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MILANO | Spazio Oberdan | 5 dicembre 2014 – 18 gennaio 2015

di MATTEO GALBIATI

Le vicende, l’esperienza e la vita nel suo complesso rappresentano, nel caso di Trento Longaretti, classe 1916, l’esempio più fulgido di quella preziosa testimonianza che un uomo, un pensatore, un artista può donare, dispiegandola come le pagine di un libro di storia, agli altri uomini. Non solo per un fatto generazionale, non solo per il vissuto e l’esperienza di un uomo che sta per raggiungere il secolo di vita e che infaticabile continua a lavorare incessantemente alla sua arte, quanto per l’attenzione e la vitalità dello sguardo che una sensibilità tanto peculiare come la sua sa cogliere e per quella intensa poesia che si rinnova stagione dopo stagione, anno dopo anno, senza mai farsi ledere dalla viziosità della moda.

Trento Longaretti, Strano cielo sui viandanti, 2009, olio su tela, 82x300 cm

L’arte di Longaretti – che siano le celeberrime figure umane, i paesaggi o le nature morte – si configura come un afflato esistenziale che, aggiornando quella pittura di tradizione che in lui si consolida come indubbia certezza, si concede al tempo dello sguardo, all’attimo della visione, ribadendo e rinnovando quel sentimento originale e originario che ne ha mosso e spinto l’esecuzione.
Trento Longaretti, Un vecchio pittore - Humana Pictura 11, 2003, olio su tela, 180x120 cmPercorrendo le sale dello Spazio Oberdan di Milano, che ospita un’ampia personale del maestro lombardo ricca di oltre settanta opere che vanno dal 1936 al 2014 (non bisogna mancare gli ultimi giorni di apertura), nonostante la suddivisione in cicli tematici precisi che ne analizzano puntualmente aspetti e coordinate di contenuto, la pittura di Longaretti si percepisce proprio in quel senso di unitarietà lirica, ogni singola tela, ogni dipinto accresce quel desiderio di meditazione costantemente ribadita da cui, alla fine, nessuno sguardo resta immune dal leggerne l’anima.
Sarebbe inutile e superfluo discutere del suo linguaggio figurativo ricco di riferimenti e rimandi, di qualità e conoscenza, chi ammira queste opere, invece, percepisce istintivamente quel tepore umano saturo di contemplazione e meraviglia, di dolore e di mestizia, di raccoglimento e di solitudine che dischiude l’efficacia di una rappresentazione che si fa simbolica. Ecco allora che, in questo rilevante aspetto del fare longarettiano, si coglie quell’accattivante e travolgente immedesimazione e assorbimento per un accadere che dall’immaginazione artistica passa alla prova dell’esperienza vera.
Longaretti dipinge – conservando una grande di conoscenza del passato e dell’antico – in totale autonomia, ma preserva quel dovere di chiarezza che si irradia in ogni suo brano pittorico: questi suoi dipinti si raccontano con l’incanto di una favola che non trascrive la finzione, ma rappresenta la verità e la realtà, riproponendosi in quel senso di spiritualità profonda di cui spesso ci si dimentica.

Trento Longaretti, Lo spauracchio nudo, 1986, olio su tela, 50x65 cm

Longaretti rallenta il tempo della visione nella dignità di un Uomo errabondo, sempre in migrazione, mosso in cerca di quella verità che diviene mistero. Dentro le pieghe del suo colore si vivifica il sentore di un destino – il nostro destino – la cui attualità non stride mai con la disincantata consapevolezza della sua necessaria interrogazione.
La pittura di Trento Longaretti si e ci mette in viaggio, sempre e ancora. Un viaggio che non finisce, una meta che non viene ancora trovata. L’uomo, il viandante rappresentato così intensamente da Longaretti, continua ad errare verso l’orizzonte lontano della somma verità della sua esistenza. 

Longaretti. Mito e metafora
a cura di Carlo Pirovano
mostra promossa da Provincia di Milano, Archivio Longaretti
in collaborazione con Galleria B&B Arte, Canneto sull’Oglio (MN) 

5 dicembre 2014 – 18 gennaio 2015

Spazio Oberdan
viale Vittorio Veneto 2, Milano 

Orari: da martedì a venerdì 10.00-19.30; sabato e domenica 14.00-19.30; chiuso il lunedì
Ingresso libero

Info: +39 02 77406302/6381
www.provincia.milano.it/cultura

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