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«Avete fatto voi questo orrore, maestro?»
«No, è opera vostra»
(Risposta di Picasso ad un ufficiale tedesco, in visita al suo studio, alla visione di Guernica)
Tantissime le celebrazioni in tutta Italia. Da quando – era il 2000 – la legge n. 211 del 20 luglio del Parlamento italiano ha istituito il Giorno della Memoria in commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, dell’Olocausto. In onore di chi ha messo a rischio la propria vita per salvare i perseguitati. La memoria ritorna al 27 gennaio del 1945. L’Armata Rossa sovietica arriva nella città polacca di Oświęcim (la tedesca Auschwitz). Lì si scopre l’orrore del campo di concentramento e ne liberano i prigionieri.
 L’arte, legata a doppio filo con la storia che le è contemporanea, si fa portavoce di ciò che da sempre tramanda. Si può pensare ad un’arte senza informazione?

Guernica non commemora o commisera le vittime della guerra civile spagnola ma  ricorda il nostro esserci dentro, comunque. Nessuna lontananza, nessun distacco, solo e soltanto una presa di coscienza.
Il nostro pensiero: lontano il più possibile dalla retorica vicino, sempre e ancora, al ricordo.
A Roma, dove vivono circa la metà degli ebrei italiani, dove risiede uno dei più antichi ghetti ebraici al mondo, due mostre si uniscono nel ricordo…

di Francesca Di Giorgio


Meditate che questo è stato
Sei milioni di ebrei. A questo impressionante numero si aggiungono i disabili, gli omosessuali, i soldati sovietici, gli oppositori politici, i Rom ed altre vittime innocenti. Sono numeri che descrivono volti, storie e sentimenti orribilmente calpestati dal sistematico sterminio compiuto dalla Germania nazista nel corso della seconda guerra mondiale. Ed ancora oggi c’è chi cerca di negare queste cifre o di minimizzarle come se un numero minore di vittime potesse giustificare simili barbarie. La più grande tragedia della storia del genere umano si è compiuta all’interno di una società civilizzata, proprio come quella in cui tutti vivono ai giorni nostri.
Olocausto e genocidio sono simboli dell’odio che potrebbero manifestarsi anche nella nostra pacifica realtà contemporanea dove la libertà e la democrazia sono principi troppo spesso sottovalutati o comunque dati per scontati. L’unico meccanismo di difesa contro il ripetersi di un dramma collettivo è la nostra memoria, verità assoluta ed indubitabile di un “siamo perché eravamo” che si oppone ad ogni sordida forma di rimozione, negazione e revisionismo. […]
(Estratto del testo critico di Micol Di Veroli)

ACHTUNG! ACHTUNG!
a cura di Micol Di Veroli e Barbara Collevecchio
Organizzzazione Glocal Project Consulting
Promosso da: Fondazione Museo della Shoah, Roma
EX GIL
Largo Ascianghi 5, Roma
Info: + 39 328 181 46 68
Fino al 27 gennaio 2011
Artisti in mostra:
Edoardo Aruta, Andrea Aquilanti, Boaz Arad, Matteo Basilè, Zaelia Bishop, Simone Cametti, Mauro Di Silvestre, Stefania Fabrizi, Franko B., Silvia Giambrone, Daniele Jost, Fabio Mauri, Andrei Molodkin, Emanuele Napolitano & Francesco Petricca, Davide Orlandi Dormino, Michelangelo Pistoletto, Pietro Ruffo, Roxy in the box, Gaia Scaramella, Davide Sebastian, Fernanda Veron e Claudia Zicari.

Per non dimenticare.
Le forme culturali della memoria nella rappresentazione della Shoah

[…] Se il naufragio della dignità, in cui i confini tra l’umano e l’inumano si cancellano, aveva allontanato per un lungo periodo i luoghi del sapere e della testimonianza da ogni tipo di ricerca, oggi l’arte diventa strumento di documentazione, e gli artisti, attraverso le loro opere, assumono una posizione di denuncia. Tutto ciò si compie con un unico scopo: chiedersi costantemente quale sia il reale dovere della memoria. Il dovere di non dimenticare e di testimoniare, seguendo il testamento morale lasciato da Primo Levi. In questo senso l’arte contemporanea propone un’interpretazione e una lettura soggettiva del proprio rapporto con la memoria, interrogando il passato attraverso la testimonianza di un presente che non vuole disperdere la sua facoltà di ricordare. La mostra riunisce le esperienze di 14 artisti nazionali e internazionali, di generazioni e religioni diverse i cui lavori ruotano intorno alla molteplicità dei luoghi e delle persone, alle identità umane che sono state annientate ma che riescono a risorgere nello scorrere del tempo e nelle testimonianze. […]
(Estratto del testo critico a cura di Giorgia Calò)

Per non dimenticare.
Le forme culturali della memoria nella rappresentazione della Shoah

A cura di Giorgia Calò
Ermanno Tedeschi Gallery
Via del Portico d’Ottavia 7, Roma
Info: +39 06 455 510 63
www.etgallery.it
Fino al 9 febbraio 2011
Artisti in mostra:
Ivan Barlafante, Valerio Berruti, Bruna Biamino, Georges de Canino, Menashe Kadishman, Vardi Kahana, Luigi Mulas Debois, Barbara Nahmad, Giuliano Pastori, Tobia Ravà, David Reimondo, Graziano Russo, Elia Sabato, Maurizio Savini

In alto, da sinistra:
Davide Sebastian + Federico Ferretti, “Dj Stile Das Reich”, 2011
Edoardo Aruta, “Tempo Fermo”, 2010, carta carbone, cm 160x120x40
In centro, da sinistra:
Fernanda Veron, “La violinista”, 2011, tavolo, violino con capelli, fotografie e libri
Davide Orlandi Dormino, “Senza titolo”, 2011, 40 scarpe militari, dimensioni ambientali
In basso, da sinistra:
Maurizio Savini, “Scatola della memoria”, 2010, tecnica mista, cm 90x34x24
Menashe Kadishman, “Shalechet. Fallen Leaves”, 1997-1999, installazione in ferro

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