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MILANO | Otto Zoo | 7 ottobre – 30 novembre 2013

di MATTEO GALBIATI

Coraggiosa. Possiamo a volte – in realtà molte meno di quelle che vorremmo – utilizzare questa attribuzione per definire una mostra. E ci piace utilizzare, sottolineandolo, questo attributo soprattutto se la mostra in questione è quella di un giovane artista.
Quella che Serena Vestrucci (1986) presenta a Milano è questo: il coraggioso tentativo di offrire al pubblico la pienezza concreta della sua poetica e ricerca tentando di far pensare. Senza interferenze, senza compromessi, senza accondiscendenza. Una mostra diretta, schietta, essenziale. Come la sua autrice, determinata e sicura dell’orientamento del proprio sguardo, con la maturità di saper cogliere anche il dubbio come una parte necessaria e comprovante il proprio cammino. Una mostra pensata e su cui pensare.
Non si aspetti il possibile visitatore un’esposizione colma di lavori, come quelle tipiche dei giovani, dove l’ansia di mostrare opere prevale sulla logica del percorso espositivo: con coraggio Serena – supportata dalla sua gallerista, Francesca Guerrizio, per la quale vale l’attributo “coraggiosa” per il sostegno con il quale ha supportato il progetto senza pensare troppo alle logiche distorte e spesso fuorvianti del mercato – ha optato solo per tre lavori che si collocano in ciascuno degli ambienti della galleria. Tre lavori strettamente connessi tra di loro, allo spazio dell’intervento, alla dialettica della reciproca lettura.
All’ingresso s’incontrano gli intensi Ritagli di tempo, piccole risme di fogli intagliati, pagine mute e silenziose, ma sature e dense di memorie, che costituiscono il quaderno di viaggio. Composte giorno per giorno durante la sua estate, sono tempo suddiviso in istanti, immagini scavate – o scovate – andando nel profondo, togliendo materia, ricercando una dimensione che non si limitata solo a quella spazio-temporale, ma si accende anche di quella di senso, cercandolo oltre la superficie nitida e immacolata del foglio colorato. Rimane l’evocazione lontana di un segno invisibile, esito unico di un gesto ormai assente.

Poi lo stupore ci accoglie con la seconda – ripetiamo il termine – coraggiosa opera: Strappo alla regola. Un’enorme tela che, con 85 metri quadrati di tessuto, si estende per tutta la superficie della sala grande della galleria. Una volta celeste composta da bandiere dell’Unione Europea, rese frammenti e pazientemente ricucite. Una bandiera, un simbolo che, nella franta ricomposizione, perde il suo valore semantico. Perdita che diviene la conquista di infiniti altri: con la storia del luogo (ex magazzino di stoffe), con l’idea di volta celeste, con il senso di ritrovata unità che rappresenta, con il desiderio di infinito in rapporto al finito…

Poi Collezione di dubbi d’artista, 600 scritte apposte sulle pareti del magazzino, che si fa presenza del suo lavoro tra quelli degli altri artisti della galleria. Un esserci silente e discreto, con cui Vestrucci enuncia, come appunti necessari, i suoi pensieri, le sue considerazioni. I dubbi. Gesto acuto di chi ben comprende che la ricerca non sta nella tesi, ma nella ricchezza delle ipotesi che la governano.
Serena Vestrucci come artista pare sempre fare un passo indietro nei suoi lavori, non li prevarica, perché sa il potere assoluto che hanno le immagini libere. Lo fa con il coraggio di chi, intelligentemente, è conscio che, per vedere, non basta limitarsi a guardare o accontentarsi di osservare fuggevolmente, ma diventa necessario pensare e riflettere. Ma per questo non definiamo il suo lavoro semplicemente come “concettuale”. 

Serena Vestrucci. I eat lunch between two highways 

7 ottobre – 30 novembre 2013

Otto Zoo
via Vigevano 8, Milano

Orari: mercoledi-sabato 14.00-19.00

Info: +39 02 36535196
info@ottozoo.com
www.ottozoo.com

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