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FIRENZE | Galleria Poggiali e Forconi | 15 dicembre 2012 – 9 febbraio 2013

di SIMONE REBORA

Lo scenario è un futuro post-apocalittico, in cui l’ultimo sopravvissuto della razza umana, che risponde al nome di Dick Flash, innalza monumenti alla sua precipitata grandezza. Ma la memoria si confonde, si mescola all’invenzione e ci racconta una storia fantasmagorica, ormai priva di credibilità.

Questo il sottotesto di Papillon, la prima personale italiana di Zhivago Duncan. Artista nomade per destino e per passione, di madre siriana e padre danese, Zhivago approda alla Galleria Poggiali e Forconi di Firenze, dopo aver esposto a Londra, Berlino e Miami. La “farfalla” cui si richiama il titolo è per l’appunto simbolo di libertà, di leggerezza, ma può anche diventare immagine di fragilità, di costrizione e morte. E, chiusi in teche trasparenti, appesi in verticale come tanti esemplari trafitti dallo spillo, compaiono decine di aerei da guerra. Modellini costruiti e raccolti con la passione del collezionista, ridipinti con tagliente ironia, con la smemoratezza del sopravvissuto (Dick Flash) che confonde simboli religiosi, culturali e politici. Lo stile da street writer mescola il meccanico al biologico, il volgare al filosofico, e i modellini si accostano in composizioni all’apparenza caotiche, ma infine racchiuse nel simbolo onnicomprensivo (e dissacrato) della croce.

Quest’ambigua (de)sacralizzazione degli emblemi del progresso è riconfermata nelle macchine d’epoca, intrappolate in ipnotici carillon o nelle vertiginose costruzioni (tra il rollercoaster e la rete collassata) che reggono elementi smembrati di una tecnologia ormai impraticabile. E nella più piccola Project Room, il percorso espositivo raggiunge forse il suo momento più alto e suggestivo: queste strutture apocalittiche, illuminate da neon multicolore, compongono con la croce sul fondo una sorta di postmoderna edicola devozionale, con tanto di inginocchiatoio laterale, con vista-quadro.

Perché last but not least, i dipinti confermano la vitalità di una ricerca nient’affatto monocorde. Qui gli uccelli si sostituiscono agli aeroplani, spariscono le tecnologie e torna l’essere umano – seppur smembrato. Il costante bisogno di fuga e libertà è riconfermato dalla sperimentazione di tecniche sempre diverse, che spaziano dalla precisione della stampa computerizzata alla più rude e intensa manualità. Zhivago lavora “falling in and out of love”, passando dalla freddezza della riflessione alla smania dell’azione. Il suo nomadismo intellettuale si riflette nell’arte e rimescola la storia: niente è più stabile e sicuro, il mondo intero crolla, tornando a essere libero e fragile come una farfalla.

Zhivago Duncan, Papillon
a cura di Saskia Neuman

Galleria Poggiali e Forconi
Via della Scala 35/A, Firenze
Project Room
Via Benedetta 3r, Firenze

15 dicembre 2012 – 9 febbraio 2013

Orari: dal martedì al sabato 10.00-13.00/15.00-19.00

Info: +39 055 287748
info@poggialieforconi.it
www.poggialieforconi.it

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