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ROMA | smART – polo per l’Arte | 5 dicembre 2013 – 1 marzo 2014

Intervista a SILVIA IORIO di Daniela Trincia

Dopo l’inaugurazione dello spazio con la personale di Giacomo Costa, smART – polo per l’arte a Roma, prosegue la propria attività con Continuum, la personale di Silvia Iorio (Roma, 1977), curata da Francesca Valente, che raccoglie gli ultimi lavori dell’artista. Silvia Iorio, Odysseia | “Xenoverse #2” | 2013, Rome | 113 x 99 x 3 cm| Watercolour, Paper, Leds, Batteries, Electrical Cables, Polished Silver Aluminium Frame | Signed | Courtesy: smART – polo per l’arte.Il “nastro” che si stende sui quadri di medio formato – i  quali costituiscono la collezione permanente dello smART -, segue e sottolinea l’andamento delle scale che dall’ingresso conducono alle tre sale espositive dove sono allestite le opere realizzate dall’artista qui in residenza per un paio di mesi. Con lavori che oscillano da dimensioni macro su carta a dimensioni micro con acquarelli, pigmenti e lacrime d’artista, una scultura in marmo e un’installazione con frammenti di codici e meteoriti, lo spettatore si ritrova immerso nell’immenso Universo rappresentato da Silvia Iorio. Opere, quelle di grandi dimensioni su carta, che paiono sospese in una dimensione atemporale, nell’intensità del blu che descrive con diverse tonalità l’infinita profondità di un cosmo nel quale potersi perdere. Cosmogonie che, se viste al buio, accentuano la loro fascinazione per il brillare di alcune stelle, rendendo più sottile quel labile confine esistente tra tangibile e intangibile, riuscendo quasi a fondere lo spazio esteriore osservato con quello intimo. È la stessa Silvia Iorio a raccontarci qualcosa in più.

Visitando la tua mostra Continuum ho notato una nuova fase: un passaggio al grande formato; quest’esigenza di spazio è per te funzionale a dare un maggior respiro alle tue cosmogonie e a voler ancor di più coinvolgere lo spettatore, quasi a creare un’atmosfera immersiva?
Anni di studi in Biologia Molecolare mi hanno indotto a osservare mondi e dimensioni infinitamente piccoli. Simultaneamente, ho espresso in arte la mia passione per il micro e le pitture miniate, realizzando opere minuscole, come la serie di microuniversi acquerellati e illuminati esposti nel 2012 alla Galleria il Segno e al MACRO di Roma; e anche in smART, dove ho progettato di espandere sulla parete 21 miniature del cosmo. Da quando sollevai gli occhi dal microscopio alla realtà e dalla realtà al cielo, mi sono sorpresa a cercare spazi senza limite. Spazi sulla carta come spazi interiori. E se è vero, che, in Natura, sono osservabili le stesse leggi, è altrettanto vero che in dimensioni micro, ci si avvale di lenti, così come in dimensioni macro. In entrambi i casi, si tratta di immergersi dentro la dimensione.

Silvia Iorio, Odysseia | “Xenoverse #1” | 2013, Rome | 113 x 181 x 3 cm| Watercolour, Paper, Leds, Batteries, Electrical Cables, Polished Silver Aluminium Frame | Signed | Courtesy: smART – polo per l’arte.

Perché la lacrima d’artista? Come sofferenza di creazione o come lacrima di gioia per la realizzazione di un’opera? O come reazione di fronte all’immensità dello spazio che vibra fino a far scendere le lacrime?
La serie dei Dakryverse (dakrys, in greco, è lacrima) – le miniature dipinte ad acquerello raffiguranti universi possibili – è stata realizzata punteggiando le parti bianche di lacrime e lumen, una vernice fluorescente al buio, le lacrime sono d’artista. Si tratta di una serie pittorica imperniata sulla scia di precedenti, nella storia dell’arte, in cui il corpo dell’artista partecipa all’atto di creazione, sorta per l’emozione di contemplare in notturno la volta celeste. Accolgono l’etimologia del verbo “desiderare”: “de” (particella privativa che indica mancanza) e “sidera” (in latino, stelle) la mancanza delle stelle, “de-siderare” fino a commuoversi. Ho concepito queste miniature dalla forma arrotondata per suggerire finestre sul cielo.

Solitamente il tuo lavoro cerca di inserirsi nell’errore scientifico: in queste nuove opere, qual è il gap che hai individuato e nel quale vai a incunearti?
Ritengo l’errore scientifico capace di generare intuizioni foriere di progresso. Se si restasse convinti delle proprie osservazioni, si scarterebbe la possibilità di mettere in crisi il vecchio sistema. La scienza si evolve confutando teorie antecedenti. Sul piano estetico, per me, è il senso asimmetrico degli eventi interni all’opera ad esprimerne il vero coefficiente d’arte, in cui tutto è apparentemente armonizzato. Anche in Odysseia, l’errore reclama la sua parte, maggiormente visibile in Xenoverse (xenos, in greco, è straniero, dunque estraneo), in cui appaiono sullo stesso foglio universi paralleli non conseguenziali, oppure campiture consecutive non coerenti, alternanza di versi e di direttive.

Silvia Iorio, Odysseia, “Dakryverse #1, 2013, Rome, 11,3x1,5 cm, Watercolour, Paper, Tears, Fluorescence, Chromed Silver Iron Frame, Signed, Courtesy: smART – polo per l’arte.Vedi una certa sovrapposizione tra l’immensità dell’universo e quella dell’animo: quali sono i punti più contingenti fra queste due realtà tanto diverse ma per te così simili?
Noi rispecchiamo la realtà e la realtà ci rispecchia. Invertire la direzione percettiva tra dentro e fuori, mantiene comunque valido il fatto che la percezione non è ascrivibile a un confine fisico. Si tratta dunque di un Continuum, di un flusso percettivo ininterrotto, tra la psiche e l’universo, che permette al pensiero di aver senso. Quando una psiche si rivolge alle profondità del cosmo, presto torna ad immergersi nelle proprie riflessioni, per penetrare i segreti scrutati, ed è straordinario che le due traiettorie di andata e ritorno del pensiero siano simultanee.

Questi acquerelli rappresentano specifiche galassie o sono il risultato di una tua fantasiosa proiezione? Nel caso, quale universo hai immaginato? 
La peculiarità delle mie galassie è il loro essere dipinte in maniera fortemente realista. Tuttavia, nulla mi vieta di pensare che possano essere spazi davvero esistenti, o possibili. Questi acquerelli sono profondità dell’anima che coesistono in me. Il loro espandersi pittorico non perde mai di vista la scienza che le origina.

SILVIA IORIO | Odysseia | “Frenoverse #1” | 2013, Rome | 113 x 167 x 3 cm | Watercolour, Paper, Leds, Batteries, Electrical Cables, Polished Silver Aluminium Frame | Signed | Courtesy: The Artist

Li hai titolati Odysseia per quale motivo? 
Odysseia è la rappresentazione di un viaggio; nella mia opera, è quello compiuto dalla Luce nello Spazio-Tempo. La Luce è il viaggiatore perfetto. Il ciclo ha avuto origine a Londra nel 2010, per concludersi a Berlino nell’anno successivo. Odysseia dunque narra di due eventi correlati ma distanti, che fanno “apparire” l’arrivo della Luce come fosse in ritardo di un anno, benché simultanea in realtà.

Silvia Iorio. Continuum

5 dicembre 2013 – 1 marzo 2014

Orari: da martedì a venerdì 13.00-18.00; sabato su appuntamento

smART – polo per l’Arte
Piazza Crati 6/7, quartiere Trieste, Roma

Info: +39 06 99345168
esposizioni@smartroma.org
www.smartroma.org


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