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MILANO | Studio d’Arte Cannaviello | 3 aprile – 10 maggio 2014

Intervista a COSIMO CASONI di Alice Zannoni

Con una doppia personale dal titolo Tetris presso lo Studio d’Arte Cannaviello, il giovane artista Cosimo Casoni (1990), in dialogo con Anna Caruso (1980), mostra la propria visione del presente fatta di architetture falsate nelle prospettive e prive di punti di appoggio attraverso una sperimentazione che “incastra” – oltre agli elementi compositivi – figurazione e astrazione configurando un personale linguaggio che diviene voce di una straniante sensazione di sospensione e instabilità.

Anna Caruso, il gioco perduto, 2014, acrilico e inchiostro su tela, cm 50x50

Sei molto giovane, con una ricerca in via di sviluppo, eppure già con delle tappe importanti: quale è il tuo percorso?
Ho sempre disegnato sin da piccolo. Dopo il Liceo Artistico a Firenze, ho vinto una borsa di studio per studiare alla Naba, così mi sono trasferito subito a Milano dove ho ricevuto un’ottima formazione sui diversi linguaggi dell’arte contemporanea.
Ho studiato e usufruito di tutti i media per esprimermi, soprattutto il video, ma il disegno e la pittura sono i linguaggi che prediligo; ed è proprio attraverso questi che riesco meglio a tirar fuori la mia identità e le mie riflessioni sul mondo.

I tuoi lavori si caratterizzano per una particolare combinazione tra la scelta degli oggetti rappresentati, la sintesi formale a cui li sottoponi e la loro composizione nello spazio, ci racconti il processo poietico che conduce al risultato finale?
L’atteggiamento è più scultoreo che pittorico per quanto riguarda la composizione dell’opera. Parto sempre dal fotografare oggetti e strutture che cerco e analizzo, a volte mi avvalgo di tecniche digitali per comporre dei collage di immagini che poi, una volta riportati sulla tela, vengono ulteriormente stravolti durante la creazione pittorica. La tecnologia possiede una funzione ausiliare al lavoro, ma adoro il fatto che il risultato finale sia sempre un’immagine dipinta.

Cosimo Casoni, Playground 13, 2014, olio su tela, cm 160x200

La chiave di volta del tuo lavoro è il concetto di “sostegno” che da una parte è esplicitato con una solida rappresentazione di strutture (per esempio i bancali, i pali per far crescere dritte le piante, le architetture dei parchi giochi) dall’altra viene a mancare in quanto privo di punti di appoggio. Tutto è in aria e galleggiante. Cosa significa?
La mia ricerca artistica parte dalla riflessione sulle diverse funzioni di questi soggetti, funzioni che vengono negate dalle composizioni pittoriche stesse. I paletti tutori degli alberi non poggiano, le strutture dei parcogiochi non trasmettono alcuna sicurezza poiché sospese e scomposte. La sospensione delle strutture corrisponde alla vanificazione del loro ruolo reale.
Il risultato di ogni lavoro risulta enigmatico e ambiguo, forse è la sua rappresentazione sospesa che rende il risultato tale, tra stabilità e instabilità.

La tua passione, oltre all’arte, è lo skateboard. È indiscusso che una delle principali abilità per stare sulla tavola sia l’equilibrio e la capacità di governare una dimensione spaziale non “a terra”. Ci sono correlazioni con la tua poetica?
Passo un terzo delle mie giornate su una tavola da skate quindi c’è ovviamente un collegamento inconscio tra le due discipline. Preferisco non raccontare nei miei dipinti quello che riguarda la mia seconda passione e viceversa. Trovo che ci sia una correlazione forte tra le due nel modo in cui affronto la vita e i miei obbiettivi, fatta di salti in aria ma anche di botte per terra!

Tetris. Anna Caruso-Cosimo Casoni

3 aprile – 10 maggio 2014

Studio D’arte Cannaviello
Via A. Stoppani 15, Milano

Info: www.cannaviello.net

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