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MILANO | Avantgarden Gallery | 14 maggio – 24 giugno 2013

Intervista a MASSIMO GURNARI di Francesca Caputo

Negli spazi di Avantgarden Gallery, è di scena Easy money, Easy life, personale di Massimo Gurnari, tra atmosfere vintage molto vicine ai noir anni ’40, al linguaggio cinematografico dei polizieschi anni ’70, così come ai codici del mondo rapper.
Con il consueto approccio ironico e graffiante, riflette su aspetti e avidità dell’attuale società, dominata dall’eccesso di valore – culturale, sociale ed etico – attribuito al denaro; vera e propria ossessione dell’età contemporanea. Mostrando potere e limitazioni alla libertà d’espressione, generate dai soldi.
Calandosi nei panni di un fuorilegge, con tanto di stamperia clandestina e serigrafie a tiratura limitata, Gurnari svela le diverse sfumature di chi si pone ai limiti della società e le differenti anime del suo lavoro. Un immaginario eterogeneo che tesse uno stretto rapporto tra arte e realtà, in una feconda mescolanza di generi e linguaggi.

Partiamo da Easy money, Easy life. Come mai hai scelto questo titolo?
Il titolo è preso da un pezzo del rapper francese Booba. In realtà lui lo scrive così: Izy Money Izy Life.

La mostra solleva, con ironia, questioni etiche e morali. Come hai concepito questo progetto?
È il proseguimento di una serie di mostre e attività collaterali che hanno come filo conduttore il denaro. La precedente mostra, tenutasi alla galleria AREA/B di Milano, si intitolava: Live Fast Get Rich.
Il denaro è una tematica che mi sta molto a cuore, dò molta importanza alla presenza del denaro nella mia ed altrui vita.

Seguendo quali criteri hai scelto le icone dei ritratti? E quali interazioni volevi attivare con le raffigurazione di interni domestici?
Ho scelto di ritrarre determinate icone sia per la loro storia personale/politica sia per un fatto puramente estetico/emotivo, come per la nostra vecchia moneta.
La decisione di abbinare i ritratti agli interni miseri, segnali di una chiara provenienza, mi è servita per accentuare a doppio senso sia il potere sia la povertà, ognuno doveva far risaltare l’altra.

L’apertura della mostra è stata anticipata da un teaser virale, in cui appari come un eroico fuorilegge. Un mood alla base anche della performance. Ci racconti queste due esperienze? Cosa rappresenta per te l’imaginario del bandito, è legato al tuo approccio nei confronti dell’arte?
Il teaser e la performance erano sicuramente collegati… il camuffamento dell’immagine è una cosa che mi interessa perché accentua la volontà di chi guarda a stare attento a tutto e ad imprimersi la mia faccia una volta senza…
La questione del fuorilegge è stata un pretesto per raccontare storie vere, realmente accadute. Non mi sento un fuorilegge nell’arte ma più uno showman… ecco io sono l’Andy Kaufman dell’arte e vi sfido a wrestling, in una battaglia impari, a mio favore, nel Pop.

La tua arte connette persone, campi e linguaggi differenti, che coincidono con i tuoi interessi, le tue esperienze vissute, travalicando gli ambiti tradizionali dell’arte…
In effetti, è così. Sono sempre stato orientato dall’ibridazione di più campi ed amo coinvolgere amici e professionisti nei miei progetti, ognuno a seconda delle sue peculiarità. Credo di essere la perfetta incarnazione dello spirito Pop e adotto spesso un approccio multidisciplinare e sconfinante in vari settori, come arte convenzionale, moda, musica, tattoo ecc… forse sono uno dei pochissimi italiani che lo fa seriamente a 360 gradi.
Sì, decisamente, se parliamo di Pop come lo intendono gli americani, sono uno dei più concreti che personifica l’idea di interazione a tutto tondo.

Il tuo è un processo creativo particolarmente curioso e aperto agli sconfinamenti. Hai lavorato su ogni genere di oggetto e merchandising…
Sono un artista (detesto questa parola che riempie la bocca di troppi) che ha avuto un’escalation di visibilità e varietà di progetti concentrata soprattutto negli ultimi 2/3 anni. A differenza di altri che sono crollati sotto la crisi, perché topi da studio, io ho semplicemente assecondato la mia natura… quella di voler essere riconoscibile, farlo in tutti i campi in cui posso interagire e a tutti i costi. Tutti i supporti e le modalità con cui l’ho fatto, hanno avuto da parte mia la stessa dose di impegno nell’esecuzione e nella promozione delle persone che lavorano con me per un progetto comune. Spesso gli italiani purtroppo non hanno capito che invece di fare i lupi solitari, forse soprattutto ora, è esponenzialmente più produttivo convogliare le forze.

Hai un profondo legame con il mondo della musica, in particolare il rap. Ci racconti con quali musicisti hai collaborato sino ad oggi?
Ho sempre ascoltato prevalentemente rap. Ho iniziato nel ’94/’95, passando dai Casino Royale a Neffa, dai 99 Posse agli EPMD, Run-D.M.C. e Wu Tang Klan, sino ad oggi coi Club Dogo, Marracash, Ensi, Salmo, Entics, Vacca, Fedez, Noyz ed altri.
Ho iniziato realizzando la copertina di un mixtape per Vacca. Poi in realtà mi sono fermato e ho ripreso partecipando a videoclip dei Club Dogo e di Marracash. Alcuni di loro sono miei collezionisti ed altri li ho tatuati… Di recente è uscito il libro, JOVANOTTI. Mai dentro mai fuori, che contiene una valanga di miei lavori.
La mia vita è intrisa di rap e il mio live fast è spesso cantato da molti di loro… ecco, forse ho un approccio più da rapper che da “artista” nei confronti del mondo dell’arte.

Quali i tuoi progetti futuri?
Vorrei ampliare considerevolmente il giro di progetti collaterali alla pittura, accrescere il giro di persone coinvolte e fare una vagonata di soldi!

PS: Spero mi odierete in tanti dopo questa intervista… mentre state col culo a terra!

Massimo Gurnari. Easy Money Easy Life
a cura di Igor Zanti

14 maggio – 24 giugno 2013

Avantgarden Gallery
Via Cadolini 29,
 Milano

Orari: dal martedì al venerdì 13.00-19.00; sabato 15.00-19.00

Info: +39 340 3513709
avantgardengallery@gmail.com
www.avantgardengallery.com

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