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De Crescenzo & Viesti: un breve racconto per una lunga storia

Intervista di ILARIA BIGNOTTI

A due passi da Piazza del Popolo, in Via Ferdinando di Savoia, aprono il nuovo spazio espositivo – e di lavoro – Stefano De Crescenzo e Floriana Viesti, collaudato duo di storici dell’arte contemporanea, prima ancora che di galleristi: inaugurarono la loro collaborazione con una mostra dedicata a Joseph Albers e Chiara Dynys: era il gennaio 1996.
Mi accolgono in un ambiente che si snoda in lunghezza. Alla mia destra è lo spazio espositivo, alla mia sinistra una parete puntellata di oggetti di design, e dopo ancora il grande tavolo. Sul fondo una libreria fatta di mensole di ferro smaltato: ricolma di volumi, i ripiani più alti da raggiungere con una scala di ferro lasciata bene in vista, come a sfidare il curioso e ad invitarlo nell’”arrampicata”.
Stefano De Crescenzo e Floriana Viesti parlano dandosi il cambio. Inizia lui e lei finisce, lasciando a lui il piacere di precisare. O viceversa. L’idea è quella di un dialogo – e di uno spazio – in costante ridefinizione; ci si sente parte di questo work in progress, accolti e desiderosi di aggiungere la propria, di voce. Le idee nascono per essere condivise, in effetti: come le opere d’arte. Il 30 novembre inaugurano questa nuova sede…

Ilaria Bignotti: Inaugurare un nuovo spazio espositivo e lavorativo implica scegliere nuovi percorsi, nuove opere, ripensare allestimenti, accoglienza del pubblico, in un certo senso, credo, cambiar “pelle” e identità. Cosa resta e cosa cambia rispetto alle linee direttive ed alle scelte della galleria?
Stefano De Crescenzo e Floriana Viesti: La nostra formazione sul contemporaneo si avvia con l’arte del secondo dopoguerra, e si snoda fino ai linguaggi attuali. Cambiare spazio non significa mutare quindi la volontà di scegliere opere e artisti che dimostrino una loro profondità di ricerca, una tensione creativa e progettuale, siano storicizzati oppure giovani: possiamo accoglierne di nuovi ma alla base cerchiamo questi valori che sappiamo di trasmettere anche ai nostri collezionisti.

Prima che arrivassimo noi, questa sede ospitava una banca d’affari: lo spazio ci è piaciuto subito, e abbiamo pensato di articolarlo al meglio, ridisegnandolo e progettandolo ex novo: ecco allora l’area espositiva, la zona ufficio e libreria dove accogliamo anche gli ospiti e il pubblico, uno spazio al piano interrato che intendiamo rendere una project room aperta alla collaborazione con altre figure professionali, e infine una sala dedicata al design: è questa la vera novità della nostra galleria, intendiamo infatti offrire oggetti di design appositamente realizzati da artisti e designer, anche in esclusiva per noi. Il 30 inauguriamo con la presentazione della Loabster Bag di Luigi Mulas.

Quale sarà il taglio della mostra con la quale inaugurerete? Quale la programmazione della galleria nei prossimi mesi?
In realtà la mostra con la quale apriamo ufficialmente la galleria potrebbe essere intesa come un breve racconto della nostra lunga storia nell’arte contemporanea.
Intendiamo esporre e proporre al pubblico un percorso tra gli artisti storici e attuali con i quali abbiamo nel tempo lavorato, compresi quelli acquisiti di recente, mettendoli in dialogo tra loro e con il nuovo ambiente: ecco allora, tra gli altri, Consagra, Dorazio, Perilli, Turcato, Leoncillo, Luca Patella; e tra quelli più attuali, Matteo Basilè, Chiara Dynys, Antonio Riello, H.H.LIM, Giovanni Albanese e Felice Levini… si tratta di una selezione, naturalmente non completa, ma significativa della nostra direzione di ricerca: nasciamo dai linguaggi astratto-concreti e dall’arte concettuale; recentemente abbiamo anche accolto, è il caso di Federico Lombardo, di Thorsten Kirchhoff, artisti che lavorano con l’immagine, ma non per pura volontà narrativa e figurativa. Cerchiamo anche in queste ricerche, infatti, la tensione concettuale, la processualità, la messa in crisi, piuttosto che la consacrazione, dell’immagine.

Quanto conta l’aspetto scientifico e curatoriale della vostra attività? E soprattutto, a vostro parere, il pubblico e in particolar modo il collezionismo, oggi sente ancora il bisogno di possedere cataloghi, pubblicazioni nelle quali siano presenti le opere esposte, oppure ritiene sufficiente la comunicazione e la divulgazione anche scientifica, online?
Siamo entrambi storici dell’arte, quindi è a maggior ragione fondamentale, per il nostro modo di lavorare, l’importanza che attribuiamo all’aspetto scientifico e all’approfondimento teorico delle mostre ma anche delle singole opere che proponiamo. Possiamo dire che la nostra galleria è da sempre stata seguita dalla critica e abbiamo ottimi rapporti con tutti, da Achille Bonito Oliva ad Angelo Capasso, da Lorenzo Canova a Gianluca Marziani.
Quanto al discorso sul collezionismo, insistiamo e non demordiamo nell’idea di voler formare un collezionista consapevole della ricerca artistica, storica e attuale, e non appiattito da certi dettami puramente di mercato che in tempi di crisi sono ancora più facili ad attecchire e diffondersi. Il collezionista deve essere, come il gallerista, consapevole delle scelte, deve essere informato, deve voler conoscere, prima di acquisire. Purtroppo oggi i mezzi attraverso i quali l’arte “arriva” al pubblico e ai collezionisti sono incontrollati e spesso assolutamente privi di serietà e professionalità. La galleria può essere un luogo dove riscoprire il piacere di guardare, fermarsi, e riflettere sull’opera d’arte, di ieri e di oggi. Per questo, con una certa provocazione, pensiamo che anche un bel Caravaggio, qui dentro, non ci starebbe male…

De Crescenzo & Viesti Galleria d’Arte Contemporanea
Via Ferdinando di Savoia 2 Roma
Info:
+39 06 95226414/5

www.decrescenzoeviesti.com
Inaugurazione mercoledì 30 novembre dalle ore 18.00

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