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MILANO | Officine dell’Immagine | 24 aprile – 28 giugno 2014

Intervista a SILVIA CIRELLI di Valeria Barbera

Inaugura giovedì 24 aprile a Milano da Officine dell’Immagine, UTOPIA la prima personale italiana di Xing Danwen (Xi’An, 1967). La mostra curata da Silvia Cirelli racconta l’opera di un’artista versatile ed eclettica che indagando temi come la memoria e la volubilità del tempo, il conflitto tra modernità e tradizione, lo sviluppo urbano e la globalizzazione e le sue conseguenze, non ha mai smesso di sperimentare nuovi linguaggi alla ricerca di soluzioni non scontate. Xing Danwen, I Can't Feel What I Feel, 2012 (still from video 8)Trasferitasi dalla sua città natale a Pechino per studiare alla Central Academy of Fine Arts sul finire degli anni ’80, Xiang Danwen ha iniziato la sua carriera immergendosi nel fermento culturale e artistico e di libertà creativa della città di quegli anni che la porta a lavorare subito sulla fotografia, fino a quel momento raramente utilizzata in Cina come forma artistica. Abbiamo incontrato alla vigilia dell’opening la curatrice per farci raccontare meglio l’opera di questa artista che, in occasione di questa personale milanese, presenterà in anteprima per l’Italia I Can’t Feel What I Feel, video che riprende una performance realizzata dalla stessa artista e che indaga la dimensione del dolore.

Puoi raccontarci come hai conosciuto il lavoro di Xing Danwen e che cosa ti ha colpito in particolare della sua opera?
Ho conosciuto Xing Danwen dopo pochi mesi che mi ero trasferita a Pechino. Ricordo che mi invitò nel suo studio, un open space luminosissimo con grandi tavoli di legno sui quali poggiavano una decina di modellini architettonici (che poi capii servivano per la serie Urban Fiction). Alle pareti, foto che riprendevano le performance più provocatorie di un gruppo di artisti dell’allora East Village, nei primi anni ’90. Danwen colse subito il mio stupore e offrendomi una tazza di tè cinese, iniziò a raccontarmi di quando alla fine degli anni’80 si trasferì a Pechino e di come quegli anni segnarono la nascita dell’avanguardia artistica cinese.

Xing Danwen, Born with Cultural Revolution, 1995

Il titolo della mostra UTOPIA e il titolo che hai scelto per il testo critico a catalogo, Xing Danwen e l’estetica dell’illusione fanno riferimento alla tematica dell’apparenza illusoria che spesso cela un’altra verità, amara e poco consolatoria. In che modo questo tema emerge dall’opera di Xing Danwen?
Xing Danwen non ama essere scontata o troppo diretta, si diverte a raccontare delle verità nascoste che possono essere capite solo se non ci si ferma all’apparenza, alla superficie delle cose. Nei suoi lavori c’è infatti spesso un superamento dei confini fra realtà e finzione, fra verità ed immaginazione. Ciò che sembra chiaro e palese viene completamente screditato una volta che se ne capisce il vero significato, un significato che il più delle volte è fra l’altro l’esatto opposto di quello che ci si aspettava. Sono divertenti giochi della mente che hanno sempre affascinato Xing Danwen e che troviamo in tutto il suo percorso, ma soprattutto nella serie Urban Fiction, il progetto che l’ha resa più famosa.

Xing Danwen, Urban Fiction #23, 2005 (detail)

UTOPIA ripercorre idealmente i momenti più importanti della carriera dell’artista presentando anche progetti come Urban Fiction e disCONNEXION. Si tratta di un viaggio individuale che diventa collettivo, quali sono, a tuo avviso gli elementi che rendono le opere di Xing Danwen così significative anche per lo spettatore?
Credo che subito colpisca la grande versatilità e la dimestichezza con la quale Xing Danwen passa da un mezzo espressivo all’altro, dimostrando quanto sia importante la sperimentazione e la ricerca. C’è sempre un filo conduttore che lega tutte le sue opere ma ciò che stupisce è come lei riesca, con linguaggi così differenti, a tradurre emozioni e a rendere tangibili concetti rarefatti come il senso di isolamento, la paura, il disagio relazionale. La sua impronta artistica va di pari passo con un’indagine che si spinge ad un livello percettivo ed emozionale che crea una tensione creativa del tutto originale. Penso che sia proprio questa sensibilità lessicale a renderla così simbolica.

Xing Danwen, disCONNEXION-b12, 2002-2003
Come sottolinei Xing Danwen utilizza molti linguaggi per esprimersi dalla fotografia alla performance, in che modo questa mostra intende rendere la sua produzione così eterogenea?

Nell’attuale scena artistica cinese uno dei rischi che maggiormente si può incontrare è una certa apatia creativa. Non sono molti gli artisti che continuano a riscoprirsi e a reinventarsi. Fra i pochi che lo fanno, c’è sicuramente Xing Danwen, artista poliedrica che nel suo percorso ha saputo spaziare dal video alla fotografia, dall’installazione multimediale alla performance. Con la mostra UTOPIA abbiamo voluto raccontare questa grande versatilità, esaltando la sua impronta artistica, così eclettica e allo stesso tempo personale.

Xing Danwen nasce negli anni Sessanta, caratterizzati dalla famosa Rivoluzione Culturale del ‘66 e si forma come artista negli anni 80, un decennio difficile della storia cinese ma al tempo stesso caratterizzato da una grande vivacità culturale. Quali elementi di questo particolare ambiente di formazione si ravvisano nelle sue opere?
La svolta culturale e artistica di quegli anni ha segnato soprattuto una trasformazione ideologica, si è conquistato il coraggio di sfidare codici artistici fino a quel momento considerati intoccabili e si è lasciati andare alla curiosità nella sperimentazione di linguaggi differenti. Gli artisti dell’avanguardia cinese sentivano il bisogno di riscoprire un’identità più attuale ed innovativa, stanchi di “seguire” invece che “creare”, avvertivano una forte incompatibilità fra ciò che volevano esprimere e ciò che invece erano obbligati ad esprimere. Credo quindi che non si possa parlare di veri e proprio elementi distintivi di riferimento, quanto più altro la conquista di una libertà creativa fino a quel momento mai raggiunta. È questa l’eredità più preziosa di quegli anni.

Xing Danwen. UTOPIA
a cura di Silvia Cirelli

24 aprile – 28 giugno 2014
Inaugurazione 24 aprile, ore 19.00

Officine dell’Immagine
Via Atto Vannucci 13, Milano

Info: 02 91638758
info@officinedellimmagine.com
www.officinedellimmagine.com

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