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In attesa di averla ospite sul prossimo numero di Espoarte (febbraio-marzo 2010) – nelle pagine monografiche dedicate ai Giovani – seguiamo il lavoro di Vania Comoretti e parliamo con lei del nuovo episodio di Area Progetto alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Modena che la vede partecipe con Gratia. 19 disegni ad acquerello, china e pastello su carta, “custoditi” in teche di perspex.
Un’installazione che prende ispirazione dagli ex voto anatomici, ne indaga i legami con il corpo, il significato religioso per estenderlo ad una profonda riflessione sul concetto di identità, scambio e dono: do ut des…


Particolare dell’installazione “Gratia” per Area Progetto, Galleria Civica di Modena. Vania Comoretti, “Do Ut Des”, 2009,
acquerello, china e pastello su carta. Courtesy Guidi & Schoen Arte Contemporanea, Genova

Da cosa è composta l’installazione Gratia?
In Gratia affronto il tema del corpo frammentandolo attraverso il linguaggio sintetico e simbolico utilizzato nelle pratiche votive degli ex voto anatomici.
Nell’installazione sono presenti 19 disegni, do ut des, raffiguranti organi esterni, non sono rappresentate patologie.
Le opere sono realizzate con tecnica mista, acquerello, china e pastello su carta, e posti dentro teche trasparenti di Perspex.
I disegni, dalle proporzioni alterate rispetto al reale, sono disposti l’uno accanto all’altro sulla parete secondo un ordine prestabilito.

Sofferenza, cura, guarigione e redenzione, lasciano sulla pelle e nell’anima segni indelebili…
L’installazione tratta il concetto di Grazia attraverso la rilettura degli ex voto e quindi del corpo che ne diviene tramite, oggetto visibile e condivisibile.
L’ex voto anatomico è ancora efficace perché esprime una dimensione comune: ciò che rimane di un essere umano spersonalizzato dalla sofferenza.
Un ex voto (dall’espressione ex voto suscepto, “per il voto fatto”, e cioè “in base a una solenne promessa”) è qualsiasi bene dedicato e quindi offerto a Dio, alla Vergine o ai Santi in un momento di crisi o di difficoltà oppure in segno di ringraziamento. Di fatto, le due modalità coesistono.
Il termine devozione, che oggi indica genericamente la fede in un certo Santo, significava in origine consacrazione di qualcosa o qualcuno in base a un voto.

Con un’accezione non solo religiosa…
Le pratiche votive rendono tangibile il linguaggio spirituale dell’uomo, manifestano
– rendendo condivisibili con la comunità – il dolore e la speranza del singolo individuo, vi troviamo il concetto di dono, di scambio (do ut des), tutto ciò non può essere inteso solo in senso prettamente religioso.
Affascinanti per il progetto sono risultati temi quali la frammentazione utilitaristica del corpo, l’idea di perdita d’identità, di corpo che si fa oggetto, la somiglianza iperrealista con la carne a cui si può giungere tramite materiali come la cera, la stretta relazione e il continuo scambio tra interno ed esterno del corpo.
Particolare interesse per il progetto hanno suscitato gli ex voto anatomici realizzati in placche metalliche e quelli modellati in cera, gli uni per il grado di sintesi della rappresentazione raggiunto, gli altri per il loro iperrealismo.
La cera evoca inevitabilmente la sensazione o il fantasma della carne, e comprendiamo quanto la riproduzione fedele della carne sia angosciante, essendo contrappunto della forma umana.
Utilizzando un tipo di disegno vicino all’iperrealismo mi auguro di essere riuscita ad ottenere un risultato che susciti in chi guarda un sentimento di empatia.

Caratteristica di Area progetto è la forte attinenza dei lavori esposti al contesto espositivo. In quale direzione hai lavorato per il tuo “intervento”?
Ho considerato la storia e il nome di Palazzo Santa Margherita, ora sede della Galleria Civica di Modena, richiamanti i temi della cura e della speranza.
Santa Margherita, presumibilmente Santa Margherita da Cortona, religiosa (1247-1297), lavorò come infermiera per le partorienti e si dedicò agli ammalati poveri, fondò la confraternite delle Poverelle e dei Mantellati di chiara impronta francescana.
Anticamente al posto del palazzo erano situati la chiesa e il convento di Santa Margherita, di cui oggi non restano tracce visibili, sappiamo che il convento appartenne fino al 1798 ai frati francescani Minori Osservanti, e che a partire dal 1847 l’edificio ampliato fu sede del Patronato dei Figli del Popolo.

La mostra in breve:
Vania Comoretti. Gratia
Area Progetto
a cura di Silvia Ferrari, Serena Goldoni
Galleria Civica d’Arte Moderna – Palazzo Santa Margherita
Corso Canalgrande 103, Modena
Info: + 39 059 2032911
www.galleriacivicadimodena.it
13 dicembre – 10 gennaio 2010
Inaugurazione domenica 13 dicembre ore 19.00

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