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Data/Orario
16 Feb 2017 - 1 Apr 2017
18:00 - 21:00

Luogo
Riccardo Costantini Contemporary

Info
0118141099
info@rccontemporary.com

Questo evento è stato inserito da:
Riccardo Costantini Contemporary

Categoria


Riccardo Costantini Contemporary è lieta di presentare Eccentric Spaces, un progetto a cura di EIena Inchingolo e Paola Stroppiana: cinque artiste di diverse nazionalità, Caroline Corbasson, Debbie Lawson, Dana Levy, Noa Pane, Anila Rubiku, provenienti da esperienze formative differenti e con capacità espressive eterogenee, interpretano il concetto di spazio inteso come una delle categorie essenziali per la percezione del mondo.

L’idea progettuale prende avvio da una riflessione sul testo La prospettiva come forma simbolica (1927) di Erwin Panofsky, che dimostra come ogni epoca culturale abbia sviluppato un proprio modo di rappresentare lo spazio, inteso come la ‘forma simbolica’ visibile, propria di quella cultura.

La declinazione all’arte contemporanea ha quindi condotto ad una ragionata selezione di opere: il concetto di spazio che qui si vuole indagare è eterogenea, onnicomprensiva, a partire dalla sua accezione primaria di luogo disponibile per gli oggetti della realtà, individuati da una collocazione o posizione, dotati di dimensioni e suscettibili di spostamento. Il progetto espositivo include, per associazione mentale e slittamento metaforico, concetti di spazio che diventa luogo relazionale, antropologico, geometrico, architettonico, astronomico, poetico, onirico, naturalistico nell’ambito dell’arte contemporanea.

Volutamente le opere in mostra afferiscono a media diversi, installazioni video, sculture, disegni, che pongono numerose riflessioni sulla realtà partendo dalla loro specificità: l’interrogazione sulla natura delle cose, la classificazione scientifica dello spazio e dei suoi oggetti, il mondo dell’osservazione in continuo movimento con sempre nuovi obiettivi di conoscenza e di confronto.

Caroline Corbasson (Parigi, 1989) trae ispirazione, per la sua ricerca, dalla scienza, dall’astronomia, dai fenomeni naturali e dalla vastità dei paesaggi. Libera le immagini dal proprio contesto e gli oggetti dalla loro funzionalità per estrarne l’essenza e ridisegnarne i tratti rilevanti. L’economia dei mezzi, la densità delle immagini e l’attenta selezione dei materiali (carbone, polvere, inchiostro, grafite), che caratterizzano la sua produzione, riflettono la volontà di resistere al flusso infinito delle immagini che ci circondano. In mostra l’opera Anomalia, 2013 un’installazione di 10 pagine dell’Atlas Eclipticalis, (atlante celeste che risale al 1950) su cui l’artista interviene con sfere nere disegnate a carbone ad alludere ai buchi neri presenti nella galassia, spazi sconosciuti nell’universo attrattivi nella loro estetica ancora da definire, aperta a infinite possibilità.

Dana Levy (Tel Aviv), video artista di origine israeliana di base a New York, focalizza l’attenzione sull’interdipendenza tra storia naturale e umana, tematiche ambientaliste e politica. Dopo aver vissuto in prima persona gli effetti dell’uragano Sandy nel 2012, ha realizzato l’installazione Literature of Storms (in mostra Chapter 2 e Chapter 3, 2014). Levy ha individuato, su riviste di interior design degli anni ’20, alcune fotografie di stanze dall’arredamento modernista – immagini che le ricordavano di quello che fu un ideale estetico della società israeliana – e le ha animate proiettando su di esse acquazzoni, folate di vento e sciami di insetti. Attraverso un serrato confronto tra spazi abitativi freddi e forze naturali in movimento l’artista ha voluto porre in evidenza la visione miope di un mondo industrializzato che ha decimato le risorse del pianeta. Le tempeste hanno una ‘letteratura’ che dovremmo rileggere al fine di riconsiderare lo spazio dell’essere umano nella storia come imprescindibile da quello della natura.

Debbie Lawson (Dundee), di origine scozzese, reinterpreta interni domestici interconnessi con elementi naturali.

Le sue opere sono nuovi ibridi in cui differenti codici visivi coincidono: alla mimesis della natura si sovrappone una « filosofia dell’arredamento » eclettica, inedita, dagli esiti inaspettati.

Secondo la teoria che già Edgar Allan Poe citava nel saggio Philosophy of Furniture del 1840, l’atto dell’arredare una casa può essere inteso come la conquista di uno spazio, direttamente connessa con l’esperienza del vivere del suo proprietario. L’uso del tappeto persiano come texture delle sue sculture ed opere installative evoca storie fantastiche, di luoghi lontani, esotici. Elementi d’arredo quotidiano si animano creando nuove realtà abitative che accolgono la natura esterna. In mostra Persian Stag, 2016, Persian Bear, 2016 and Fox and Ivy, 2013, significativi esempi della sua eccentrica abilità plastico-scultorea su base tessile.

Le sculture-installazioni di Noa Pane (Roma, 1983) esplorano le possibilità di espansione e costrizione della gomma e dell’aria in strutture predeterminate o in spazi naturali e architettonici, con cui entrano in un dialogo straniante. L’indagine sui limiti dei materiali e l’attenzione all’aspetto formale conduce l’artista ad una continua ricerca dell’essenziale, in cui l’aria, materiale non materiale, diventa un elemento tanto impalpabile quanto vitale: incamerando l’aria nella gomma l’artista modella la forma nello spazio e ne osserva la reazione sotto tensione. In particolare in Compression 3, 2016 la massa sembra essere essa stessa generata dall’elemento naturale quasi a suggerirne l’appartenenza allo stesso sistema e allo stesso tempo percepirla come responsabile della rottura di un equilibrio. Nello spazio costretto la forza spinge e trasborda, incurante dei limiti posti.

La ricerca di Anila Rubiku (Durazzo) si fonda su un’approfondita analisi dello spazio come luogo relazionale e sociale. L’artista, di origine albanese, affronta la dimensione interiore dell’individuo ed in particolare la condizione della donna, il concetto di spazio domestico e l’idea del viaggio concepito come mezzo di confronto e possibilità di conoscenza.

Da Riccardo Costantini una selezione della sua indagine più recente dal titolo The Consequences of Love (2016). Anila, utilizzando tecniche differenti – disegno, incisione, scultura – concentra la sua ricerca sul significato metaforico e ambivalente della catena e della maschera nelle relazioni amorose. La catena intesa come vincolo costrittivo o stretto rapporto sentimentale e la maschera (in questo caso colorata) concepita come imprevedibile spazio di libertà all’interno di una stessa costrizione.

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