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MILANO | Fondazione Stelline | 11 – 16 gennaio 2013

di FRANCESCA CAPUTO

La quantità immensa d’informazioni e accelerazioni sensoriali che investe costantemente l’uomo contemporaneo con la visione di un reale estremamente semplificato e adulterato, appannano ogni giorno lo spettro delle infinite possibilità di esistere. I nuovi lavori di Stefano Russo – presentati alla Fondazione Stelline di Milano, con la curatela di Alessandro Turci – aprono invece alla complessità del reale, mediante un fecondo incontro delle sue diverse matrici: materiali, fisiche, fenomeniche, trascendenti.

L’artista rende manifesta e cerca di sanare la crisi di un ordine formale fondato sulla separazione tra soggetto e oggetto, estetica ed etica, visibile e invisibile, con un percorso che non sconfina mai nelle facili suggestioni New Age. Il dato di partenza infatti è una ricerca scientifica sull’anatomia umana, fisica e metafisica, quale microcosmo che rispecchia i molti sistemi e livelli di ordine presenti in natura, la rete di energia, luce, colore, vibrazioni, che unisce tutti gli esseri e le cose.

Il percorso espositivo si basa sulle corrispondenze tra razionale e percezione, arte e scienza, logica e frequenze di stati d’animo, elaborando una sequenza numerica – 23 7 3 1 che dà il titolo alla mostra – collegata ad aspetti e parti del corpo umano: l’occhio, quale organo fondamentale che ci mette in relazione con il mondo, la ghiandola pineale, il cervello, la colonna vertebrale.

Una sorta di laboratorio alchemico (Anatomia 1) introduce il fruitore in questa lunga e coerente ricerca. Si tratta di un assemblaggio per nulla casuale di oggetti, collezionati in oltre trent’anni, di percezione e orientamento, coma la bussola.

Alle vie nervose percettive, sino a comprendere la potenza della ghiandola pineale, è dedicata la serie di disegni acquerellati in bianco e nero (Anatomia 2) che, con una linea essenziale, agile, attivano la percezione spazio-temporale della vista e della visione.

Il Decoditunnel genera uno squilibrio percettivo derivato dall’inclinazione a 23 gradi: quella dell’asse terreste in relazione al sole che curiosamente corrisponde anche all’inclinazione del cuore in rapporto alla gabbia toracica e a quella del nervo ottico rispetto alle orbite del nostro occhio. Attraversandolo, il fruitore si dispone ad un approccio che presuppone uno sguardo disposto a vedere oltre la superficie delle cose, oltre il dato logico incontrovertibile.

Il passaggio ad una maggiore consapevolezza è rappresentato da una serie di teste-sculture, dalla cui sommità emerge una pinna, sviluppandosi progressivamente e in maniera dinamica verso l’alto, collegando l’uomo all’universo. Simboleggia l’energia della ghiandola pineale, cui le culture del passato attribuivano il nome mistico di terzo occhio. Intuizione confermata dai progressi delle neuroscienze. Oggi sappiamo che è una ghiandola fotosensibile, dotata nella parte inferiore di bastoncini simili a quelli della retina dell’occhio. È responsabile, tra l’altro, del ciclo veglia-sonno e degli stati più alti di coerenza neuronale (maggior chiarezza mentale e visione interiore).

Le diverse simbologie del numero sette sono racchiuse in The Levels, sculture di volti umani evocative dei vari stadi di consapevolezza e del rapporto di corrispondenza tra lo spirituale, i sette chakra, e la coscienza razionale nei livelli del cervello. In una prospettiva multidimensionale, la serie Interfrequenza, così come Unitransmutation e Dynamic Center of Gravity, rivela le energie vitali, psichiche e spirituali dei corpi entro l’incessante movimento dinamico di tutto il fluire dell’esistenza, percependo così l’equilibrio delle dimensioni sottili che esistono parallelamente al mondo visibile e lo pervadono.

Il numero tre rappresentato in Trinity, mette in relazione le tre componenti dell’uomo (psiche, corpo e anima) con i tre elementi dell’universo (uomo, spazio, tempo). Infine in Agaphe, l’uno è il ritorno all’unità, all’amore incondizionato, ad uno stato di sublimazione interiore. Dove la sincronia perfetta tra le parti del sé permette una rigenerazione di se stessi, reinterpretando un nuovo punto di vista, un nuovo equilibrio per definire il reale in termini di essere al mondo.
I lavori di Stefano Russo segnano una sorta di viaggio iniziatico di crescita interiore, una mappa mentale e della coscienza. L’arte diventa allora conoscenza, rivelazione, rinascita creativa e spirituale.

Stefano Russo. “23 7 3 1”
a cura di Alessandro Turci

11 – 16 gennaio 2013

Fondazione Stelline
Corso Magenta 61, Milano

Orari: martedì-domenica, 10-20
Ingresso libero

Info: +39 02 45462411
www.stelline.it


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