MILANO | #DesignWeek
Intervista a CLAUDIO LUTI, Presidente di Kartell, di Francesca Di Giorgio*

Quando inizi a chiamare gli oggetti per nome sai che il momento di separarsene potrebbe non arrivare mai. Deve essere successo così per La Marie, Louis (Ghost), Eros o (Uncle) Jack (addirittura “uncle”, zio…) “pezzi” di design, non “semplici” sedute, diventati icone familiari, realizzati da Kartell, azienda leader nella produzione di mobili e complementi d’arredo in plastica, nata giocando con il suono internazionale del cognome, italianissimo, del suo fondatore Giulio Castelli. Un nome di fantasia, certo, che ha però saputo costruire la sua storia nella concretezza.
Nel 1949 quando Castelli e la moglie Anna Ferrieri, architetto e designer industriale, fondano l’azienda, guardare al futuro deve aver avuto il gusto dell’avventura e della scoperta. Sperimentare era nelle corde dell’ingegnere chimico Castelli. Ormai tutti conoscono le sedute in policarbonato trasparente, simbolo del marchio, forse pochi ricordano che, non a caso, Kartell con la Divisione Labware, nata alla fine degli anni ’50 e tuttora operativa, si occupa della fornitura di articoli tecnici per i laboratori.
Un aspetto che sembra lontano dall’immagine di un brand molto glamour.

Veduta del Museo Kartell, Noviglio (MI)

Veduta del Museo Kartell, Noviglio (MI)

Per questo, lo scorso autunno, in contemporanea alla Settimana della cultura d’Impresa, abbiamo visitato il Museo Kartell a Noviglio, riallestito in occasione dei suoi primi quindici anni di vita. Qui, a pochi kilometri dal centro di Milano, si custodisce la memoria storica di Kartell che il suo presidente Claudio Luti definisce «Un piccolo pezzo di storia… l’anima dell’azienda, quello che è stata e quello che potrà essere»…

In questi giorni il marchio Kartell è protagonista. Dentro a iSaloni con Talking Minds: racconti e visioni di design. Un allestimento che rispecchia la logica del progetto dell’azienda e che rappresenta diversi modi di pensare e di progettare, raccontati direttamente dalla voce dei protagonisti di questo Salone del Mobile. Il percorso espositivo si articola in 11 micro-ambienti ognuno dedicato a un designer (Antonio Citterio, Ferruccio Laviani, Piero Lissoni, Alberto Meda, Alessandro Mendini, Fabio Novembre, Eugeni Quitllet, Philippe Starck, Patricia Urquiola, Tokujin Yoshioka) oltre alla nuova linea Kartell Kids. Dentro ogni “stanza” vengono presentate le ultime novità di prodotto, accompagnate dalle voci degli stessi designer, le “menti parlanti” di Kartell.

Kartellkids. Talking Minds: racconti e visioni di design. Salone del Mobile 2016

Fuori (salone) troviamo Lapo Elkann e Garage Italia Customs a reinterpretare le icone di Kartell con la tecnica del car wrapping in una collezione speciale in serie limitata. Nelle giornate del Salone del Mobile il Flagship Store di Via Turati si trasforma in una vera e propria fucina creativa dove i prodotti Kartell vengono customizzati con esclusive rivisitazioni artistiche, ispirate ai colori tradizionali delle Nazioni e al mondo automotive, e con i pattern della moda come pied de poule, gessato e tartan.

Kartell + Lapo, It's a Wrap, Fuorisalone 2016

Kartell + Lapo, It’s a Wrap, Flagship store, Via Turati, Milano. Fuorisalone 2016

Kartell è un’azienda di famiglia che ha fatto il giro del mondo. Ci racconta, ad oggi, com’è strutturata?
Kartell è un progetto industriale che si fonda sulla continua innovazione tecnologica e sulla combinazione dell’idea creativa dei designer e la sua trasformazione in prodotto industriale. Fin dalla sua nascita è sempre stata un’azienda che ha precorso i tempi, ha innovato nel processo industriale e nel prodotto. Ha investito nella collaborazione con tanti designer che sono cresciuti in notorietà accanto al brand Kartell e ha portato nel mondo prodotti che sono icone del design. Ancora oggi sono affiancato da una squadra di designer con cui vengono sviluppati nuovi prodotti e nuove idee che corrispondano all’identità del brand. Sono fiero che la nostra produzione avvenga in Italia per la qualità del prodotto e la creatività. I miei figli, Federico e Lorenza, lavorano insieme a me in Kartell, già da tempo, con ruoli di responsabilità nel commerciale e nel marketing e retail affiancandomi nell’elaborazione di progetti che, in questi anni, hanno permesso al brand di crescere.

Kartell + Lapo. It's a wrap, Flagship store, Via Turati, Milano. Fuorisalone 2016

Kartell + Lapo. It’s a wrap, Flagship store, Via Turati, Milano. Fuorisalone 2016

Il Museo Kartell si può definire una “costola” della vostra filosofia aziendale e tiene memoria di tutte queste importanti collaborazioni…
Abbiamo riaperto il Museo rinnovato a quindici anni dalla sua nascita. Proprio come quindici anni fa quando ho voluto la creazione di questo spazio speciale all’interno dell’azienda, anche oggi credo sia fondamentale lavorare sulla conservazione e valorizzazione della memoria storica. Il Museo è per Kartell un patrimonio inestimabile, custodisce non solo oggetti (ad oggi circa 8.000 prodotti, 15.000 fotografie, 5000 disegni, n.d.r.) che hanno attraversato la storia e rivoluzionato in ogni epoca il rapporto tra funzione e estetica, ma in questi anni ha svolto un importante ruolo di archiviazione e catalogazione che trasferisce così ogni piccolo pezzo di storia. Nel percorso si trovano accostati prodotti iconici e prototipi, grafica e comunicazione che già ai suoi esordi era per Kartell un punto strategico di dialogo con il mercato.

Claudio Luti e Lapo Elkann, Milano Design Week, 2016

Claudio Luti e Lapo Elkann, Milano Design Week, 2016

Il Museo è l’anima dell’azienda, il suo bagaglio di esperienza e la sua ricchezza. Il Museo è la Kartell, quello che è stata e quella che potrà essere. Potranno forse copiarci una sedia, un tavolo ma nessuno mai potrà impadronirsi del nostro percorso storico. L’interdisciplinarietà è per voi qualcosa di molto familiare. Come conciliate collaborazioni ed esigenze produttive?
È applicando una precisa strategia che creiamo il nostro stile, non viceversa. Lo facciamo anche inserendo nuovi segmenti come il fashion, la tavola e, ultimo nato, le fragranze. Ma sempre con un processo strategico di lungo termine e misurato sul brand. Ad esempio abbiamo creato otto fragranze Kartell chiamando i migliori nasi del mondo e abbiamo disegnato anche l’oggetto che le contiene, un oggetto che ha una sua dignità e senso di esistere anche senza il suo contenuto: si vede subito che è Kartell. Anche nella moda (con cui il dialogo risale a molti anni fa con collaborazioni con i principali brand come Dolce&Gabbana, Moschino, Missoni e Pucci) abbiamo avviato iniziative di co-branding con N°21 e Christian Lacroix per la realizzazione di prodotti che sono la pura sintesi fra design e moda ma sempre dando forte riconoscibilità allo spirito Kartell.

E il mondo dell’arte contemporanea?
Il nostro Museo è un omaggio all’arte: il design, il lavoro che facciamo con ogni designer per la realizzazione di ogni singolo prodotto è di per sé un’espressione artistica. All’inizio del percorso del Museo compare l’elenco dei designer che hanno collaborato con l’azienda negli anni, ben 89. Ma l’elenco non include i personaggi e i progettisti che hanno collaborato per edizioni limitate o produzioni di pezzi unici, altrimenti arriverebbe ad annoverare ben più di 100 nomi. Passeggiando all’interno degli spazi potremmo scoprire un centinaio di storie, storie di oggetti e di personaggi, ognuno col suo personale approccio al progetto e stile. Ognuno con la sua biografia, nella sua epoca. Cento e più storie che il Museo ha il privilegio di raccontare, di enfatizzare nelle grandi immagini di ambientazioni e campagne incluse nell’allestimento e anche di approfondire con i contenuti video presenti nelle sale e con la visita guidata disponibile nell’app che si scarica all’ingresso. Proprio in occasione della riapertura abbiamo avviato una collaborazione con Stefano Arienti che ha realizzato un’opera d’arte esclusiva per Kartell: tre spettacolari pannelli larghi da 3,5 a 5 metri e alti 9, da terra a cielo, realizzati con teli antipolvere da ponteggio bianchi, leggeri e semi-trasparenti, cuciti a macchina sui quali l’artista ha tratteggiato con inchiostro color oro alberi stilizzati per tutta la loro altezza. Ai loro piedi, in scala 1:1, raffigurati con la stessa tecnica alcuni prodotti iconici di Kartell come La Marie, Bourgie, Gnomes, Louis Ghost, Bubble Club.

Stefano Arienti, Fra gli alberi, Kartell Museum, 2015

Stefano Arienti, Fra gli alberi, Kartell Museum, 2015

Può raccontarci qualche aneddoto su come sono nate alcune delle vostre famose collaborazioni?
Kartell è stata da sempre un’azienda innovatrice sin dai suoi esordi quando ha iniziato a rendere nobile un materiale come la plastica, di uso comune. Al mio arrivo il mio impegno è stato quello di fare un ulteriore passo, cioè rafforzare prima di tutto il brand, circondandomi di creativi che fossero in sintonia con me e che portassero sempre nuove idee, nuovi prodotti industrializzabili. Quello di speciale che aveva Kartell era un know-how industriale che i suoi concorrenti avevano perso o non avevano mai avuto, un fattore che andava valorizzato. Ho deciso di andare a trovare Philippe Starck, che aveva già avuto qualche contatto con l’azienda, viveva in un paesino vicino a Parigi, in una casa di due locali vicino alla chiesa, fu subito entusiasta di mettersi al lavoro su un prodotto industriale. Da subito si creò una grande sintonia e lui mi propose di realizzare una sedia in metallo e plastica, con angoli pronunciati e colori matt: un’idea che conteneva sette innovazioni rispetto ai prodotti in plastica che esistevano allora. La sedia frutto di quell’incontro fu la Dr. Globe, messa in vendita a 150mila lire, una cifra molto competitiva per il mercato, perché le sedie meno care costavano almeno il doppio. Quel prodotto, che ebbe subito un grande successo, segnò la nostra strada futura. Negli anni si è creata una squadra di designer che hanno lavorato e continuano a lavorare per Kartell come Piero Lissoni, Antonio Citterio, Ferruccio Laviani, Patricia Urquiola, Ron Arad e tantissimi altri. Lavorando in stretta sinergia sono nati con loro prodotti che sono diventati icone, come La Marie di Starck, la lampada Bourgie di Laviani, o i carrelli di Citterio, le sedie di Lissoni e la libreria Bookworm di Arad.

Tra tutti questi oggetti ne esiste uno a cui è affettivamente più legato?
Non ho un oggetto preferito. Amo ogni prodotto che produciamo perché ogni volta studiamo e pensiamo a ogni possibile dettaglio per farne un prodotto perfetto per lo stile, per la tecnologia e per il comfort. Controllo personalmente ogni passo: concept, prototipazione, industrializzazione e produzione. Penso però con affetto a un prodotto che non è in commercio: il prototipo della seggiolina Louis Ghost realizzato per la casa delle bambole della mia nipotina.

Kartell Fragrances Collection, 2015. Design by Ferruccio Laviani

Kartell Fragrances Collection, 2015. Design by Ferruccio Laviani

Qual è secondo lei il contributo più significativo di Kartell a livello culturale? E dal punto di vista del mercato del made in Italy?
Kartell è un’azienda che ha trasformato la plastica in un’attrazione permanente. Quando penso a Kartell penso a varie declinazioni di cultura: cultura dell’abitare, cultura del lifestyle. Kartell ha saputo creare una sua storia raccontata attraverso i suoi prodotti, alcuni dei quali sono presenti in oltre 50 musei mondiali. Anche attraverso il nostro contributo e la nostra innovazione creativa, il made in Italy è diventato quell’eccellenza ricercata e voluta sui mercati internazionali.

La sfida più grande vinta da Kartell?
Nel 2014 Kartell ha celebrato i primi quindici anni di arredi di design trasparente con il divano Uncle Jack rinnovando così una sfida tecnologica ed estetica, lanciata nel 1999 insieme a Philippe Starck. Un enorme investimento di risorse umane ed economiche per un primato assoluto: 1,90 mt di larghezza, 95 cm di altezza, quasi 30 kg di peso per il più grande pezzo mai realizzato in policarbonato trasparente in unico stampo a iniezione. Al salone del Mobile dell’anno scorso (2015) abbiamo invece presentato la sedia Piuma dove grazie a una sofisticata tecnologia di stampaggio a iniezione, Kartell è riuscita a portare la seduta a uno spessore minimo, di pochi millimetri, massimo 2 mm, per un risultato di una seduta ultraleggera di appena 2,2 kg di peso. È stata la prima volta che un materiale contenente fibra di carbonio venisse stampato a iniezione e per di più per un prodotto estetico e di design. Grazie a questo inedito mix di materiali, non solo Piuma è leggerissima e sottilissima, ma anche incredibilmente resistente, flessibile, adatta a ogni utilizzo.

Passate il vostro tempo a sperimentare… Qual è il significato di “ricerca” per Kartell? E, visto che parliamo di “plastica”, qual è il vostro punto di vista sul termine “sostenibilità”?
Bisogna sempre puntare sull’innovazione, di processo e di prodotto. Kartell ha coraggiosamente aperto un nuovo capitolo della storia del design quando, negli anni cinquanta, ha dato per prima alla plastica dignità e anima, così come è stata innovatrice quindici anni fa quando, ancora una volta, per prima ha inventato la plastica trasparente definendo un percorso che ha portato in catalogo, attraverso un’evoluzione tecnologica continua, alcuni dei pezzi icona più famosi al mondo, come la sedia La Marie.
È stata frutto di una scelta innovatrice la linea Precious fondata sulla metallizzazione dei prodotti attraverso un sofisticato procedimento di finitura e per finire nel 2015 il divano Uncle Jack, il più grande prodotto mai realizzato in policarbonato trasparente. Denominatore comune di questo lungo percorso è l’alimentarsi di una continua ricerca della bellezza, del prodotto, della sua manifattura e del suo valore intrinseco, garantendo pieno rispetto delle risorse e dell’ambiente in tutte le fasi produttive.

Uncle Jack, 2014, divano, Kartell. Design by Philippe Starck

Uncle Jack, 2014, divano, Kartell. Design by Philippe Starck

Il nostro dialogo è nato a cavallo tra vecchio e nuovo anno. Quali obiettivi state portando avanti per il 2016? Progetti in cantiere e appuntamenti fissati?
Nei progetti futuri c’è l’ampliamento e il consolidamento su alcuni mercati esteri. Stiamo portando avanti una continua espansione nei mercati asiatici e orientali ma ci sono tanti mercati su cui rafforzare la nostra posizione. E ci sono anche nuovi progetti su nuovi segmenti produttivi: abbiamo ripreso il lavoro sul tema tavola, stiamo lavorando sulla moda e sulle fragranze per la casa e andremo sempre nella direzione di globalizzare al massimo il marchio sviluppando sempre di più anche l’universo retail e il contract.

*Intervista tratta da Espoarte #91

KARTELL
L’azienda e il Museo
Via delle Industrie 3, Noviglio (MI)
www.kartell.com

Progetti in corso:

Kartell + Lapo. It’s a wrap!

Kartell Flagship Store
Via Turati ang. Via Carlo Porta, 1  Milano
13 – 16 aprile dalle 10.00 alle 21.00 domenica 17 aprile dalle 11.00 alle 19.00

PADIGLIONE MILANO LABOR. Ogni lavoro ha un suono.
Un progetto di Attilio Stocchi, Triennale di Milano e dellʼAssessorato alle Politiche per il Lavoro di Milano in collaborazione con Kartell

Palazzo Reale – Cortile dʼonore, Milano

12 aprile – 12 settembre 2016

www.triennale.org

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