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VENEZIA | 56. Esposizione Internazionale d’Arte | Padiglione della Repubblica di Albania | 9 maggio – 22 novembre 2015
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Intervista a MARCO SCOTINI di Antonio D’Amico

Marco Scotini è il curatore del Padiglione Albania alla 56. Biennale Internazionale d’Arte di Venezia e da raffinato conoscitore della scena artistica albanese ha scelto un progetto acuto ed elegante che, con la forza delle immagini, evocative di luoghi e memorie, racconta la storia recente di un popolo dilaniato al suo interno da lotte intestine. Un progetto molto particolare perché mette in risalto uno spaccato della storia socio-politica dell’Albania attraverso la filmografia di un artista che arriva a Venezia per la seconda volta: Armando Lulaj. Nei giorni scorsi abbiamo incontrato l’artista protagonista del Padiglione (leggi l’intervista) che ci ha raccontato in anteprima il progetto inquadrandolo nella prospettiva di tutta la sua ricerca, ora è la volta del punto di vista di Marco Scotini che con Lulaj collabora da oltre dieci anni…Un ritratto di Marco Scotini

Il tuo progetto curatoriale per il Padiglione Albania è stato selezionato da una giuria internazionale, quindi è il frutto di una lunga meditazione incrociata. Ci puoi raccontare questa scelta?
Lavoro con Armando Lulaj da oltre dieci anni, avendolo invitato a due edizioni di Prague Biennale (2003 e 2007), a collettive come quella a Bologna, dello scorso anno, Il Piedistallo Vuoto e ho curato sue personali in gallerie private. Condividiamo da sempre un interesse comune per la memoria storica e le forme del potere, che in questi anni hanno avuto differenti esiti. Quello che presenteremo alla 56. edizione della Biennale di Venezia mi sembra una sorta di summa di quanto abbiamo fatto assieme fino ad ora. Si tratta di un grande lavoro che si concentra sul tema della guerra fredda in uno stato socialista come l’Albania: attraverso tre video Lulaj mette in scena la paranoia del nemico, i gap diplomatici della storia, gli emblemi fittizi della sovranità, i fantasmi che ritornano. Ogni video ha una città albanese come sfondo: da Tirana e Berat fino ad Argirocastro. Ognuno ha una sorta di feticcio al suo centro: la carcassa di una balena, quella di un aereo americano e una ‘montagna incantata’. Attraverso di loro entrano in scena le potenze del mare, quelle della terra e quelle dell’aria. Ma quello che accade in questi video è una sorta di riscatto con cui Lulaj cerca di rileggere il passato, riportando questi oggetti alla loro funzione originaria. Ma nel fare questo per mezzo di tre azioni performative gli capita di imbattersi in qualcos’altro. Tutto ritorna, certo, ma in uno stato alterato e la ripetizione di quanto è passato ci porta in terre incognite invece che nella certezza di qualcosa che si è accumulato e spento. Albanian Trilogy è come una narrazione epica leggendaria che imprime un segno forte nel nostro presente.

2. Armando Lulaj, It Wears as it Grows, 2011. Film, RED transfered to full HD, b/w and color, sound, 18'. Courtesy DebatikCenter Film, Artra Gallery

Albanian Trilogy, questo il titolo del lavoro, non è solo alimentata da video ma anche da un’installazione composita che permette agli elementi espositivi di entrare in contatto con i visitatori. Ci puoi raccontare il significato dei vari elementi che compongono il lavoro di Lulaj?
La trilogia di video trova il suo luogo deputato proprio nel display del Padiglione. Questo, che si trova all’Arsenale, è pensato come una macchina del tempo che ci riporta agli anni ’60 sotto il leader Enver Hoxha. All’esterno c’è una grande riproduzione di un’opera pittorica del realismo socialista e dentro, lo scheletro originale lungo undici metri, di una balena del Mediterraneo, ammazzata per sbaglio dai militari dell’esercito albanese nel 1963. Pensando che si trattasse di un sottomarino americano, i soldati spararono e uscì fuori questo gigante marino che fu poi conservato dove anche oggi si trova: cioè nel Museo Nazionale di Storia Naturale di Tirana. Ma la cosa interessante è che la balena, in senso simbolico, non è solo un animale. La balena è soprattutto l’emblema del Leviatano di Hobbes, dunque del potere sovrano. Per la prima volta questa carcassa entra in scena nel suo vero significato. C’è anche un bellissimo lavoro di Lulaj che ci riporta a questa identità tra il capo carismatico e il cetaceo. Non è un caso che i 71 libri che Hoxha ha lasciato corrispondono al numero delle vertebre della “regina del mare”.

3. Armando Lulaj, Recapitulation, 2015. Video, RED transfered to full HD, b/w and color, sound, 13'. Courtesy DebatikCenter Film.

Lulaj racconta un momento particolare della storia di un Paese che ancora vive conflitti interni…
Il tema è molto interessante perché quello che allora apparteneva ad uno stato socialista, e totalmente controllato, oggi sembra essere diventato l’attributo reale delle cosiddette democrazie occidentali. Dunque si parte da un piccolo stato, e perfettamente isolato, ma per raccontare la contemporaneità e l’attuale delirio di onnipotenza del denaro.

Al di là di questa scelta, gli artisti albanesi che si distinguono sulla scena artistica contemporanea dove sono orientati? Qual è il tuo legame con questa terra tanto vicina a noi, ma molto diversa?
Sono molto legato ad Adrian Paci, che ha rappresentato però soprattutto il ruolo dell’emigrato: di chi si è lasciato qualcosa alle spalle e per il quale le tradizioni popolari e i rituali del paese d’origine sono diventati una sorta di elegia. Anri Sala lavora più sul confine labile tra fiction e realtà, a partire da ciò che sembra effimero e quotidiano. Sicuramente Lulaj, che appartiene ad una generazione più giovane, è quello che con più distacco (ma anche più appassionatamente) guarda ai fatti, alla storia, al peso delle ideologie che non se ne vanno. Non riesco a separare la scena albanese da quella più estesa dell’ex blocco sovietico. Perché continuo ad esserne attratto? Perché sono il segno di una scommessa che è stata perduta. O, forse, non è mai stata giocata!

56. Esposizione Internazionale d’Arte – la Biennale di Venezia 

Armando Lulaj. Albanian Trilogy: A Series of Devious Stratagems
Curatore: Marco Scotini

Padiglione albanese
Arsenale, Venezia

9 maggio – 22 novembre 2015

Info: www.albanianpavilion.org
www.labiennale.org

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