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INTERVISTA A SIMONE FERRARINI E MARIA CRISTINA STRATI
di Viviana Siviero

TORINO | Fusion Art Gallery
21 ottobre – 25 novembre 2011

I buoni e i cattivi: un album di Bennato, una canzone di Pino Daniele, un libro che parla di batteri; da oggi anche la nuova personale di Simone Ferrarini, firmata da Maria Cristina Strati e presentata da Fusion Art Gallery di Torino. Il giovane e geniale artista emiliano, vero e proprio creatore di idee che generalmente vengono realizzate attraverso un pennello vigoroso, rapido e caparbio, questa volta le opere le appende al soffitto; 16 tele di grandi dimensioni, per un’esposizione da cui dobbiamo aspettarci di tutto. A partire dal ritratto di Marcello Micheluzzi, ricordato (da pochi) come bandito ma anche inventore della sega circolare, per passare attraverso miti del cinema, della musica e dell’arte, tesi fra il chiaro e lo scuro dello sfondo e dei quali è impossibile affermare con certezza se appartengano ad uno schieramento oppure ad un altro perché, come è noto e come afferma l’assioma della mostra: “non tutto è come sembra!”

Viviana Siviero: Maria Cristina Strati, ci racconti la mostra per filo e per segno?
Maria Cristina Strati:
No che non te la racconto! Vieni, anzi venite a vederla… è una mostra spettacolare. Ti dico solo questo. Stavo notando proprio adesso come negli ultimi mesi a Torino hanno inaugurato almeno cinque mostre sul tema del nero, del buio, del male e del nulla. Tutte nello stesso momento. Ecco, no. In questo caso è tutta un’altra faccenda. Questa è una ventata di energia.

Simone Ferrarini, ci racconti la mostra e ci parli del significato rinnovato della pittura che emerge dalla tua poetica?
Simone Ferrarini: La mostra si pone come ci fossero due vecchi che se ne stanno seduti davanti al bar a giudicare tutti quelli che passano e dicono ad esempio: «la Strati e la Siviero? Quelle lì son due “tipe” stravaganti, non sono mica tanto delle brave ragazze?». Ed è importante visitare la mostra con questo stesso spirito, severo, attento e pettegolo.

Maria Cristina, cosa fa Ferrarini, come lo fa e perché?
Dipinge, ha idee. Lo fa bene. Perché lo faccia non lo so, ma lo fa per fortuna!

Ferrarini, cosa fai, come lo fai e perché?
Per quanto riguarda la pittura non faccio che fare quello che faccio dall’età di due anni: pitturo come mi viene; il livello celebrale è rimasto quello, con il risultato che non ho alcuna preoccupazione rispetto all’effetto pittorico e posso concentrarmi su quello che racconto.

Maria Cristina chi sono i cattivi?
I buoni. O no? Aspetta, adesso mi confondo anche io…

Ferrarini chi sono i buoni?
Quelli più arrabbiati e quindi i cattivi.

Maria Cristina ci dici qualcosa di Ferrarini dopo aver condiviso con noi le tue idee sul ruolo dei giovani artisti in Italia?
Beh, Ferrarini non è mica giovanissimo…

Ferrarini che cosa ci dici dell’oggi e della sua morfologia attraverso il tuo medium? Perché dovremmo venire a vedere la mostra? Ci dici qualcosa di Maria Cristina dopo aver condiviso con noi le tue idee sul ruolo dei giovani curatori in Italia?
Sono cresciuto in una terra dove i buoni e i cattivi (comunisti e/o democristiani) si trovavano in piazza per litigare ferocemente mentre consumavano un bianchino insieme e, ovviamente, litigavano anche perché uno voleva offrirlo assolutamente all’altro. Il mio piccolo medium vuole riproporre questa contrapposizione da piazza che oggi si è trasferita sui grandi media perdendo l’aspetto più sano: discutere e conoscere. Al visitatore chiedo di venire giù, in piazza, a farsi una sana litigata. La curatrice, al di là della mostra, sta tentando (forse inconsapevolmente) di trasmettermi l’amore per l’arte, cosa fondamentale per costruire e innovare.

Maria Cristina quali sono le tue linee curatoriali, cosa ti ha portato a scegliere Ferrarini per gli spazi della Fusion e come hai accordato il suo animo col genius loci che lo ospiterà?
Di solito scelgo artisti che hanno un progetto e una personalità definita: mi piace lavorare insieme alle persone e su idee originali, autentiche, e potermi confrontare. Non sempre è possibile, ma in questo caso lo è stato. Grazie a Walter Vallini, il gallerista, alla Fusion sapevo di avere libertà espressiva in ogni senso, fuori anche da certe rigidità proprie del sistema dell’arte, quindi ho pensato che fosse il luogo ideale per fare qualcosa con un artista libero come Simone.

Ferrarini, l’allestimento sarà buono o cattivo? Ci spieghi dove saranno collocate le opere?
L’allestimento sarà ovviamente cattivo: ho sradicato le tende della galleria e le ho utilizzate per dipingervi sopra; fatto questo non le abbiamo rimesse naturalmente al loro posto, ma fatte calare dal soffitto in modo da stravolgere lo spazio e costringere l’osservatore a mischiarsi tra i buoni e i cattivi.

Maria Cristina come è nato “l’effetto soffitto”?
Mentre studiavamo l’allestimento non riuscivo a togliermi di mente l’opera di Martin Creed del 2002 (credo) A large piece of furniture partially obstructing a door… tanto per intenderci sull’effetto che abbiamo voluto creare!

Per entrambi: progetti per il futuro? E quelli della galleria?
Maria Cristina Strati: Il mio sogno sarebbe aprire una pasticceria, ma costa troppo, oppure scrivere favole, che non costa niente, ma non paga nemmeno! Quindi per il momento ho solo diversi progetti di mostre e altre cose in ambito artistico, sia con Fusion sia con altri spazi espositivi.
Simone Ferrarini:
Spero di riuscire a realizzare entro l’autunno il video/animazione per una canzone su “la sbronza dainformazione” del cantautore Luca Serio Bertolini.

Simone Ferrarini – I buoni e i cattivi. Non tutto è come sembra
A cura di Maria Cristina Strati
Fusion Art Gallery
Piazza Peyron 9/g, Torino
Info: +39 335 6398351
info@fusiongallery.it
21 ottobre – 25 novembre 2011

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