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MILANO | Fondazione Carriero | Fino al 24 giugno 2018

di MATTEO GALBIATI

Non basta solo la superlativa cornice della storica Casa Parravicini di Milano, sede della Fondazione Carriero, a qualificarne i progetti espositivi, ma concorre, in misura maggiore, la qualità scientifica delle mostre qui allestite che, integrandosi perfettamente con la suggestione dei suoi ambienti, fornisce al pubblico sempre importanti occasioni di lettura e ricognizione sui lavori e le ricerche dei grandi maestri del contemporaneo.

Sol LeWitt, Between the Lines, veduta della mostra (Wall Drawing #51: All architectural points connected by straight lines, 1970), Fondazione Carriero, Milano Foto Agostino Osio Courtesy Estate of Sol LeWitt e Fondazione Carriero

Sol LeWitt, Between the Lines, veduta della mostra (Wall Drawing #51: All architectural points connected by straight lines, 1970), Fondazione Carriero, Milano Foto Agostino Osio Courtesy Estate of Sol LeWitt e Fondazione Carriero

Il protagonista di questa nuova analisi è Sol LeWit (1928-2007) che, a dieci anni della sua scomparsa, è oggetto di una rilettura della sua poetica, vista e analizzata attraverso i suoi momenti maggiormente significanti, con opere che, grazie alla preziosa collaborazione della Estate of Sol LeWitt, forniscono un dettagliato spaccato dei principali momenti del suo processo creativo e ideativo.
Grazie alle intuizioni di Francesco Stocchi e al contributo di Rem Koolhaas, per la prima volta in veste di curatore, la monumentalità silenziosa dell’artista americano emerge in tutta la sua prorompente dinamicità, pur controllata da una logica rigorosa e attenta, caratteristica, rispettosa di quel dialogo con il luogo-ambiente dello spazio in cui i suoi lavori si inseriscono.
Le opere selezionate, che rispecchiano l’intero arco della sua ricerca, testimoniano proprio questa attitudine a caricare di nuovo senso non solo la propria essenza, ma anche a sollecitare il sodalizio con gli spazi della loro visone in una prospettiva che è capace di esorcizzare e rivisitare il concetto stesso di site-specific, tanto ridondante, quanto spesso pretestuoso e inefficace.

Sol LeWitt, Between the Lines, veduta della mostra (Wall Drawing #1104: All combinations of lines in four directions. Lines do not have to be drawn straight (with a ruler), 2003), Fondazione Carriero, Milano Foto Agostino Osio Courtesy Estate of Sol LeWitt e Fondazione Carriero

Sol LeWitt, Between the Lines, veduta della mostra (Wall Drawing #1104: All combinations of lines in four directions. Lines do not have to be drawn straight (with a ruler), 2003), Fondazione Carriero, Milano Foto Agostino Osio Courtesy Estate of Sol LeWitt e Fondazione Carriero

Volumi e linee si propongono come testimonianza di un fare che, inglobando la dimensione architettonica nella piena contestualizzazione dell’arte, lascia affiorare il principio astratto, il significante remoto che le ha generate e suscitate. La loro presenza serve per spostare altrove il pensiero, rendendolo capace di identificare altre dimensioni più profonde di quella contingente e sensibile che le ha scaturite.
Sala dopo sala, tra ambienti ricostruiti e la storia dei saloni del palazzo, si susseguono capolavori che fanno vibrare il pronunciamento di LeWit spingendo l’osservazione dello spettatore a muoversi continuamente tra la bidimensionalità e la tridimensionalità, tra opere scultoreo-ambientali e wall drowing e wall painting che invadono direttamente sulla parete. Tra monocromia e colorazioni minime il fare moltiplicatore, replicabile e commutabile dell’artista rivive attestando il prevalere iconico del principio primo dell’idea sul “saper fare” con cui si erano sempre valutati i meriti del genio degli artisti.

Sol LeWitt, Between the Lines, veduta della mostra (Floor Structure (Well), 1963; Untitled (B3 Model), 1966; Early Wood Structure, 1962 circa), Fondazione Carriero, Milano Foto Agostino Osio Courtesy LeWitt Collection, Chester, CT; Collection Paula Cooper, New York; Estate of Sol LeWitt e Pace Gallery; Fondazione Carriero

Sol LeWitt, Between the Lines, veduta della mostra (Floor Structure (Well), 1963; Untitled (B3 Model), 1966; Early Wood Structure, 1962 circa), Fondazione Carriero, Milano Foto Agostino Osio Courtesy LeWitt Collection, Chester, CT; Collection Paula Cooper, New York; Estate of Sol LeWitt e Pace Gallery; Fondazione Carriero

Qui sta la radice “concettuale” di cui proprio LeWitt fu artefice e teorizzatore: la progettualità e la sua conseguente definizione spetta all’artista che, salvaguardando lo schema prefigurato, può demandarne l’esecuzione e la realizzazione effettive ad altri in un numero infinito di volte.
La sua rivoluzione vale e vive ancora oggi e, proprio grazie ai suoi insegnamenti, diverse generazioni di artisti hanno potuto cogliere il senso di una libera espressione del dire e del fare. Nella mostra di Milano si vive la bellezza di questa decisa linea di pensiero dove libertà e osservanza alle regole convivono in spazi capaci di definire la precisione, senza sconfinare nella retorica di certa spettacolarizzazione, dell’animo di questo artista e delle sue affascinanti “invenzioni” che attraversano il tempo e gli spazi mantenendo integro il loro spirito (ancor oggi) rinnovabile.

Sol LeWitt. Between the Lines
a cura di Francesco Stocchi e Rem Koolhaas
in stretta collaborazione con l’Estate of Sol LeWitt
catalogo Koenig Books con testi di Francesco Stocchi, Rem Koolhaas e Adachiara Zevi

17 novembre 2017 – 24 giugno 2018

Fondazione Carriero
Via Cino del Duca 4, Milano

Orari: tutti i giorni ore 11.00-18.00; chiuso la domenica
Ingresso libero

Info: +39 02 36747039
info@fondazionecarriero.org
www.fondazionecarriero.org

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