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BASSANO DEL GRAPPA (VI) | Museo Civico | 1 novembre 2015 – 19 gennaio 2015

Intervista a JOE McNALLY di Matteo Galbiati

In occasione di Bassano Fotografia 15 “Liberamente” abbiamo avuto modo di incontrare, all’inaugurazione della sua personale Joe McNally. A life on Assignment presso il Museo Civico di Bassano del Grappa – dove per la stessa manifestazione si tiene anche Fulvio Roiter. World Trade Center before, con protagonista l’omonimo fotografo veneto – il grande fotografo Joe McNally (1952) con il quale ci siamo intrattenuti per una (piacevolissima) conversazione sul suo lavoro.

Joe McNally

La mostra, che abbraccia oltre trent’anni del suo lavoro, comprendendo fotografie di reportage per le celebri riviste con cui ha collaborato (Life, National Geographic, Time, Newsweek, New York e New York Time Magazine, Fortune, Sport Illustrated, …), gli scatti delle sue campagne commerciali e i suoi lavori di ricerca, è stata organizzata da Manfrotto, azienda italiana leader nella produzione di treppiedi (e altra attrezzatura per la fotografia), di cui lo stesso McNally è ambassador ufficiale.
Nella cittadina veneta, per la prima volta in Italia, si possono ammirare in un’esposizione di grande respiro gli scatti di McNally in una “collezione” unica e di forte impatto e intensità come solo il suo sguardo sa riconsegnarci. Ecco il riassunto dell’incontro con il celebre fotografo americano: 

Quando nasce la tua passione per la fotografia? Quando è diventata una professione?
L’ho compreso fin dal primo istante in cui ho preso una macchina fotografica in mano, anche se poi, ovviamente, c’è voluto un po’ perché quell’idea prendesse forma e diventasse reale nella mia testa. L’ho deciso mentre ero ancora a scuola. Ho intrapreso la mia strada viaggiando su un peschereccio nel Mare del Nord per eseguire un progetto fotografico durante la scuola di specializzazione. Fu un’esperienza incredibile e straordinaria. Due settimane in mare nel mese di novembre. Ma, in quel preciso momento, mi convinsi assolutamente che avrei voluto essere un fotografo e raccontare storie.

Joe McNally. A life on Assignment, veduta della mostra, Museo Civico, Bassano del Grappa (VI)

Quali sono stati i tuoi maestri i tuoi modelli? Chi e cosa ha influenzato la tua ricerca e il tuo lavoro?
In giovane età ho avuto molte influenze a cominciare dai miei professori alla Syracuse University: Fred Demerest, mio professore di fotografia, ha avuto un profondo effetto su di me, ha sostenuto la mia visione creativa e ha  incoraggiato il suo sviluppo. Ci sono così tanti “maestri” che venero, poiché, come si dice, “chi viene prima di noi costituisce le spalle su cui ci appoggiamo”, dovrei includere Carl Mydans, Alfred Eisenstaedt, John Loengard, Jay Maisel e Greg Heisler per citarne solo alcuni. Non sono sicuro di come influenzino la mia ricerca in modo diretto, ma direi che, per il tempo passato a lavorare per la rivista Life e per il National Geographic, ne conosco l’importanza della ricerca. Questa è la chiave.
Penso che avere modelli, influenze ed eroi fotografici sia importante per dare informazioni al nostro sguardo: guardando altri lavori lo si alimenta, ti dà ispirazione e idee.

Hai lavorato per le maggiori riviste di fotoreportage come Life, il National Geographic, Newsweek, Fortune o il The New York Times Sunday Magazine cosa ha rappresentato per te questo lavoro come ha segnato la tua carriera?
Sono molto fortunato ad aver avuto il privilegio e l’opportunità di scattare per queste riviste e sicuramente è stata una preziosa esperienza formativa. Lavorare per pubblicazioni tanto significative, importanti e considerate ti permette di creare un corpus di lavoro che può interessare altre testate o futuri clienti; così mi ha decisamente aiutato nella mia carriera, aprendo nuovi canali e connessioni, rapporti e accrescendo le mie commissioni. L’altro straordinario vantaggio nel lavoro con i periodici è che si arriva a rapportarsi con i maggiori e più talentuosi photoeditor del settore, una cosa che ti aiuta a crescere e a maturare come fotografo. Ovviamente il nome stesso della rivista ti apre tutte le porte: mi è stato concesso di vedere e fare cose straordinarie con la macchina fotografica proprio per alcune delle testate che ho rappresentato.

Joe McNally. A life on Assignment, Museo Civico, Bassano del Grappa (VI)

Un momento di svolta avviene negli anni Settanta quando inizi a lavorare con la pellicola a colori. Cosa ha comportato l’introduzione del colore?
Scattare con la pellicola a colori per me è stato un punto di svolta importante perché ero abituato ad usare la pellicola in bianco e nero per i lavori con le agenzie di stampa e i giornali, ma quando ho iniziato a scattare a colori, mi è finalmente sembrato tutto giusto. Ho una buona immaginazione e un’ampia tavolozza di colori. L’introduzione del colore e il suo sviluppo successivo, pertanto, è stato, per me, fantastico: avevo a disposizione così tante scelte per la mia espressività. Io vedo a colori. Scattare con pellicola colore con un ISO basso mi ha anche costretto ad imparare come dare luce, proprio perché non stavo più scattando con un ISO ad alta sensibilità.

La luce resta un parametro che condiziona sempre la tua fotografia, come la utilizzi?
La luce è sempre la forza trainante, sia la luce esistente, reale che la luce che noi creiamo. Io dico che è “situazionale”, dipende da come la applico. Devi metterti in discussione ogni volta, non c’è un “solo” modo per usarla. Io tratto la luce come fosse un linguaggio. L’uso della luce è come noi parliamo in quanto fotografi.

Joe McNally. A life on Assignment, veduta della mostra, Museo Civico, Bassano del Grappa (VI)

Nelle tue foto artistiche non ricorri a PhotoShop, ma segui ancora la strada dello “scatto unico”. Cosa implica?
Non ci vedo implicazioni, poiché dipende molto dal committente. Alcuni committenti o lettori preferiscono guardare immagini molto “lavorate”, dove lo scatto dell’otturatore è stato solo l’inizio del processo. Il fotografo, in post produzione, trasferisce, forse, in altro ambito l’immagine. Viste le mie radici, cerco di visualizzare l’immagine come fosse un affare fatto, che esce direttamente dalla macchina fotografica. Questo non vuol dire che non ricorri a a PhotoShop. Tutte immagini digitali necessitano di una misura di tweaking. Quello che faccio, però, vorrei fosse caratterizzato dal lavoro di base in camera oscura. L’immagine, come la concepisco, si fa nella macchina. Inoltre, le testate per cui, storicamente ho lavorato, ti chiedono di inviare loro foto non “verniciate”. Prese direttamente dalla macchina fotografica e girate a loro.

Quanto tempo necessita la preparazione del set? In studio o nell’ambiente naturale?
Dipende dall’incarico. Alcuni scatti richiedono giorni di preparazione mentre altri potrebbero necessitare solo di poche ore. Ognuno è diverso. Sono stato fortunato ad essere stato ingaggiato per ogni tipo di lavoro, dal fotogiornalismo sul campo al duro lavoro su set impegnativi.

Per molti tuoi lavori la fotografia spinge al limite la fisicità stessa del tuo corpo, sfidando altezze, con la furia degli elementi, stando in luoghi e situazioni improbabili. Come mantieni la concentrazione sullo scatto in situazioni tanto al limite?
In realtà riesco a stare molto calmo quando opero in condizioni di forte pressione. È un po’ strano. Ma è importante focalizzarsi solo sulla fine della partita: sei lì per fare una foto e, occasionalmente, le cose potrebbero diventare frenetiche. Devi solo tenere d’occhio la macchina fotografica e andare avanti con il lavoro.

Le tue immagini sanno combinare la forza diretta del reportage con la narrazione fiabesca e surreale come combini queste due differenti anime?
Questa è una domanda interessante! Penso che sia perché ho una fervida immaginazione. Sono cresciuto con una sensibilità “da tabloid” sui giornali, ma anche apprezzando i cartoni animati e le animazioni, così è forse da lì che derivava tutto! Penso di aver letto troppi fumetti!

Joe McNally. A life on Assignment, Museo Civico, Bassano del Grappa (VI)

Quali sono i contenuti della mostra di Bassano?
La mostra si compone di 40 fotografie che sono una rappresentazione della mia carriera come fotografo lunga 35 anni. È un meraviglioso onore esporle, il mio lavoro è presentato bene. Ringrazio ancora moltissimo tutte le persone coinvolte. 

Come hai scelto le fotografie?
È stato uno splendido lavoro di collaborazione con i nostri amici di Manfrotto. Abbiamo scelto una serie di lavori, alcuni dei miei primi scatti più documentaristici e dedicati alla natura, ma anche volevamo quelli in cui si vede la mia passione per la danza e la ritrattistica in generale. Inoltre dovevano essere presenti i volti di Ground Zero.

Che ruolo ha la fotografia oggi? Cosa e dove guarda McNally?
La fotografia è un’affascinante finestra spalancata su genti e luoghi. Con le persone ho sviluppato amicizie e legami duraturi che non hanno prezzo. Ma oggi è ancora più competitivo. Sul set è sempre bene avere abilità diversificate: sapere come ritoccare, trasmettere, fare video, scrivere, e, naturalmente, sapere come fare affari! Del resto, come dico sempre, c’è il cibo per la tavola e il cibo per l’anima. Hai bisogno di entrambi per sopravvivere come fotografo.

Quali sono i tuoi prossimi progetti e impegni?
Sono entusiasta del futuro e dei futuri incarichi. Amo insegnare e scrivere così ho intenzione di continuare a fare quello che faccio. In realtà mi sto divertendo di più, come fotografo, ora, in questa nostra era di Internet, di quanto non abbia mai fatto prima. Non vedo l’ora di guardare ciò che è oltre la collina. È sempre una cosa sorprendente. 

Joe McNally. A life on Assignment
a cura di Manfrotto
nell’ambito di Bassano Fotografia 15 “Liberamente” 

1 novembre 2015 – 19 gennaio 2015

Museo Civico
Piazza Garibadi 34, Bassano del Grappa (VI) 

Orari: da martedì a sabato 9.00-19.00; domenica e festivi 10.30-13.00 e 15.00-18.00
Intero €5.00, ridotto gruppi (minimo 15 massimo 30 persone) 
€3.50; cumulativo Museo Civico + Museo Remondini + Museo Ceramica intero €7.00; ridotto €5.00 

Info: +39 0424 519901
www.museibassano.it
www.manfrotto.it
www.bassanofotografia.it

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