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CANNETO SULL’OGLIO (MN) | BonelliLAB | 13 aprile – 22 giugno 2013

Intervista a ALBERTO ZANCHETTA di Kevin McManus

Siamo sempre più abituati, anche a causa dell’ormai dilagante sindrome da “televendita”, a mostre che sembrano voler vendere gli artisti esposti, presentandoli dall’interno, quasi come miracoli unici e irripetibili nell’altrimenti monotono orizzonte della storia dell’arte. Perfino le logiche delle “grandi mostre”, legate come sono a quelle del prodotto, degli indici di gradimento e del fatturato, si sono ormai adeguate a questa antifona, fatte salve alcune meritevoli eccezioni. Fa quindi piacere visitare una mostra che, pur dedicando ampio e articolato spazio a una forma d’arte sempre passibile di banalizzazione commerciale come la pittura figurativa, la legge con uno sguardo esterno, cercando di decostruirne le logiche ma, soprattutto, di metter in evidenza i modi con cui la pittura stessa si decostruisce e ricostruisce, giocando (seriamente) con i propri paradossi. È il caso della mostra (P): (P)arerga & (P)aralipomena della (P)ittura, in corso da BonelliLAB a Canneto sull’Oglio. Ne parliamo con il curatore Alberto Zanchetta.

Può dare una concisa presentazione dell’idea di fondo che anima la mostra e di come questa idea ha influenzato le sue scelte curatoriali?
(P) è stata concepita come un’epitome. Si è cercato di aprire e chiudere un discorso – ecco il motivo delle parentesi tonde del titolo – intorno alla pittura con la P maiuscola. Potremmo altresì concepirlo come il tentativo di (P)ensare la (P)ittura al (P)resente, vale a dire con un atteggiamento compilatorio, classificatorio e compulsivo. Anziché organizzare una mostra di pittura, ho voluto curare una mostra sulla pittura, e intorno a essa. I parerga e i paralipomena cui allude il sottotitolo offrono uno scambio proficuo e prolifico tra le opere e tutta una serie di oggetti, reperti e documenti che servono a implementare e/o contestualizzare le aree tematiche della mostra. A ben vedere si tratta di sei mostre in una, ciascuna delle quali mette a fuoco alcune problematiche connesse alla pittura: dall’ambiguità all’ambivalenza, dalla reiterazione (dell’immagine) alla contraffazione (del linguaggio), dalla crisi alla critica della pittura, dal prototipo del museo all’inganno del mausoleo, eccetera eccetera. Tra gli aspetti più salienti c’è sicuramente l’assunto secondo cui la pittura non la si fa solo con la pittura.

In mostra sono presenti molti media differenti, e fin dall’inizio è testimoniata l’importanza delle grandi posizioni critiche del ‘900. Fino a che punto è stata sua intenzione apportare una riflessione sulla pittura, e fino a che punto si tratta di una riflessione sull’immagine e sull’immaginario? La pittura figurativa è oggi un veicolo dell’immaginario o crede che possa mantenere una propria specificità linguistica?
Mo
lti degli artisti invitati scontano l’appellativo di pittori figurativi, tuttavia: sono fermamente convinto che non esista una pittura figurativa in strictu sensu perché tutta l’arte è sempre stata tras-figurativa. L’immagine non è altro che un infingimento a[da]tto a indagare il medium artistico. Esiste infatti uno scambio vicendevole tra il piano immaginifico e quello materiale, ed è proprio in questo interstizio che si palesano le aderenze, le confluenze e i dissolvimenti cui si sottopone la pittura – sin dalle sue origini.

La seconda sezione è dedicata al “tradimento”. C’è l’impressione che la pittura dall’inizio dell’era postmoderna a oggi tenda soprattutto a riflettere su questo tradimento, piuttosto che a cercare una via di redenzione. È d’accordo?
Premesso che “tradizione” e “tradimento” condividono la stessa etimologia, è evidente che l’intera storia della pittura si è evoluta assecondando questo atteggiamento bipolare. La mostra intende però focalizzare l’attenzione anche sul tradimento della parola scritta (dai/dei critici), la quale non spiega né documenta ma finisce inevitabilmente per interpretare la pittura. La necessità di esprimere l’inesprimibile ha fatto sì che l’ars picta diventasse un “argomento”, mentre sarebbe da considerarsi una prova ontologica che non abbisogna di alcun commento. Detto ciò, la pittura mette in scena un’infedeltà rispetto a un passato pesante e pressante, cerca di sfuggire alla retorica della tradizione per non irrigidire e isterilire la propria disciplina. Il tradimento non è altro che un tentativo di travisare in modo consapevole, è cioè una falsa trasmissione che si dà come traduzione – in una forma sempre nuova, sempre diversa, sempre attuale; anche quando la pittura sembra “già vista”, in realtà ci permette di “vedere meglio” qualcosa che diamo per scontato. È sintomatico il fatto che la mostra assuma la figura di Giuda il delatore come uno strumento (alla stregua della tela, dei colori e dei pennelli) per perpetuare e perpetrare la pittura. Proprio come ogni artista, l’Iscariota è pronto al gesto d’amore più estremo: tradire, cioè rivelare e rivoluzionare.

Le letture più influenti del postmodernismo si articolano attorno a due posizioni principali: quella dell’area Jameson/Baudrillard che critica la tendenza alla simulacralità, e quella che invece la interpreta come una forma feconda di ironia. In breve, la pittura conferma queste due possibilità?
La pittura, così come tutte le altre discipline artistiche, ammette un’infinità di possibilità che sono ancora da verificare. Rispetto al diktat di Jameson e Baudrillard vorrei puntualizzare che la pittura può sembrare simile ma giammai identica, a niente, neppure a se stessa. In merito all’ironia: il riferimento è ovviamente alla parodia dei codici, quindi a un di-vertimento che è di-versione, ovverosia un’im-pertinenza che vuole incrinare lo status-quo; non bisogna però dimenticare che la Pittura, quella con l’iniziale maiuscola, è anzitutto un atto morale, e in quanto tale va presa molto sul serio.

Il postmoderno, a suo parere, ha un futuro? O, come ha anticipato Bourriaud qualche anno fa, ne stiamo uscendo?
Effettivamente stiamo cercando una via di fuga. Fino a qualche anno addietro si è continuato a teorizzare il postmoderno, mentre adesso è giunto il momento di storicizzare quel periodo, in modo da lasciarcelo alle spalle. È comunque innegabile l’importanza che il postmodernismo ha avuto sulla pittura, di contro all’incolore e opaco [dis]agio del Movimento Moderno, reazione che ha dato vita a un engagement che ancora oggi non possiamo provare né confutare appieno.

(P)arerga & (P)aralipomena della (P)ittura
a cura di Alberto Zanchetta

BonelliLAB
Via Cavour 29, Canneto sull’Oglio (MN)

13 aprile – 22 giugno 2013

Orari: lunedì – venerdì 9.30-12.30 e 14.30-19.00; sabato 15.00-18.30

Info: +39 0376 723161
lab@bonelliarte.com
www.bonelliarte.com

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