetto abitativo con la collaborazione di Adele-C, Catellani & Smith, Eclettis, Fiori di Latta, Italiana Cucine, Plinio il Giovane e Purho

8 – 13 aprile 2014

Via Ventura 5, Milano

 Orari: dalle 14.00 alle 20.00; mercoledì 9 aprile dalle 14.00 alle 22.00

 

 

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