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MILANO | Fieramilanocity | 4-7 aprile 2013

Intervista a VINCENZO DE BELLIS di Ginevra Bria

Miart diventa maggiorenne. Al suo diciottesimo anno d’età, la prossima edizione della Fiera dell’Arte milanese si preannuncia diversa. Alla ricerca di strategie alternative, di maggiore visibilità internazionale e sempre più portata a creare sovrapposizioni e attraversamenti tra le arti contemporanee. Espoarte ha chiesto al direttore Vincenzo De Bellis di approfondire impressioni e progetti, a quattro settimane esatte dall’inaugurazione.

Che cos’era e che cosa deve diventare miart?
Avevo collaborato alle precedenti edizioni di miart per curare una sezione dedicata ai talks e quella era stata un’occasione per avere una visione della situazione anche dall’interno. Sono sempre stato convinto che la fiera avesse delle potenzialità che, se sviluppate adeguatamente e per un arco di tempo prolungato, avrebbero potuto portare a dei risultati sorprendenti.
Appare evidente che non solo la fiera, ma tutta la città ha sofferto sino ad oggi della debolezza istituzionale di Milano sul fronte del contemporaneo. Le gallerie private hanno in parte sopperito a questa lacuna ma è evidente che non è bastato. Quando ho visitato la fiera per la prima volta nel 2003, mi era sembrato che vivesse in una dimensione molto provinciale, anche in termini di pubblico. D’altra parte, è difficile contare sulla presenza di un pubblico meno “locale” se durante la fiera la città non offre altro.
Le edizioni precedenti hanno segnato l’inizio di un certo cambiamento, e da lì sono partito. Poi ho pensato di strutturare alcune cose in modo diverso, ma sono convinto che c’era del buono e il fatto che ci siano delle conferme di quei progetti anche all’interno del mio è un chiaro segno di questo.
Credo in Milano e l’ho sempre dimostrato con il mio lavoro. Milano è l’unica città davvero internazionale in Italia e ha un’offerta eccellente di arte moderna e contemporanea grazie ai musei civici come il Museo del Novecento, la Galleria d’Arte Moderna, il PAC, la Triennale e alle Fondazioni come Prada, Trussardi, l’HangarBicocca. Inoltre vorrei ricordare gli altri “mondi” di Milano – dalla moda al design, all’architettura – che nessuna altra città italiana ha e che invece le grandi capitali internazionali hanno. La trasversalità di Milano è una delle caratteristiche più importanti che vorrei sottolineare anche con il mio progetto.

Qual è il primo pensiero che hai avuto nel momento della tua nomina di direttore di miart 2013? Quale la tua prima preoccupazione?
Da anni mi sto occupando di un lavoro curatoriale inteso in termini di ripensamento delle dinamiche istituzionali dell’arte e Peep Hole, oggi nella nuova sede della Fonderia Battaglia, ne è la testimonianza tangibile. Proseguendo questo percorso, la fiera può diventare un nuovo tipo di istituzione. Quando mi è stato chiesto di presentare un progetto per miart, la prima condizione che ho posto è stata di sostenerlo nella sua completezza se fosse stato approvato. Questo è avvenuto ed è stata la prima sorpresa positiva e di conseguenza una dimostrazione di reciproca fiducia. Il progetto implicava ovviamente anche la creazione di un nuovo team di lavoro. Sono infatti convinto che per rilanciare la fiera bisognasse partire proprio dalle persone. Per il resto, so che non è facile ma c’è una grande volontà di impegno da parte di tutti, dall’organizzazione alle gallerie e alle istituzioni artistiche milanesi e sono sicuro che insieme faremo un buon lavoro.

La diciottesima edizione di miart prevede la suddivisione delle gallerie selezionate in quattro sezioni: Established ed Emergent confermate dalle scorse edizioni, ma riconfigurate nei parametri di partecipazione – e le nuove THENnow e Object. Potresti illustrarcele?
Ho confermato le due sezioni principali, “Established” riservata alle gallerie che lavorano con artisti consolidati ed “Emergent” che riunisce gallerie nate dopo il 2007, attive con artisti giovani o che partecipano per la prima volta a miart ed è curata da Andrew Bonacina, curatore dell’International Project Space di Birmingham.
La presenza del design a miart 2013 nella sezione “Object” curata da Federica Sala e Michela Pelizzari, che vivrà nell’allestimento a fianco delle gallerie d’arte, è la dimensione di Milano come riconosciuta capitale internazionale del design con genera una considerevole capacità progettuale e attrattiva per addetti ai lavori e pubblico. Anche il design, come la moda, è indissolubilmente legato alla cultura e all’economia di questa città. Quindi invece di mostrare le proprie debolezze, questo è il momento di evidenziare i propri punti di forza. Inoltre le sovrapposizioni tra i due mondi sono sempre più evidenti e per questo è giusto e doveroso sottolinearlo in questo momento e in questo contesto.

Al di là delle classiche sezioni Establish ed Emergent ci parli della novità THENnow?
E’ una nuova sezione su invito: THENnow, letteralmente allora-ora, in cui artisti storicizzati, attivi da diverse generazioni, si confrontano con giovani artisti in una relazione uno ad uno. Questa parte è curata da Florence Derieux, Direttrice, FRAC Champagne-Ardenne, Reims, e da Andrea Viliani, critico e curatore di base a Milano. In questa sezione i due mondi che da sempre convivono a miart, moderno e contemporaneo, entrano in stretto dialogo sia dal punto di vista concettuale che da quello allestitivo. Non si tratta, e lo sottolineo, di un tentativo di riscoperta di artisti storici come altri stanno facendo egregiamente, ma piuttosto di un modo di sottolineare il concetto di influenza che un artista ha nei confronti di un altro nel tempo. Ogni artista (ci sono nomi straordinari con opere museali) e ogni coppia è stata accuratamente scelta per una vicinanza formale o concettuale anche se gli artisti non necessariamente si conoscevano in modo diretto, o avevano collaborato in passato. THENnow racchiude l’intero concetto della fiera stessa: le molteplici relazioni tra arte moderna e contemporanea; i legami stratificati tra la ricerca artistica e la produzione di architettura/design, il tentativo di redigere un possibile Zeitgeist della nostra cultura contemporanea.

Quale significato vuole trasmettere la nuova, policroma visual identity di miart 2013, rispetto alla versione costruttivista di miart 2012?
La nuova immagine di miart 2013, a cura di Mousse, esprime a 360 gradi l’idea del laboratorio della contemporaneità con immagini insolite ma stimolanti e di solido impianto concettuale, cromaticamente attraenti ed evocative con risultati sorprendenti. La scelta dell’immagine è un prodotto del lavoro di team e naturalmente esprime esattamente la nostra visione della fiera negli anni duemila inoltrati! Ho sempre pensato che per realizzare un progetto così complesso come una fiera negli anni duemiladieci, in cui le fiere appunto si sono trasformate in eventi complessi e in vere istituzioni temporanee e che devono pensare a tutti gli aspetti della produzione artistica, c’è bisogno di riunire tante forze diverse e non si può essere da soli. Io ho portato con me un team straordinario di persone di indubbio valore e con grandi conoscenze senza i quali ben poco di quello che abbiamo fatto si sarebbe potuto realizzare.

A tuo modo di vedere perché finalmente, quest’anno miart può confrontarsi con le altre fiere dell’arte europee?
Il passaggio alla dimensione internazionale di miart 2013 è basato prima di tutto sulla qualità alta delle gallerie partecipanti sia del moderno che del contemporaneo e del design: su un totale di 140, 61 sono estere e provengono da 15 paesi del mondo. Riprova è la partecipazione di altissimo livello dei relatori dei relatori del programma miartalks, a cura di Fionn Meade e Alessandro Rabottini, che sono 25 e rappresentano le voci più influenti dell’arte contemporanea e del design nel mondo comprendono una selezione internazionale di direttori di musei, curatori indipendenti, artisti. Inoltre tutta la città, insieme a miart, accoglierà i 150 ospiti vip – collezionisti, rappresentanti di istituzioni culturali ed artistiche – della fiera per la visita dei musei e delle mostre con eventi speciali dedicati.

Com’è cambiato, invece, quest’anno il sistema di configurazione e di allestimento dei progetti curatoriali satelliti? Chi saranno i protagonisti?
Il progetto a cui tengo di più è quello curato a quattro mani con Massimiliano Gioni per miart 2013: quest’anno infatti la Fondazione Nicola Trussardi e miart realizzano insieme una serie di performance, concerti, intermezzi e altri eventi diversi. Liberi Tutti è un programma di serate – tra cabaret, avanspettacolo e teatro più o meno sperimentale – in cui artisti internazionali metteranno in scena un piccolo festival di arte dal vivo al Teatro Arsenale in Via Cesare Correnti 11, luogo di emblematici avvenimenti nella vita spirituale e artistica della città dal 1200 a oggi. Queste serate, che si svolgono dal 3 al 6 aprile dalle ore 22 alle 24, saranno un vero proprio dopo fiera, aperto a tutti e a ingresso libero, animato da artisti internazionali.

Quale augurio pronunciare dunque, in vista, del grande opening tra quattro settimane esatte?
C’è molta attesa, lo sentiamo, e c’è un clima di fiducia generalizzato che si respira nell’ambito della preparazione di miart 2013 ci sostiene e ci infonde energia: sento fiducia da parte di tutti e rispetto anche per la sfida diciamo, eufemisticamente, difficile. Siamo riusciti a creare una situazione di attesa e di speranza e l’esito, che mi auguro positivo, sarà un bel segnale per tutti e per la città.

miart 2013
5 – 7 aprile 2013
Vernissage e Preview (su invito) 4 aprile 2013

Fieramilanocity
ingresso Viale Scarampo, Gate 5 
pad. 3, Milano
Orari:
dalle ore 12.00 alle 20.00
Info: +39 024997.1
www.miart.it

miart@fieramilano.it
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