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MILANO | ProjectB | 21 aprile – 20 maggio 2016

di ALESSANDRA FROSINI

La nuova personale milanese di TINDAR (1986) indaga la scoperta dell’essere e l’importanza del rapporto fra natura e verità, in corso negli spazi della galleria ProjectB di Milano.

Alethéia in greco significa disvelamento, rivelazione, verità: ciò che si scopre nel giudizio. Perché la verità è qualcosa che si mette in luce rendendo visibile ciò che è nascosto, manifestando il non essere. Così l’opera d’arte si mette in gioco per esprimere la sua insita vocazione ad appagare l’ansia della comprensione completa della realtà, a mostrarci le possibili verità sottese.

Tindar, Trittico religioni su pagine di Bibbia, Corano e Torah, 2016, 70x220 cm. Courtesy ProjectB, Milano

Tindar, Trittico religioni su pagine di Bibbia, Corano e Torah, 2016, 70×220 cm. Courtesy ProjectB, Milano

Questo principio si declina attraverso le opere presentate in mostra da ProjectB Gallery, opere che appartengono a tre diversi cicli dell’artista milanese Tindar. Radici sono disegni a carboncino di radici di alberi che si stratificano sulle pagine di antichi libri, testi che rappresentano le nostre radici, dall’Orlando Furioso all’Inferno, fino ai testi sacri delle tre grandi religioni monoteiste. Qui l’aletheia è messa in luce come verità ontologica e strettamente legata alla memoria, come mezzo fondamentale per capire e conoscere. Sono opere in cui sembra di sentir riecheggiare un brano tratto da Il canto degli alberi di Herman Hesse: “[…] tra le loro fronde stormisce il mondo, le loro radici affondano nell’infinito; tuttavia non si perdono in esso, ma perseguono con tutta la loro forza vitale un unico scopo: realizzare la legge che è insita in loro, portare alla perfezione la propria forma, rappresentare se stessi.”

Tindar, Teatri delle Ombre, 2015. Courtesy ProjectB, Milano

Tindar, Teatri delle Ombre, 2015. Courtesy ProjectB, Milano

Nella serie Teatri delle Ombre Tindar estrae le cose dal tempo e le blocca in un istante eterno che ne mette in luce un’essenza mutevole e cangiante: una foglia non è solo na foglia, ma anche tutte le possibili realtà generate dalla sua ombra, che un punto di vista inconsueto è capace di cogliere.
Dalle radici, alle ombre, per arrivare alle impronte digitali: dalle migliaia di impronte digitali raccolte dai rifugiati a Calais è nato The trace project, in cui la traccia identitaria dell’essere umano viene utilizzata in assemblaggi che rievocano i flussi che attraversano l’Europa e i Balcani. Sono impronte prese non per schedare, ma per sottolineare un’identità condivisa, la radice comune di tutte le civiltà, matrice unica che come un’impronta digitale ci caratterizza e diversifica, ma ci unisce.

Tindar, Trittico impronte digitali, 2016, bozzetto. Courtesy ProjectB, Milano

Tindar, Trittico impronte digitali, 2016, bozzetto. Courtesy ProjectB, Milano

Tindar conduce una ricerca che mette in evidenza la responsabilità del punto di vista sulle cose, capace di svelare possibili realtà, mostrandoci che l’aletheia, la verità, è illuminazione e nascondimento al tempo stesso.

TINDAR. Aletheia

21 aprile – 20 maggio 2016

ProjectB Gallery
Via Pietro Maroncelli 7, Milano

Info: +39 0286998751
press@projectb.eu
www.projectb.eu

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