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Data/Orario
10 Mar 2018 - 21 Apr 2018
19:00 - 21:00

Luogo
Fusion Art Gallery / Inaudita

Info
3493644287
info.fusionartgallery@gmail.com

Questo evento è stato inserito da:
barbara fragogna

Categoria


Ettore Pinelli
MONO
a cura di Barbara Fragogna
con testi di
Barbara Fragogna e
Gabriele Salvaterra

Inaugurazione
sabato 10 marzo – ore 19

dal 10.3 al 21.4.2018
Gio – Sab // 16 – 19.30
e su appuntamento

La Fusion Art Gallery – Inaudita presenta la mostra MONO di Ettore Pinelli, artista siciliano, tra le altre cose, finalista del premio Cairo 2017. MONO è un progetto che si sviluppa attorno ad una singola immagine. Il lavoro di Ettore si basa su una ricerca concettuale costante, a cui si unisce uno sperimentalismo tecnico in continua evoluzione. La mostra rientra nella programmazione di NEsxT – Indepentent Art Festival ed è parte del circuito COLLA e di ContemporaryArt Torino e Piemonte.

Cerco sempre, attraverso il caso e l’accidentalità, di trovare un modo perché l’apparenza sia là, rifatta però a partire da altre forme. – Francis Bacon

Visibile manifesto (monologico)
di Barbara Fragogna

Orizzonte degli eventi, superficie limite, singolarità, orizzonte interno, spazio-tempo. Il progetto “Mono” di Ettore Pinelli è un acceleratore di particelle, un’idea che devo, per esigenze ineluttabili e cellulari, legare a scenari cosmici. Perché è l’idea stessa (o la pre-idea?) dove nell’uno si svela l’intrigo del tutto, che dà origine a questo processo/procedura/sviluppo.

Oltre la pittura e il soggetto, oltre a un qualsiasi significato, Pinelli concretizza un Big Bang vorticoso. Il suo è il film del rewind lanciato avanti in un fast far-ward furioso, un esploso congelato pieno di filacci, zoom, tasselli, crops, polveri, colate, gesti, sfiati, strappi, still. Il momento in cui si tappano le orecchie e si perde l’equilibrio, un calo di pressione, un giramento, un’euforia inquietante e magnifica inalazione d’ossigeno. Superfici stratificate come sedimenti in cui ogni filo tracciato dalle setole è un’era. Immagino uno slittamento ortogonale della tela/supporto e che ogni sua linea/strato si sviluppi su di un piano estruso e successivo.  Come un rendering digitale. In questo ambiente di aggregazione e disfacimento, di errore sapiente e accidente, di materia e vapori, di saturo e insaturo, di colore e di grigio, in questo ambiente ciclonico e uroborico, l’occhio dello spettatore si trova al centro della giostra che è l’ubiquo MONO zootropico, il dispositivo ottico che muove, esalta e aumenta la realtà del lavoro sotto tutti i suoi aspetti. Livelli sovrapposti, sfalsati, dislocati sono interpreti e ripetitori polifonici, mezzi attraverso cui esplorare la possibilità.

Affascinano la mantramania del concetto, la compulsione della pratica artistica veloce e forsennata (monologo), l’euforia del rinfrancamento, la pervicacia nel perseguire la sintesi, il serissimo discorso sull’arte come consapevole visione privata del circostante. L’interesse dell’artista è nella ricerca, nella riflessione e nella pratica attraverso il movimento e l’espansione del gesto, deve perciò (contrastando la sua peculiare natura minuziosa e analitica) togliersi di dosso l’esubero di pensiero, di razionalità, di conoscenza, deve eliminare la pittura della pittura, la figura della figura, la superficie della superficie, deve essere capace di sbagliare con competenza, di affermarsi per mezzo di una parossistica negazione, deve uscire dallo stereogramma di sé. Ettore Pinelli è in grado di focalizzare perché amplifica, disfacendone l’immagine, la metafora dell’esistenza. Il suo monolite è una cellula piena di particelle, è la macro di un dettaglio da misurare in micron.

Al di là della tecnica e dell’indubbia capacità dell’artista di sviscerare il tono dal mono-tono, l’oggetto dal soggetto e il senso dal significato, andando oltre la percezione dell’immagine (non immagine?), intrappolati nell’occhio acquisiamo una capacità di visione ex-novo, come se un predeterminato rosa fosse il filtro/retina della percezione di una realtà diversamente reale (non immaginaria ma iper-reale), come se quel rosa fosse il monitor/schermo disturbato e distorto (il vetro di Bacon?) che ci separa e contemporaneamente fonde col frangente (un’atmosfera?), come se il rosa (pervinca?) nella sua radiazione ultravioletta fosse il portale ad una gamma fatalmente accessibile.
Chiavi di lettura, espansioni del punto di fuoco, irradiazioni, fotogrammi, evoluzioni, sviluppi, tentativi, frammenti.

Uno – tutt’uno.

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