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Volere la neve in agosto può sembrare un desiderio legittimo sotto molti punti di vista. Ovviamente la fantasia è espressa in luoghi e tempi dove è difficile che si avveri, altrimenti sarebbe normalità. L’arte che tutto vede e tutto può è intervenuta, per dar corpo a questa richiesta, nata da una fantasia scherzosa ed espressa come minuscola invocazione. Per essa è stato armato un piccolo esercito di artisti – nomi eccellenti della scena contemporanea italiana ed austriaca – capitanato da Peter Weiermair, che ha creato illusioni differenti, ognuno utilizzando il proprio medium, in modo da dare forma e realtà alla frase lapidea e, per certi versi, volutamente infantile. La pittura, la scultura, il video, l’installazione e la fotografia, hanno concretizzato il sogno, rendendolo tangibile e dimostrandone la profondità. Realizzare l’irrealizzabile, anche solo per immagini: un’operazione che non si è avverata in una delle grandi capitali del circuito dell’arte contemporanea, ma in un piccolo paesino della provincia di Belluno, che ogni anno ci regala perle di impegno e di coraggio…

Viviana Siviero: Con l’Italia costretta nella morsa di un caldo africano, niente di più azzeccato: Peter desidera la neve in agosto… dove e per quale motivo? Che cosa significa questo “tipo di mostra” proprio nel sonnecchiante periodo estivo?
Peter Weiermair: Spesso le mostre a tema servono come illustrazione delle teorie dei curatori. Questa mostra è nata come uno scherzo di Alberto De Faveri; dopo una perplessità iniziale ho rilevato la complessità del tema, che racchiude diversi aspetti: il desiderio della neve o del freddo, specialmente in questi periodi dal clima pazzo; sono fantasie legittime. La mostra ha cercato artisti e opere che trattassero gli aspetti più disparati inerenti neve e ghiaccio.

Come si è approcciato all’organizzazione della mostra? Quali sono gli obiettivi espressivi che si è prefissato e quali sono stati pienamente raggiunti? In che modo sono stati selezionati gli artisti e i lavori?
Naturalmente questa mostra, come quelle degli scorsi anni realizzate nella stessa sede, ha un tema che tocca la semantica del luogo. Ho cercato artisti provenienti da Austria ed Italia, artisti che conoscevo e che sapevo avevano trattato la tematica, invitandone altri a confrontarsi con essa. Per me è stato importante avere un orizzonte molto ampio di vedute poetiche ed estetiche: anche nel caso di Martin Walde, per esempio, gli aspetti scientifici e poetici si toccano e neve e ghiaccio diventano metafora per sentimenti emozionali o il freddo fra gli uomini, diventa ghiaccio come nei romanzi di Thomas Bernhard, preso come spunto da Bernardí Roig.


Da sinistra: Nicola Genovese, “Dubay Sky Resort”, 2010, legno e plastica, cm 39x12x6. Wilhelm Scheruebl, “Minusaquarelle oder minusbilder”, 2000, acquarello su carta, 6 pz cm 60×60 cad.

«Gli artisti, e la mostra stessa, hanno un taglio multimediale e integrano consapevolmente pittura classica, fotografia, video e installazione, offrendo risposte o ponendo domande»: ci può fare qualche specifico esempio citando e descrivendo forma e significato di un paio di lavori in mostra che secondo lei sono particolarmente significativi?
Per me è stato sempre importante che gli artisti possano usare tutti i mezzi espressivi: se è possibile dipingere – spesso gli artisti sono multimediali – ma, nello stesso momento usare la fotografia o il video. Agostino Arrivabene, un maestro, molto vicino all’estetica dell’artista nordico N. Odrùm, è stato in Islanda, dove è rimasto molto colpito dalla presenza eterna del ghiaccio, che diventa, nella sua pittura, una metafora del pianto, allegoria della tristezza umana, come il ghiaccio nella scultura di Bernardí Roig è una metafora del vuoto e dell’impossibilità di comunicazione, come è nei romanzi del sopracitato Bernhard.

Nella mostra è anche indicata una sorta di sezione speciale, un omaggio a Fiorenzo Tomea, pittore cadorino scomparso nel 1960, di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita, ci racconta di questa particolare sezione?
Penso che ogni paese abbia questi maestri della neve. L’impressionismo è stato fascinato  dai fenomeni meteorologici e ci sono state mostre in Francia ed Austria dedicate ai pittori della neve. In questa mostra, Tomea è rappresentato da un solo quadro come fosse un punto di partenza. Per il pubblico questo quadro rappresenta l’occasione di studiare i cambiamenti dell’arte che oggi ha altre possibilità di espressione e naturalmente di allacciare un legame con la pittura tradizionale, cosa che diventa legittima come vediamo nel lavoro di Arrivabene, ove confluiscono poesia, allegoria e metafora, che affondano le radici nel passato…

Saranno presenti gli artisti e come si svolgerà l’inaugurazione?
All’inaugurazione avremo la presenza anche di figure delle passate Olimpiadi, come Fauner, Piller Cottrer e D’Incal, ma anche di un artista – F.lli Calgaro – che produrrà per i visitatori una granita siciliana originale. Ma meglio non dimenticare: l’intenzione della mostra è il significato, non il divertimento, la registrazione dei diversi aspetti di un tema che è stato definito a partire da uno scherzo.


F.lli Calgaro, “Northen dream”, 2010, stampa lambda su alluminio, cm 70×52. Courtesy Furini Artecontemporanea, Roma

La mostra in breve:
Voglio la neve in agosto
Omaggio a Fiorenzo Tomea (1910 – 1960)
a cura di Peter Weiermair
Comune di Sovramonte (BL)
con il Patrocinio della Regione Veneto
Lab 610 XL
Via San Rocco 167/B,
Sovramonte – Servo (BL)
In collaborazione con De Faveri Arte Contemporanea, Feltre (BL)
Info: +39 0439 98508
Inaugurazione sabato 24 luglio 2010 ore 16.00
25 luglio – 5 settembre 2010
Artisti in mostra: Karin Andersen, Agostino Arrivabene, Elena Arzuffi, F.lli Calgaro, Ulrich Egger, Nicola Genovese, Daniele Giunta, Hubert Kostner, Brigitte Niedermair, Walter Niedermayr, Bernardí Roig, Stefano Scheda, Wilhelm Scheruebl, Francesco Sena, Siva, Silvano Tessarollo, Silvia Vendramel, Devis Venturelli, Martin Walde, Michael Ziegler

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