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CATANZARO | Open Space centro per l’arte contemporanea | 7 maggio – 20 giugno 2013

di ROBERTO LACARBONARA

E il progetto si chiamerà: Museo della Catastrofe. O almeno questo sarebbe stato, nelle intenzioni di Vettor Pisani, l’esito spontaneo di un’intera produzione artistica – e di una vita – caratterizzata dalla totale dedizione ad un’estetica della rovina, della decadenza.
Già da qualche anno lavorava inseguendo questa fievole intuizione quando, all’età di 77 anni, nella sua abitazione romana, Vettor Pisani si è tolto la vita impiccandosi alla finestra del bagno; per uccidersi aveva utilizzato i lacci delle sue scarpe.
Eppure in quei giorni sembrava concretizzarsi il suo antico disegno di trasformare, a Serre di Rapolano presso Siena, una cava di pietra abbandonata in un’opera abitabile e vivibile, luogo di contemplazione e scambio. Affascinato da quel luogo, Pisani vedeva la cava non come frutto dell’azione negativa dell’uomo, devastatrice del paesaggio naturale, bensì come luogo di produzione di lavoro.

In questi giorni, una preziosa mostra realizzata a Catanzaro da Open Space centro per l’arte contemporanea e curata da Graziano Menolascina, rievoca pienamente lo spirito ironico e sofferto con cui Pisani aveva conquistato il mondo dell’arte contemporanea a partire dagli anni ‘70, attraverso il talentuoso impiego del proprio coraggio poetico, della propria irriverenza nei confronti del sapere costituito.
Il Ritratto con scatto (2000/2011) mostra immediatamente il grave peso della consapevolezza che l’artista aveva di sé e del “sistema” arte: una fotografia che pende al di sotto di una inconsueta pistola da silicone ritrae il maestro nella sua penultima mostra romana, allorché sui muri della galleria Limen 895 aveva scritto di sé: “Sono un artista povero e famoso”. Non era l’unica iscrizione murale della mostra: “Io sono un vero falso d’autore” e “In verità vi dico, la verità non esiste”, completavano le acide dichiarazioni della indimenticata retrospettiva dal titolo “Carpe diem”; un’idea, quest’ultima, nata dall’omonima opera che introduceva in galleria delle vere carpe, immerse nell’acqua all’interno di un frigorifero rovesciato.

La mostra calabrese non dimentica i grandi complici di Pisani: gli animali, perlopiù domestici, generalmente docili ed innocui. È il caso di Leprotto (2000), piccola scultura di una lepre, uno dei simboli più ricorrenti nella figurazione del maestro, o di I pesci rossi, artista dal sistema sistemato (2000/2011), un fotomontaggio analogico in cui l’immagine dell’artista, alle prese con scodelle ed altri attrezzi domestici, convive con il nuoto libero di enormi pesci rossi (altro emblema di una cura affettiva e familiare seppure smisurata ed inquietante nelle proporzioni).

Quest’ultimo lavoro dà il titolo alla mostra, L’artista dal sistema sistemato, un vero e proprio manifesto scritto per l’occasione da Mimma Pisani, in cui si legge:
“Attraverso folate bluastre / Vestito di malandata cenere / Giungeva nel regno delle ombre / Avvolto dalle macerie del Male”. È la sintesi brutale ma fragilissima della vicenda di un uomo in perenne spostamento, vestito della sola cenere azzurra e della polvere minerale che si addensa su Viaggio all’isola azzurra (2000): reliquia e modello di un abisso terrestre, con le sue intricate e oscure passioni che muovono il viaggio sullo specchio d’acqua di un piccolo oceano.
Ogni opera di Pisani risulta irrimediabilmente attraversata dagli stessi fantasmi, calata nello stesso sistema sistemato, ovvero nella consapevolezza che l’umano è immerso in un bacino ristretto e rassicurante, come un Edipo nelle mani della Sfinge (opera del 1980 che tanta popolarità aveva conferito a Pisani).

Ma da questo spazio contenuto l’artista aveva sempre escogitato le occasioni dell’altrove, di quel Luogo posteriore impossibile da definire ma di cui si avverte la mancanza, il desiderio, la tensione per l’andare. Era questa la tensione che agitava la grande sensibilità di un artista “povero e famoso” che ambiva di concludere i suoi giorni dentro un antro scavato nella pietra; o come un uomo preso in giro dai suoi stessi sogni che, nel “Sogno di un uomo ridicolo” di Dovstoeskij, si congedava da se stesso e dal mondo, con laconico lamento, sussurrando trepidante: Ed io andrò, andrò!

Vettor Pisani (Napoli 1934 – Roma 2011). Architetto, pittore e commediografo. Ha esposto in numerose mostre personali, collettive e di gruppo. È stato invitato a rassegne nazionali e internazionali (Documenta 5, Kassel; Biennale di Venezia 1976, 1978, 1984, 1986, 1990, 1993; Quadriennale di Roma 1973, 1986, 1992). Nel 2012 il Museo di arte contemporanea di Roma ha dedicato all’artista la mostra Omaggio a Vettor Pisani, in cui è stata esposta una selezione di lavori che ne documentano compiutamente la poetica, affiancati da documenti inediti di archivio. La sua bibliografia è presente in numerose pubblicazioni di carattere generale e monografico. Sue opere si trovano in Musei, collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero.

Vettor Pisani. Artista dal Sistema Sistemato
a cura di Graziano Menolascina

7 maggio – 20 giugno 2013

Open Space centro per l’arte contemporanea
Via Romagna 55, Catanzaro

Info: +39 o961 61839
openspace.artecont@teletu.it


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