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VERONA | Studio La Città | 15 febbraio – 24 aprile 2014

Intervista a ROBERTO PUGLIESE di Simone Rebora

La ricerca di Roberto Pugliese si sviluppa coerente e compatta attorno ad un unico nucleo centrale, da cui trae continuo nutrimento. Quanto mai attuale, il rapporto tra arte e tecnologia (e tra vita e tecnologia) è indagato attraverso l’uso di software avanzati, che uniscono le potenzialità esperienziali dell’arte cinetica a quelle psico-percettive della sound art. Pugliese fa poi confluire il tutto in un ambiente carico di stimoli visivi, strutturato in intricate composizioni geometrico-organiche che invitano il visitatore a una fruizione attiva. Lo abbiamo incontrato in occasione della sua nuova mostra da Studio La Città (Verona), curata da Valerio Dehò. Concerto per natura morta si propone come un “bosco tecnologico”, in cui venti tronchi cavi affollano gli spazi della galleria, tutti sospesi da terra in posizione orizzontale. Al loro interno, un apparecchio elettronico consentirà la propagazione del suono, registrato nei luoghi da cui i tronchi sono stati prelevati, al termine del loro ciclo vitale.

rnet, dimensioni variabili, courtesy Studio la Città - Verona, foto Michele Alberto Sereni
Partiamo dal tuo progetto per Studio La Città. Come già avvenuto alla Tenuta dello Scompiglio (Lucca), o a Ca’ dei Ricchi (Treviso), l’installazione instaura una relazione non solo tra lo spazio espositivo e i suoi visitatori, ma anche tra un luogo e il suo contesto socio-ecologico. In quali termini intendi la “relazionalità” dell’opera d’arte?
Quando visito uno spazio nel quale mi chiedono di intervenire, di solito mi lascio trasportare dalle sensazioni che mi scaturiscono al suo interno; quando la fascinazione dello spazio riesce a lasciare un segno nella mia sensibilità artistica cerco un dialogo con il suo contesto socio-ecologico. Credo che un’opera d’arte non possa non essere relazionale; nell’istante in cui un artista decide di esporla in un qualsiasi contesto crea delle relazioni tra essa e il contesto espositivo. Nei miei lavori il valore relazionale si basa su più sensi, quello visivo, quello sonoro e in alcuni casi anche olfattivo. In questo modo cerco di realizzare dei micro-mondi percettivi nei quali i fruitori possano immergersi completamente.

Concerto per natura morta, 2014, work in progress
Gli audio speaker smontati sono il “marchio di fabbrica” delle tue installazioni: sospesi nell’aria o immersi nell’acqua, giungono a costituire reti complesse, di natura pressoché organica. Quale rapporto lega, nel tuo lavoro, la componente “naturale” e quella “tecnologica”?
La natura è da sempre fonte inesauribile di ispirazione per gli artisti e l’idea di creare un dialogo “armonico” tra la tecnologia e la natura è uno dei punti fermi della mia ricerca. La tecnologia è inevitabilmente legata al concetto di progresso e di innovazione, il ruolo dell’arte credo possa essere anche quello di pensare ad un progresso sostenibile e critico creando punti di contatto tra due settori apparentemente distanti.

io - dimensioni ambientali, courtesy Studio La Città - Verona, foto Michele Alberto Sereni

Le tue opere sono esperienze immersive per il visitatore, invitato a sperimentare le minime variazioni dell’ambiente sonoro. Ma sono anche il risultato di un’attenta ricerca visiva e spaziale. Cosa ti guida in genere nell’ideazione e nell’allestimento?
Non esiste un modus operandi unico nell’ideazione delle mie opere; si può parlare forse di “visioni”. Ogni opera ha un percorso diverso dalle altre che matura in base agli studi che porto avanti e alle esperienza di vita acquisite. Il fattore visivo e quello sonoro nascono insieme e sono entrambi fondamentali per la riuscita dell’opera; quello che cerco di fare è trovare un equilibrio tra le due componenti.

Il tuo percorso di ricerca giunge alle arti visive dopo un diploma in musica elettronica. Quali sono stati i tuoi punti di riferimento in questi due ambiti?
Mi ritengo estremamente fortunato in quanto sul mio cammino ho incontrato il Maestro Agostino Di Scipio, guida insostituibile ed estremamente preziosa del mio percorso in Conservatorio a Napoli. Lui mi ha introdotto al mondo delle installazioni sonore facendomi scoprire un’attenzione al suono diversa da quella prettamente musicale. Oltre a lui molti compositori hanno destato il mio interesse e la mia ammirazione come Leonino, Bach, Mozart, Beethowen, Debussy, Mussorgsky, Stravinsky, Schoenberg, Edgard Varèse, John Cage, Pierre Schaeffer, Stockhuasen, Jean Cluade Risset, Barry Truax etc etc etc, per citarne alcuni. Nel mondo delle arte contemporanea Anish Kapoor, Olafur Eliasson, Tomas Saraceno, Jorinde Voigt, Penone, etc etc etc, la lista sarebbe davvero lunga.

Fluide propagazioni alchemiche, 2014, speaker subacquei, vetro, cavi audio, composizione, sistema di riproduzione audio, dimensioni ambientali, courtesy Studio La Città - Verona
Dopo Verona, quali sono i tuoi progetti futuri?
Ci sono molti progetti in cantiere, tra questi una mostra a quattro mani insieme a Donatella Lombardo all’opificio di Terni ad aprile, una personale a Berlino da Mario Mazzoli nel secondo semestre dell’anno, una a Villa Arson di Nizza e al Museo di Merano per un progetto curato da Valerio Dehò per fine 2014.

Roberto Pugliese. Concerto per natura morta

A cura di Valerio Dehò

15 febbraio – 24 aprile 2014
Inaugurazione 15 febbraio, ore 11.30

Studio La Città
Lungadige Galtarossa 21, Verona

Orari: dal martedì al sabato 9.00-13.00 / 15.00-19.00

Info: +39 045597549
info@studiolacitta.it
www.studiolacitta.it

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