Ti sarà inviata una password per E-mail

Roma e il suo MACRO dedicano ad Urs Lüthi una personale che è più di una mostra; un progetto speciale che esibisce la vera essenza dello storico e straordinario artista svizzero, noto fin dagli anni ’70 per il suo profondo lavoro imperniato sul sé e sull’ambiguità. Curriculum dorato sia per l’artista, sia per i curatori – Luca Massimo Barbero direttore del MACRO e la giovane Elena Forin – che rappresenta una vera e propria garanzia: dal 16 dicembre al 5 aprile, sarà possibile ammirare questa osmosi riflessiva appositamente realizzata fra la poetica dell’artista, il museo e la città di Roma.
Abbiamo sentito, a tal proposito, Elena Forin…


Lüthi weint auch für sie, 1970, stampa offset su carta Bristol.
Autoritratto a mani vuote (Selfportrait with empty hands), 2009, fotografia. Courtesy l’artista

Qual è il tuo particolare approccio critico ad un autore come Urs Lüthi? Cosa vi interessava far emergere con il progetto Just another Story about leaving? Come siete giunti a questo titolo e a cosa si riferisce?
Just Another Story About Leaving è un titolo di difficile traduzione che evoca storie di partenza, di allontanamento, di viaggio, ma anche di “fine” intesa come morte. Per Lüthi si tratta di un filo conduttore che attraversa la sua ricerca sin dagli esordi, perciò, data la particolare relazione che Roma tesse con il tempo, è stato per lui estremamente naturale costruire un percorso a partire da queste tematiche.
Just Another Story About Leaving inoltre è il titolo di un lavoro del 1974 (rieditato nel 2006) in cui l’artista vive le fasi progressive dell’invecchiamento. Quest’opera era già stata esposta al MACRO a luglio in occasione di Love letters, ed aveva avuto un grande successo specialmente tra i giovani: tale riscontro ci ha fatto riflettere sul valore che un artista come questo ha anche sulle nuove generazioni.

Una fatica questa che grava su due professionisti, Luca Massimo Barbero e te: come avete organizzato il lavoro di doppia curatela?

Il lavoro è stato svolto in maniera molto naturale sia da parte dell’artista sia da parte nostra: sin dall’inizio abbiamo condiviso la necessità di un progetto che valicasse i limiti del museo per abbracciare la città e originarsi direttamente da essa.
Questa mostra inoltre si pone a conclusione di un anno espositivo intenso ed importante per Lüthi (antologiche al Kunstmuseum Luzern, alla Sammlung Falckenbergh di Amburgo, al KunstMeran di Merano, la personale di Villa Giulia a Verbania e il premio Arnold Bode appena conferitogli da Documenta di Kassel), perciò abbiamo scelto di costruirla come un percorso in più tappe con opere prodotte appositamente e con un allestimento che ha trasformato le sale del Museo rendendole una sorta di osservatorio d’esperienza. Barbero ed io abbiamo seguito insieme lo svolgersi di queste tappe, anche se, ripeto, l’andamento della fasi di lavorazione è stato estremamente naturale e quindi anche molto piacevole.

È stato scritto che in questa mostra le opere, il museo e la città sono coinvolte in una visione olistica che abbraccia il senso del tempo, il tema del viaggio, della partenza e del riapparire. Ci puoi spiegare nel dettaglio in che senso?
Lüthi ha iniziato questo progetto con una sorta di presa di possesso della città dopo una lunga assenza, fotografandosi all’interno del suo più celebre passato (Mercati di Traiano ex Fori Imperiali ad esempio) alla ricerca dei valori che uniscono il presente alla storia. In risposta a questo viscerale interrogativo può solo mostrare le proprie mani vuote, simbolo dell’impossibilità di verità certe ed immutabili.
Successivamente ha affidato tale ricerca di senso ad un suo autoritratto scultoreo, in cui si ritrae nei panni di uno “stupido santo” o di un uomo di legge e giustizia, che sovvertendo e ironizzando i canoni di certezza e verità con un naso da clown, non può che mostrare anch’egli le proprie mani vuote. Questa scultura, prodotta appositamente per questa occasione, si misura non solo con altri luoghi storici della città, ma anche con la quotidianità concreta dei bar e degli esercizi commerciali, di cui rivela una classicità tanto forte quanto inaspettata.
Il viaggio di Autoritratto a mani vuote – Selfportrait with empty hands termina con l’arrivo al MACRO, dove trova una propria dimensione e può relazionarsi con le altre opere esposte in un discorso che abbraccia l’individuo e la sua esperienza della vita in relazione con le dinamiche del tempo.

La particolarità che rende interessante il progetto risiede nel fatto che il museo viene coinvolto in modo assolutamente originale. Perché per tale esperimento avete scelto una città come Roma e come vi ha accolto?

Il museo con questo progetto dimostra la propria propensione a punti di vista allargati. Uscendo dai propri spazi ed espandendosi in città dichiara inoltre la propria ferrea volontà di coinvolgimento del pubblico, e conferma il proprio ruolo di produttore di immagini: Lüthi non ha solo prodotto opere specificamente concepite per questa occasione, ma la documentazione del viaggio di Autoritratto a mani vuote – Selfportrait with empty hands ha originato una serie fotografica che abbiamo inserito nel catalogo Electa Mondadori prodotto per la mostra. Questa sezione speciale è stata intitolata Just another Sculpture for Roma, e testimonia anche l’ironia con cui l’artista porta un’altra scultura nella città delle sculture.
La città ha finora reagito molto bene, con entusiasmo e disponibilità, ora vediamo come verrà accolto questa sorta di “ospedale-osservatorio” che Lüthi ha costruito nelle sale del MACRO.

Una domanda personale: cosa ti piace particolarmente di Lüthi? Che emozioni ti regala e quali speri siano quelle che attraverso questa mostra si scatenino nel pubblico?
Da sempre nel lavoro di Lüthi mi hanno colpito diversi valori, prima fra tutte quella coerenza tematica feroce e disposta a misurarsi col cambiamento che si accompagna da sempre ad una classicità intensa. Mi piace l’incontro di questi piani e il modo in cui emergono contenuti universali a partire dal suo mettersi a disposizione dell’esperienza, mi piace la sua ironia e anche il modo in cui il suo essere un uomo è diverso dal suo essere artista. Spero che la gente possa cogliere tutto questo, che possa andare al di là della solita visione per cui Lüthi è l’artista dell’ambiguità dei generi e del travestimento, e che invece ne colga la straordinaria intensità del discorso poetico, divertendosi anche, mentre osserva la propria vita condotta allo specchio tramite le sue azioni.

La mostra in breve:
Urs Lüthi Just Another Story About Leaving
A cura di Luca Massimo Barbero ed Elena Forin
MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma
Via Reggio Emilia 54, Roma
Info: +39 06 6710 70400
www.macro.roma.museum
17 dicembre 2009 – 5 aprile 2010
Inaugurazione mercoledi 16 dicembre 2009 ore 19.00

Condividi su...
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Questo sito utilizza i cookies per migliorare la tua esperienza di navigazione. Se continui a navigare accetterai l'uso di tali cookies. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi