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PALERMO | Luoghi vari | Fino al 4 novembre 2018

Intervista ai CREATIVE MEDIATOR di Matteo Galbiati

Non poteva essere la Sicilia, e la sua “capitale” Palermo, lo scenario, bellissimo e pieno di contrasti, perfetto e necessario, per sviluppare il grande progetto di Manifesta, la biennale nomade europea che quest’anno raggiunge la XII edizione. Pensata e strutturata per avere un carattere e un pensiero interdisciplinari, agendo poi in stretta sinergia con le comunità locali, le infrastrutture architettoniche, urbane, economiche, sociali e culturali presenti sul territorio, la città siciliana sta rendendo onore a questa manifestazione, conquistando un meritato successo e favore, di addetti e di pubblico, in queste prime settimane di apertura.
L’idea vincente è quella di far convergere, in un diversificato e amplificato concept curatoriale, i concetti chiave legati ai temi di natura e società, in una terra che per millenni ha visto avvicendarsi fenomeni migratori – di uomini e non solo – e che, oggi, più che mai rimane al centro della tragica quotidianità imposta dalla cronaca dei nostri tempi.

Curators of Manifesta 12 (Andrés Jaque, Mirjam Varadinis, Bregtje van der Haak, Ippolito Pestellini Laparelli) © Manifesta Photo by Roberto Apa

Cresce, così, Il Giardino Planetario, seme di cambiamento e di consapevolezza, nel bel mezzo del Mare Nostrum, rendendo l’arte strumento per una riflessione e partecipazione condivisa e allargata dove le estetiche del presente sposano e si riappropriano di quel dialogo effettivo che pone al centro la dimensione profonda dell’uomo e del suo ambiente, passato, attuale e, soprattutto, futuro. Palermo centro del mondo, Palermo occhio sul mondo. Abbiamo deciso di raccogliere le brevi testimonianze dei suoi protagonisti iniziando proprio dai Creative Mediator di Manifesta 12:

Palermo è il centro del Mediterraneo, storicamente un crocevia di culture e uomini, circondata da una natura mediterranea di grande bellezza: come si sviluppa l’identità di Manifesta 12 attorno al tema sociale dell’incontro tra popoli e culture e quello ambientale-climatico? Come avete sviluppato il progetto curatoriale? Quali scelte lo guidano?
La città di Palermo è sempre stata un laboratorio di differenze e ibridazioni. Una città le cui forme e dinamiche sono state incessantemente ridefinite da un costante flusso migratorio, dai tempi degli antichi Greci, Arabi e Normanni, fino ai recenti arrivi dal Nord Africa, Sud-est asiatico e Medio Oriente. Le strade, l’architettura, la natura, la cultura e le storie personali di Palermo rappresentano il risultato dell’ininterrotto sincretismo proprio dell’area del Mediterraneo.

FallenFruit,Theatre of the Sun, 2018, mixed media installation, dimensions variable, project “Garden of Flow”, Palazzo Butera, Palermo Photo: Wolfgang Träger Photo Courtesy: Manifesta 12 Palermo and the artist

Tracce di queste migrazioni continue si trovano in un dipinto del 1875, Veduta di Palermo di Francesco Lojacono in cui nessuno degli elementi naturali è indigeno, con ulivi dall’Asia, pioppi dal Medio Oriente, eucalipti dall’Australia, fichi d’India dal Messico e nespoli dal Giappone. Anche gli alberi di agrumi – simbolo della Sicilia – sono un lascito della dominazione araba. L’Orto Botanico di Palermo, fondato nel 1779, nasce come laboratorio in cui coltivare, studiare, sperimentare, mescolare e raccogliere specie diverse. Questi sono stati tutti motivi ispiratori del progetto curatoriale.

Come avete concepito e strutturato Il Giardino Planetario? Di cosa si rende metafora questo progetto?
I giardini sono luoghi in cui forme di vita si incontrano, si adattano e coesistono. Nel 1997 il botanico francese Gilles Clément descrive il mondo come un “giardino planetario” di cui l’umanità è il giardiniere responsabile. Ma come è possibile oggi prendersi cura di un mondo governato da reti invisibili di informazioni, interessi privati transnazionali, intelligenze algoritmiche, trasformazioni ambientali, e ineguaglianze sempre crescenti? Vent’anni dopo, nell’epoca del tardo-Antropocene, la metafora di Clément del pianeta come giardino è ancora attuale. Non uno spazio dominato dagli esseri umani, ma piuttosto un luogo in cui soggetti di specie diverse riconoscono la loro interdipendenza in un rapporto fondato su responsabilità condivise.

James Bridle, Citizen Ex, 2015, mixed media installation, project “Out of Control Room”, Palazzo Ajutamicristo, Palermo Photo: Wolfgang Träger Photo Courtesy: the artist

Che scenario “ideale” offre, per voi, la città di Palermo in riferimento ai principi di coesistenza, comunità globale, migrazioni, … Come può rivolgersi ad una comunità globale?
Palermo Atlas, lo studio condotto da Office for Metropolitan Architecture (OMA) commissionato da Manifesta 12 come studio pre-biennale della città, ci svela una Palermo al centro di un’estesa geografia di movimenti – di persone, capitali, merci, dati, semi, batteri – che sono spesso invisibili, intoccabili e al di là del nostro controllo. Palermo è modellata da questi flussi e viaggi dall’Africa al Nord Europa, dall’Indonesia a Gibilterra fino alle Americhe. Palermo città globale, la cui globalità tuttavia è di natura problematica, punto di convergenza di problematiche transnazionali, quali il cambiamento climatico, il traffico illegale di persone e l’impatto simultaneo di fenomeni come il turismo e la migrazione.

Coloco & Gilles Clément, Becoming Garden, 2018, workshops, intervention in public space, installation, project “City on Stage”, Zen 2, Palermo Photo: Wolfgang Träger Photo Courtesy: Manifesta 12 Palermo and the artist

Cosa volete che recepisca il pubblico, quali strumenti ha per cogliere la complessità e l’attualità delle sollecitazioni che offrite?
Decine di realtà culturali palermitane hanno partecipato direttamente al percorso di ricerca e alla realizzazione della biennale. Un coinvolgimento della città e dei suoi abitanti per un evento che si propone di collaborare con Palermo per lasciare un’eredità duratura.

Manifesta 12. Il Giardino Planetario

16 giugno – 4 novembre 2018

Luoghi vari

Palermo

Info: www.m12.manifesta.org

Creative Mediator di Manifesta 12:

BREGTJE VAN DER HAAK
È una documentarista e giornalista. Dal 1997, ha diretto documentari e progetti transmediali focalizzati sul cambiamento sociale, con una particolare attenzione ai temi di urbanizzazione e cultura tecnologica. I suoi documentari comprendono Saudi Solutions, DNA Dreams, Satellite Queens, Lagos Wide & Close e Atlas of Pentecostalism, e sono stati presentati nell’ambito di festival del cinema, mostre, e trasmessi anche da emittenti internazionali. . Nel 2006, Van der Haak è stata la prima regista a filmare la vita delle donne che lavorano in Arabia Saudita ed è stata premiata come Woman of the Year. Van der Haak dirige regolarmente episodi della VPRO Backlight Series su Future Affairs ed è un membro del consiglio del Prince Claus Fund ed Erasmus Prize. Ha studiato Danza a Parigi, Scienze Politiche e Diritto presso l’Università di Amsterdam e Ricerca Sociale alla New School di New York, e Giornalismo presso la Graduate School of Journalism della Columbia University di New York. È stata Visiting Professor presso USC Annenberg School in Comunicazione e Giornalismo e presso la School of Creative Media, City University di Hong Kong.

ANDRÉS JAQUE
È un artista, architetto e studioso con base a New York e Madrid. È il fondatore del Office for Political Innovation, una pratica internazionale che lavora tra ricerca, politica e design. Ha ricevuto il 10 ° Premio Frederick Kiesler; il Leone d’Argento per il miglior progetto di ricerca presso la quattordicesima Biennale di Venezia; l’Alfred Toepfer Stiftung Tessenow Stipendiat; il Dionisio Hernández Gil Award e l’Architectural Record per progettisti dell’anno. Andrés è Dottore in Architettura (ETSAM) e Professore presso la Columbia University GSAPP e Visiting Professor dell’Università di Princeton SoA. Le sue pubblicazioni includono Everyday Politics, SUPERPOWERS OF TEN; PHANTOM. Mies as Rendered Society; Different Kinds of Water Pouring into a Swimming Pool and Dulces Arenas Cotidianas. Il suo lavoro è stato esposto al Museum of Modern Art, MoMA, al ZKM Kalsruhe, Museo MAK Austriaco a Vienna, CalArts Center for Contemporary Arts, Schweizerisches Architektur Museum di Basilea, Z33 Hasselt, Cité de l’Architecture et du Patrimoine di Parigi, al Museo JUMEX, al Tel Aviv Museum of Arts, al Mostra di Architettura della Biennale di Venezia, al Biennale di Gwangju, alla Triennale di Architettura di Lisbona, alla Biennale di Chicago di Architettura e al Design Museum di Londra.

IPPOLITO PESTELLINI LAPARELLI
È un architetto e partner di OMA. La sua indagine si focalizza sulla conservazione, scenografia e curatela. I suoi progetti recenti includono la ristrutturazione del Kaufhaus des Westens (KaDeWe) a Berlino (in corso); Panda, una ricerca e mostra per la Triennale di Oslo nel 2016, che esplora l’impatto della condivisione di piattaforme economiche; il progetto di trasformazione del Fondaco dei Tedeschi, palazzo cinquecentesco di Venezia (2016); Monditalia, mostra multidisciplinare sulla situazione italiana alla Biennale di Architettura di Venezia del 2014; la scenografia per il teatro greco di Siracusa in Sicilia (2012); e la co-curatela di Cronocaos, mostra di OMA sulla conservazione alla Biennale d’Architettura di Venezia del 2010. Inoltre, Pestellini Laparelli è responsabile di una vasta gamma di progetti per Prada e per la Fondazione Prada. Pestellini Laparelli ha studiato Architettura presso il Politecnico di Milano e la TU Delft.

MIRJAM VARADINIS
È curatrice e storica dell’arte alla Kunsthaus di Zurigo dal settembre 2002. Si occupa di arte contemporanea e ha organizzato diverse mostre tra cui, tra gli altri, la mostra collettiva Azione! (2016) e Shifting Identities (2008), così come le mostre personali di Akram Zaatari, Javier Téllez, Haris Epaminonda, Rosa Barba, Roman Ondák, Adrian Paci, Mircea Cantor, Tino Sehgal, Erik van Lieshout, Nedko Solakov, Urs Fischer e David Shrigley. Ha pubblicato numerosi cataloghi e libri d’artista e contribuito in riviste d’arte internazionali. Nel 2013, Mirjam Varadinis ha curato 0 Prestazioni – The Fragile Beauty of Crisis, un progetto speciale per la quinta Biennale d’arte contemporanea di Mosca. Nel 2012, ha co-curato TRACK (insieme a Philippe Van Cauteren), una mostra internazionale collettiva realizzata su scala urbana nella tradizione di “Chambres d’amis”, che ha avuto luogo a Gand, Belgio. Nel 2006, Varadinis è stata curatrice di Printemps de Septembre, un festival annuale di arte contemporanea a Tolosa, in Francia.

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