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MERANO (BZ) | Merano Arte | 1 febbraio – 1 aprile 2013

di SILVIA CONTA

La nuova mostra di Arnold Mario Dall’O a cura di Valerio Dehò presso la storica istituzione meranese, ripercorre le tappe della ricerca dell’artista attraverso opere degli ultimi tre anni fino ad opere inedite. Il percorso permette di apprezzare le sfaccettature più recenti della ricerca dell’artista che continua a muoversi in quell’universo di immagini e forme di cui è costellato il suo alfabeto eclettico dove si sommano riferimenti e simboli che attingono a sfere differenti: anatomia, storia, religione, pubblicità, arte popolare, quotidianità. Ci sono i grandi collage-pittura, le note sculture popolate di soldatini assemblati e galvanizzati in oro e argento o, quelle più recenti, in lacca e resina, come Frame. Ma ci sono anche opere in cartone, granito o poliuretano che fluttuano tra pittura e scultura, fino a lavori come Randstein, posto in esterno.

In una passeggiata tra le sale con l’artista ci siamo soffermati a lungo sul nucleo inedito e più recente della sua produzione, Still.life, una serie di ritratti dipinti partendo da fotografie scaricate da un sito web in cui le immagini dei volti di defunti anonimi sono raccolte con l’intento di restituire loro un’identità a queste persone attraverso il loro riconoscimento. Ad un primo sguardo il reticolo della sgranatura dovuta all’ingrandimento e le dimensioni delle immagini modificano la percezione che ne ha lo spettatore, che è indotto a confondere la fissità della morte con il sonno o le immagini tragicamente scomposte con scatti fotografici poco riusciti. La presa di coscienza della reale natura delle immagini di partenza – non esplicitata nella sala espositiva – muta irreversibilmente la percezione che lo spettatore ha dell’intera serie.

Dall’O, dopo aver scelto i volti, ha ingrandito le immagini e le ha riprodotte pixel per pixel in una lenta pratica pittorica che ricorda un mantra. Durante i mesi trascorsi in questa operazione ha familiarizzato con i ritratti, interrogandosi inevitabilmente sulle storie di queste persone. Sono nati così gli altri dipinti che appartengono a questa serie: rappresentano elementi di vita quotidiana quali un vaso di fiori o un lampadario, un cane o la geometria di una tappezzeria, che l’artista accosta – in maniera non univoca – ai volti, quasi a tributare loro uno spontaneo, anche se arbitrario, frammento di un ipotetico passato, a noi precluso, che costituiva la loro esistenza.

La scelta di lavorare con questi ritratti non deriva da un macabro voyeurismo o da un tentativo di spettacolarizzazione, ma apre invece ad una riflessione sull’identità e il suo manifestarsi sociale, in un’epoca in cui l’esistenza sembra legittimata e quasi “autenticata” da immagini caricate nei social network. Per Dall’O le immagini di Still.Life costituiscono quello che chiama un “punto zero”: non narrano storie, sono immagini in qualche modo “pure”, che non forniscono indizi sulla storia di queste persone e non permettono di intravvedere una via per ricongiungerle al loro passato. Questa condizione suscita un’inquietante senso di incredulità e impotenza proprio perché tratte da internet, regno virtuale di una società che sembra quasi identificarsi nella costante connessione tra individui, in una dimensione in cui tutti sembrano conoscere tutti e sapere tutto l’uno dell’altro. L’utilizzo di questi ritratti non costituisce quindi un memento mori, ma è una riflessione sia sul rapporto narrazione-immagine-vita, che sul ritratto nella sua valenza storico-politica e cronachistica. Qui non c’è storia, non c’è scoop, “non c’è nulla da vedere”, come recitano i personaggi dei film. La voracità del consumismo delle immagini, della loro sovraproduzione e della spettacolarizzazione a tutti i costi è tranciato dall’assenza di un racconto. All’immagine fotografica è assegnato il tragico status di tentativo estremo di ricollegare i volti alle loro identità. La funzione della fotografia è quindi invertita rispetto a quella che le viene in genere attribuita: non documenta, non racconta, non crea icone, ma si arresta in una zona di tangenza tra vita-morte, che la società occidentale ha annullato e nascosto per riproporla solo in versioni cinematografiche o cronachistiche.

Ancora una volta Dall’O riesce ad indurre lo spettatore ad interrogarsi sul presente, ponendolo dinanzi a quelli stessi mezzi con cui  l’uomo contemporaneo si illude di poter registrare e oggettivare la realtà, in qualche modo plasmarla, dominarla e – rendendola largamente condivisibile – apparentemente ancora più vera e definitiva. Ma la serie Still.life dimostra che si tratta solo dell’ennesima autoillusione umana e sociale.

Arnold Mario Dall’O. Still.Life
a cura di Valerio Dehò

Merano Arte
Via Portici 163, Merano (BZ)

Orari: da martedì a domenica, ore 10.00 – 18.00. Chiuso lunedì

Info: +39 0473 212643
www.kunstmeranoarte.org
info@kunstmeranoarte.org

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