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MILANO | Acquario Civico | 25 novembre 2015 – 10 gennaio 2016

Pesci e animali virtuali nuotano e fluttuano accanto a quelli reali nella mostra Vita liquida che, nello spazio espositivo dell’Acquario Civico, porta all’attenzione del pubblico dell’istituzione meneghina la ricerca di Lia Pascaniuc (1981). Impegnata su tematiche che hanno l’ambiente e la natura, e soprattutto su tutto quello che riguarda il mondo “liquido”, la sua visione porta lo spettatore a “immergersi” nella contemplazione di opere che muovono il suo sguardo da una prima visione strettamente estetica ad impegnarsi poi su riflessioni etiche di assoluta attualità.

Abbiamo intervistato la giovane artista in occasione dell’apertura di questo grande ed impegnativo progetto:

Lia Pascaniuc. Vita Liquida - Wall Street

Come nasce il progetto per l’Acquario Civico? Cosa rappresenta in questo momento del tuo lavoro e della tua ricerca?
Il progetto nasce da un’idea avuta e sviluppata con Elisabetta Polezzo, curatrice e responsabile mostre dello stesso Acquario Civico, progetto poi approvato dalla giunta del Comune di Milano. La selezione delle opere è stata una scelta quasi naturale, frutto di un lavoro sui temi dell’acqua e dell’ambiente che m’impegna da una decina di anni. È una ricerca in continua evoluzione, di cui la mostra non sarà l’elemento conclusivo.

La mostra rientra nel palinsesto di Expo in città e, pensando ai temi dell’Esposizione Universale che si è appena conclusa, impegni lo spettatore a considerare e riflettere su importanti contenuti, ci riassumi quali “corde” toccano i tuoi lavori?
Quello che vorrei toccasse lo spettatore è proprio la consapevolezza dell’impatto che l’essere umano ha sull’ambiente. Si tratta di un problema importante, che va risolto con consapevolezza e senso di responsabilità. Allo stesso tempo, come artista, sento il dovere di esplorare questi temi con un approccio estetico, che parta dalla bellezza delle cose… Da qui nasce anche l’ultima installazione Frequenza che permette, con il tocco della mano, di interagire con l’opera, metafora della natura.

Lia Pascaniuc. Vita Liquida

Elemento centrale resta l’acqua: come ce la racconti, come la rappresenti – in molte opere non è nemmeno presente in maniera diretta – e che valori deve incarnare?
L’acqua è primordiale, è creatrice, siamo fatti di questo elemento, trasforma e si trasforma. Pensiamo al ghiaccio, alla pioggia, alla neve… e comprendiamo quanto sia, in ogni sua forma, importante per regolare l’andamento del clima. È l’“oro blu” che, costituito solo da due atomi di idrogeno uniti ad uno di ossigeno, abbraccia la Terra per circa il 75% della sua superficie. La sottrazione dell’acqua rappresenta anche la riflessione su di noi sulla centralità e fragilità nello stesso momento. È un fluttuare costante nel vuoto, in un mondo invisibile alla ricerca di un proprio luogo e spazio, ecco perché le opere hanno il senso dell’odierna società: rimandano alla paura di non essere visibili e all’instabilità emotiva che, trovo, abbiamo nella frenetica vita odierna, la quale deve essere liquida ed adattabile per sopravvivere.

La mostra raccoglie serie differenti di lavori, quali sono, cosa presenti in questa mostra a Milano? Ci sveli quali cicli e quali scelte hai attuato?
Vita liquida è la sottrazione dell’acqua, per poi trovarne in abbondanza imprigionata nei ghiacciai del Global Warming 34º 00′ S 64º 00′ W e Global Warming 65° 00′ N 18° 00′ W, che riunisce due serie di scatti realizzati in Argentina e in Islanda. Si passa poi per Luce liquida che parla dell’acqua in tutte le forme da solida, quindi il ghiaccio, al sale, ai fiumi… Le trasformazioni irreversibili è un lavoro che, assieme a Global Warming, parla delle questioni ambientali e dei punti di non ritorno.

Lia Pascaniuc. GLOBAL WARMING 65° 00’ N 18° 00’ W - i migranti ambientali

Nella tua ricerca si leggono esperienze che passano dalle tecniche più tradizionali – come la fotografia o la pittura – a quelle più attuali – come digital art e l’arte interattiva – come le applichi alle singole opere? Quali esiti vuoi cercare e quali spunti vuoi stimolare in chi guarda?
Le tecniche più attuali hanno a che vedere con la nostra quotidianità. Cerco di mettere il “reale” in questi apparecchi come supporto e poi come sperimentazione. L’esito è ottenere qualcosa che possa emozionare, ma far riflettere: prendiamo, ad esempio, la medusa è fatta interamente d’acqua! Si ricollega, pertanto, a tutte i miei altri lavori. Abbiamo una fobia nei confronti di queste creature, eppure loro ne hanno più di noi, e la manifestano cambiando colore.

L’interazione diretta con le tue opere resta una componente fondamentale, come coinvolgi lo spettatore? Quali corde tocchi?
In alcuni casi è opportuno mettere un cartello con scritto “Non toccare” vicino alle opere: per esempio nella sezione Vita liquida delle fotografie stampate su carta fine art sono lasciate al vivo, toccarle significherebbe imprimervi per sempre la propria impronta. D’altra parte, però, la nostra società ci porta ad avere un’esigenza quasi compulsiva rispetto al toccare, come avviene quotidianamente quando sfioriamo il touch screen dei nostri dispositivi elettronici. Partendo da questo concetto è partita la ricerca di un’opera che si potesse ”sfiorare”, ma non fisicamente, nell’aria, così la volontà dello spettatore di toccare incontra le esigenze di conservazione delle opere. Dal punto di vista tecnico ho lavorato sui sensori in modo che l’opera risponda a questo tocco per lasciar vivere un’esperienza immersiva che interroghi il visitatore.

Lia Pascaniuc. Luce liquida

Hai una visione che dall’estetica arriva a toccare punti fondamentali dell’etica, come unisci e integri queste polarità?
Cerco di estrapolare la purezza delle cose da una visione globale del mondo, racconto anche gli aspetti più problematici della realtà che ci circonda attraverso la bellezza, che pure esiste, anche se a volte ci sfugge. La bellezza è insita nella natura, per cui mi sembra la chiave perfetta per sensibilizzare su quello che potrebbe succedere se non poniamo attenzione su questi temi. Questo sicuramente dipende dalle mie origini bucoliche e postcomuniste, ognuno di noi ha una reazione alla propria esistenza, io coltivo il bello maniacalmente, non sempre mi riesce perciò sono in continua ricerca.

Per l’occasione hai pensato anche a Bepart – the Public Imagination Movement, un’app gratuita che funziona entro un chilometro dall’Acquario Civico. Quali sono i suoi contenuti e perché questa “limitazione” territoriale?
I contenuti saranno svelati presto, diciamo che l’idea è quella di permettere ad un predatore di “fuoriuscire” dall’Acquario, come ho fatto per il Narvalo che è fuoriuscito dal suo habitat metaforicamente. La limitazione territoriale è una forma di “ringraziamento” alla Città di Milano. È una tecnologia che potrebbe essere replicata ovunque e la cosa interessante è che è “per sempre”. Un monumento virtuale, ma eterno come quelli che incontriamo lungo le strade delle città.

Lia Pascaniuc. Liquid Life

Dopo questa impegnativa mostra in cui, come dicevi, hai presentato molte e differenti tipologie e serie di opere, quali altri impegni ti attendono nel prossimo futuro? Hai già nuovi progetti?
La stessa mostra sarà itinerante, sono già in contatto con alcune realtà museali di storia e scienze naturali come quello di Torino e spazi impegnati sui temi della sostenibilità. Inoltre porterò avanti la mia ricerca, influenzata da tutto quello che sta succedendo.

Un sogno, un desiderio che vorresti realizzare?
Che questa mostra trovi più spazi e sia più itinerante possibile, perché possa essere spunto di riflessione per ognuno che la guarda, affinché, nel proprio piccolo, possa indurre ad un cambiamento.

Lia Pascaniuc. Vita liquida
a cura di Chiara Canali
promossa dal Comune di Milano – Cultura, Acquario Civico di Milano
con il patrocinio del Consolato Romeno
in collaborazione con Associazione Culturale Art Company
mostra del palinsesto Expo in città
in concomitanza con COP 21 Paris Forum dell’Innovazione Sostenibile
catalogo Silvana Editoriale con testi critici di Chiara Canali (curatrice della mostra), Nicoletta Ancona (conservatore dell’Acquario Civico), Andrea Dall’Asta S.J. (direttore della Galleria San Fedele di Milano), Enrico Mattei (critico d’arte e curatore) 

25 novembre 2015 – 10 gennaio 2016
Inaugurazione 24 novembre ore 18.00 

Acquario Civico
Via G.B. Gadio 2, Milano 

Orari: da martedì a domenica 9.00 – 17.30 (ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura); lunedì chiuso
Ingresso intero €5.00, ridotto €3.00 (ingresso mostra con il biglietto dell’Acquario Civico) 

Info: +39 02 88465750
www.acquariocivicomilano.eu

Art Company
info@artcompanyitalia.com
www.artcompanyitalia.com

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